Nata dall’idea della neuropsichiatra Carmela Bravaccio per combattere il calo dell’attenzione, LockBox è l’app che trasforma il tempo senza smartphone in premi reali. Nella prima settimana di sperimentazione recuperate quattro ore di studio al giorno
Un’applicazione che premia chi disattiva le applicazioni: non è un gioco di parole, ma è LockBox, promossa e lanciata a maggio dall’Università degli Studi Federico II di Napoli. L’idea è semplice, ma l’impresa è ardua: aiutare gli studenti a restare concentrati durante il tempo dello studio, resistendo alla distrazione dei social e della rete.
E chi più si disconnette, più vince: veri e propri premi, utili per accompagnare la formazione degli studenti e accrescere la loro cultura, come libri, abbonamenti in palestra, biglietti per cinema ed eventi, esperienze e viaggi.
Partecipare è facile: basta scaricare l’app, selezionare le applicazioni da bloccare e avviare così una sessione di disconnessione, durante la quale si accumuleranno monete (naturalmente digitali) in proporzione al tempo trascorso senza distrazioni.
Tre le modalità tra cui lo studente potrà scegliere: la “Hard Mode”, consente solo chiamate e sms, e dà diritto a 60 monete ogni ora; nella modalità “Music Mode” è possibile ascoltare musica durante lo studio, totalizzando 50 monete l’ora; infine, in modalità “Easy Mode”, si può personalizzare la scelta delle app da bloccare, ma il numero di monete scende a 5 ogni ora.
Le monete servono non solo ad aggiudicarsi i premi messi a disposizione da partner convenzionati, ma anche a certificare l’acquisizione di competenze trasversali: una volta totalizzate 1.500 monete – pari a circa 25 ore complessive di disconnessione -, lo studente potrà infatti richiedere l’Open Badge “Benessere Digitale”, rilasciato dalla piattaforma Bestr, che potrà essere inserito nel curriculum vitae e nei profili professionali online. A volere fortemente il progetto è stata la professoressa Carmela Bravaccio, docente di Neuropsichiatria infantile presso l’Ateneo napoletano.

Professoressa, come nasce l’iniziativa?
Dalla necessità di affrontare il calo della soglia dell’attenzione causato dall’iperconnessione. Osservando gli studenti sia nelle aule studio che durante i momenti di pausa, soprattutto in questi ultimi anni, abbiamo riscontrato che molti trascorrono tanto tempo in attività di ‘scrolling’ (scorrimento di testi/immagini sullo schermo di monitor, ndr) passivo, spesso iniziato “solo per un secondo” ma che si protrae per decine di minuti, influendo anche sulle relazioni interpersonali. Gli studenti stessi ci hanno riferito di avere in aula una minore concentrazione, perché il pensiero era sempre quello di maneggiare il telefonino per vedere notifiche o scrollare sui social.
Che problemi crea, negli studenti e nel loro percorso di formazione, l’uso improprio delle tecnologie? E quando può dirsi improprio?
L’uso ‘improprio’ può definirsi tale quando lo strumento digitale non è più un supporto, ma un elemento di schiavitù psicologica. Crea innanzitutto problemi formativi, con una distrazione continua durante le sessioni di studio, frammentando l’apprendimento. Peggiora anche il benessere psicologico, perché può portare a una vera e propria dipendenza digitale che influisce sulla salute mentale e sulla capacità di interagire socialmente nel mondo reale.
Gli studenti hanno partecipato all’elaborazione di questa app? Che eventuale apporto hanno dato?
LockBox è stata fondata e sviluppata da giovani imprenditori proprio per i loro coetanei. Abbiamo lavorato con loro diversi mesi, anche insieme agli studenti, per personalizzare l’app sulle esigenze della comunità federiciana; contributi sulle modalità di utilizzo (come la “Hard Mode” o la “Music Mode”) e il sistema di gamification basato su premi reali, hanno reso il tutto maggiormente stimolante. Proprio questo lavorare insieme ha permesso anche a questi giovani imprenditori di mettere a disposizione degli stage per i nostri studenti, dando così ulteriori opportunità per l’inserimento nel mondo del lavoro.
Ritenete che questa iniziativa potrà favorire una migliore regolazione degli studenti nell’uso delle tecnologie? Quali sono le vostre aspettative?
L’aspettativa principale è trasformare la disconnessione in una competenza trasversale. L’obiettivo finale è quello di favorire un utilizzo più sano e consapevole, permettendo agli studenti di riprendere il controllo della propria vita digitale e migliorare la qualità del tempo dedicato alla formazione.
L’app è stata lanciata da poco. Siete già in grado di dire se stia suscitando l’interesse degli studenti?
L’attrattiva dei premi concreti (libri, palestre, cinema, viaggi) sta spingendo molti studenti a scaricare l’app per testare la propria capacità di disconnessione. Ad appena una settimana dal lancio abbiamo avuto 2.307 studenti che si sono autenticati, 10.573 ore in cui sono stati disconnessi, con una media per studente di tempo recuperato di circa 4 ore al giorno. Ci riteniamo più che soddisfatti.
Per qualsiasi informazione aggiuntiva o per assistenza è possibile scrivere a prorettore@unina.it
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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