La primatista romana delle Fiamme Gialle svela i segreti del salto con l’asta. «Volevano che smettessi ma ho vinto grazie a umiltà e caparbietà»
Sono pochi gli sport che ti danno la sensazione di volare. Tra questi c’è una delle specialità più spettacolari dell’atletica leggera: il salto con l’asta. Occorrono muscoli, velocità, agilità e doti acrobatiche di rilievo, necessarie per superare l’ostacolo posto a diversi metri da terra, grazie alla spinta elastica prodotta dall’asta. Dalla fine dell’800 queste doti hanno fatto di questa disciplina una prerogativa maschile e gli atleti migliori realizzano oggi misure superiori ai sei metri. Dal 2000 anche le ragazze si cimentano in questo sport con risultati di rilievo: il record mondiale ha superato da poco i cinque metri. Tra le migliori atlete italiane c’è la romana Sonia Malavisi, del gruppo delle Fiamme Gialle, più volte campionessa italiana, che ha un personale di 4.52 metri, realizzato il 19 giugno 2024 al Meeting di Nembro, tornando a migliorarsi dopo otto anni, tra infortuni, stop e riprese. Oggi Sonia, 31 anni, laureatasi nel frattempo in Scienze economiche, continua a gareggiare e ad amare il salto con l’asta.
Sonia, come è stato il suo ingresso nel mondo dell’atletica leggera?
In effetti, io sono partita dalla ginnastica artistica, che ho praticato per sette anni, grazie a mia madre che è stata insegnante di questo sport. Poi, a causa dell’altezza, cresciuta dopo l’adolescenza, ho cominciato ad avere qualche difficoltà. In questa disciplina si riesce meglio se non si è troppo alti, mentre nel salto con l’asta può essere un vantaggio. Un giorno, guardando in televisione la campionessa e primatista mondiale di questo sport, Elena Isimbaeva, mi incuriosii. Avevo saputo che anche questa splendida atleta veniva dalla ginnastica. E allora ho voluto provare.
Qual è stato il passo successivo?
Ho cominciato ad allenarmi e a praticare il salto con l’asta. Mi sono appassionata, tanto che, nei primi cinque anni di attività, sono riuscita ad ottenere costanti miglioramenti. Oggi amo ancora la ginnastica artistica, ma anche il mio sport che richiede doti diverse: concentrazione, sforzo fisico, mentale e una tecnica particolare.
Come si arriva ai massimi livelli?
Il salto con l’asta è uno sport completo, in cui tutta la muscolatura deve essere bene allenata. Occorre velocità, quindi gambe per la rincorsa, forza e potenza nelle braccia per portare in corsa un’asta, che pesa qualche chilo, e per slanciarsi oltre l’asticella.
Più di altre discipline dell’atletica, occorre avere una forza mentale particolare, come hai accennato?
Sì, il tutto va rapportato all’asta, che è l’attrezzo che consente di superare altezze che solo con il corpo sarebbe impossibile affrontare. In allenamento non è possibile replicare quanto poi avverrà in gara. Succede che, ad esempio, per migliorare la tua performance, sei costretta ad usare un’asta più dura per avere una risposta elastica migliore, ma vai a confrontarti con un attrezzo che casomai stai usando per la prima volta. E questo richiede una concentrazione, una capacità di adattarsi e una preparazione massime, perché rispetto alla corsa, dove sai il risultato ottenuto solo alla fine della prestazione, nell’asta sai già qual è l’obiettivo che stai per ottenere o fallire.
La sua carriera è stata costellata da successi, ma anche da infortuni. Come li ha affrontati?
Nel 2017 ho accusato una frattura da stress della tibia, che non mi ha consentito di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 2021. Proprio in quell’anno ho deciso di operarmi, ma purtroppo senza risolvere molto. A quel punto ho cambiato l’approccio da fisico a mentale. Volevo partecipare ai Campionati Europei di Atletica Leggera di Roma nel 2024. Allo Stadio Olimpico, nonostante le difficoltà – mai superate del tutto – sono riuscita a ottenere un buon risultato.
Come un’atleta, accetta il fatto che, nonostante il massimo impegno in allenamento e in gara, poi non si riescano ad ottenere i risultati programmati e sperati, spesso proprio a causa di guai fisici?
Molti mi hanno consigliato di smettere l’attività agonistica quando ho avuto l’infortunio, ma io non ho mai pensato di lasciare, neanche quando dopo l’operazione sono stata di fatto ferma per un anno. Mi sono attaccata, grazie all’aiuto di allenatori capaci, alle piccole soddisfazioni, come potevano essere il riprendere da capo la preparazione, fare un allenamento completo senza problemi, partecipare a qualche gara. E questo, per un’atleta come me che aveva già fatto le Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, non è stato facile. È stato un insieme di resilienza, caparbietà e umiltà. Oggi gareggio perché provo gioia, divertimento e soddisfazione nel saltare.
In questo percorso “a ostacoli” come l’hanno aiutata altre atlete della sua disciplina, amiche e, allo stesso tempo, avversarie?
Con diverse di loro si è instaurata una vera e propria amicizia, tanto che si riesce a provare soddisfazione dei buoni risultati altrui anche se causano la tua sconfitta. Mi sono state molto vicino nei momenti di difficoltà. È il bello dello sport, che in generale ti regala antagonismo ai massimi livelli, ma anche affetti che porterai avanti per tutta la vita. Lo sport è meraviglioso quando diventa una gara di umanità.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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