Fondato da un sound artist britannico, il progetto crea una mappa sonora globale dove chiunque può contribuire a raccontare i luoghi attraverso l’ascolto
Dal frastuono della stazione Grand Central di New York ai canti tradizionali dei pescatori sul Lago Turkana, dal rumore dei centri dati informatici a Birmingham ai canti spirituali nei templi di Nuova Taipei. Fino al ronzio dei motori dei vaporetti a Venezia e alle spiagge del Mediterraneo. C’è un modo diverso di scoprire il mondo, che non passa per gli occhi ma attraverso le orecchie. È Cities and Memory, il progetto ideato dal sound artist britannico Stuart Fowkes: un atlante fatto di voci, rumori, silenzi. Un invito ad ascoltare il mondo piuttosto che solo a guardarlo. Gli artisti utilizzano le registrazioni sul campo come fonte di ispirazione per creare composizioni inedite, dando vita a un mondo sonoro alternativo e immaginario tutto da esplorare. La partecipazione è aperta a chiunque desideri contribuire con una registrazione ambientale o una propria composizione. L’ascoltatore può scegliere di esplorare i luoghi attraverso i loro suoni reali, immergersi nelle versioni reinterpretate di ciò che quei posti potrebbero essere, oppure passare liberamente da un universo sonoro all’altro.
La storia del progetto
Fowkes ha lanciato il progetto nel 2015, mosso da una passione personale per le registrazioni ambientali e la geografia. Ha iniziato con una registrazione effettuata sotto un ponte vicino a Oxford, ma l’idea è cresciuta fino a diventare una piattaforma internazionale aperta a chiunque voglia partecipare. Oggi Cities and Memory riunisce oltre 8.000 registrazioni provenienti da 140 paesi e territori, realizzate da più di 2.500 artisti. Non si tratta di musicisti affermati o tecnici specializzati: la piattaforma accoglie fonici professionisti insieme a persone che registrano con lo smartphone durante una passeggiata. Questa eterogeneità deliberata rappresenta uno dei punti di forza del progetto. Il contributo di tutti diventa materiale per una memoria collettiva, dove nessuna voce è più importante di un’altra, ma tutte insieme compongono un quadro complesso della realtà contemporanea.
Un archivio per sperimentare
Il meccanismo che rende Cities and Memory così affascinante è il suo sistema di reinterpretazione. Ogni registrazione originale non rimane isolata, ma viene affiancata da una versione “reimaginata” creata da un artista. Il clamore di Grand Central a New York può trasformarsi in una composizione ambient; il canto dei pescatori sul lago Turkana potrebbe diventare la base di un brano di musica contemporanea. Questo dialogo tra documento e interpretazione, tra archivio e arte, fa sì che il paesaggio sonoro non sia mai un oggetto statico, ma qualcosa in continua evoluzione. Come afferma lo stesso Fowkes: “Cities and Memory unisce il mondo delle registrazioni sul campo, della sound art e della composizione per creare una nuova forma di ascolto. Gli artisti lavorano per creare composizioni inedite, costruendo un mondo sonoro alternativo da esplorare”. Questa descrizione cattura perfettamente la doppia natura del progetto: è al tempo stesso un archivio affidabile e uno spazio di sperimentazione artistica.
Il patrimonio UNESCO
All’interno di Cities and Memory si trova la sezione Sonic Heritage, dedicata ai siti patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO. Qui si trovano i suoni dei templi buddhisti di Kathmandu, il riverbero all’interno del Taj Mahal, il fruscio della folla in piazza San Marco a Venezia. Ma anche testimonianze di pratiche culturali immateriali: i canti tradizionali, le danze folcloristiche, i rituali che caratterizzano diversi popoli. Quando si parla di conservazione del patrimonio, il focus cade quasi sempre sugli edifici, sui manufatti, sugli elementi visibili. Ma un monumento non è importante solo per come appare: è importante anche per come suona. Una basilica medievale ha un’acustica particolare, uno spazio vuoto produce echi specifici, una manifestazione religiosa genera un’armonia sonora che è parte della sua identità. Cities and Memory invita a considerare questa dimensione trascurata.
Il suono dell’umanità dolente
Il progetto tocca anche temi di grande rilevanza contemporanea. Nelle collezioni dedicate alle proteste sociali, alla migrazione, ai conflitti, il suono diventa una forma di testimonianza. Un coro di voci in piazza durante una manifestazione, il brusio ansimante di una stazione ferroviaria, il rumore di un confine non sono semplici sfondi sonori: sono documenti di una storia in corso. Ascoltarli significa riconoscere che il cambiamento sociale produce una sua impronta acustica, che il conflitto ha un suono, che l’esperienza umana nei momenti cruciali si manifesta anche attraverso rumori e voci.
Memoria e ascolto
Uno degli aspetti più interessanti di questo progetto è la capacità di farci ripensare al rapporto tra memoria e percezione. Il suono ha la particolarità di attivare la memoria in modo diverso rispetto all’immagine. Sentire il rumore di una stazione ferroviaria può riportarci a una partenza, una separazione, un nuovo inizio. L’acustica di una chiesa può evocare sentimenti legati alla spiritualità o alla tradizione. In questo senso, le registrazioni non sono semplici documenti, ma trigger emotivi che collegano il presente al passato personale e collettivo. Anche il concetto di “remix” acquista una nuova rilevanza in questo contesto. Quando un artista reinterpreta una registrazione originale, non la sta semplicemente modificando: la sta rilocalizzando in uno spazio immaginario diverso. La trasforma da testimonianza in creazione, da archivio in arte. Questo processo ricorda come la memoria stessa funziona nella nostra mente: non è una registrazione fedele, ma una continua rielaborazione, una reinterpretazione costante dei fatti passati.
La risposta al turismo contemporaneo
Il progetto è accessibile a tutti. Chiunque può contribuire caricando una registrazione o creando una reinterpretazione artistica. Non ci sono barriere di competenza o accesso a strumenti costosi. Questo approccio ha permesso di assemblare una comunità globale incredibilmente variegata: dai produttori di musica elettronica ai musicisti classici, dai fonici professionisti ai dilettanti curiosi, tutti rappresentati nella piattaforma. Il progetto rappresenta anche una risposta culturale a fenomeni contemporanei. In un mondo dove il turismo sempre più spesso si riduce a fotografare sé stessi in luoghi celebri, il progetto suggerisce un’alternativa consapevole. Ascoltare il suono autentico di un luogo richiede lentezza, attenzione, disponibilità a stare in ascolto. Non è un’esperienza istantanea come uno scatto fotografico, ma qualcosa che costruisce memoria nel tempo.
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