Presentato a Bruxelles il progetto “Senior Next” della Federazione Internazionale delle Associazioni delle Persone Anziane e 50&Più. Dall’indagine internazionale emerge una generazione attiva che rifiuta l’isolamento, chiede città più solidali e lancia un patto ai giovani
Come immaginano il futuro gli anziani? Quale insegnamento vorrebbero lasciare alle generazioni più giovani? Cosa pensano dell’intelligenza artificiale? Come dovranno essere le città tra 20, 30 o magari 50 anni? Quale sarà il ruolo della longevità? Attiva e coinvolta nei processi decisionali o silenziosa e distante? A queste e a tante altre domande ha provato a rispondere, lo scorso 28 maggio, la giornata di colloqui “Senior Next: Penser le monde qui vient” (Pensare il mondo che verrà), promossa da FIAPA, la Federazione Internazionale delle Associazioni delle Persone Anziane, organizzazione non governativa che dal 1980 rappresenta e tutela i diritti dei senior a livello globale presso le principali istituzioni internazionali e di cui anche 50&Più fa parte.
Tra tavole rotonde e confronti, l’evento – in stretta collaborazione con l’Osservatorio 50&Più e ospitato presso l’Hôtel Pullman Centre Midi, a Bruxelles – ha segnato una tappa importante nel definire il ruolo sociale degli anziani in un’epoca di transizioni profonde e di globalizzazione in crisi. E con un obiettivo ambizioso: spostare lo sguardo dal passato al futuro, trasformando gli anziani da “guardiani della memoria” a veri e propri “esploratori del domani”.
La giornata è stata quindi divisa in due momenti: una sessione mattutina dedicata all’analisi dei dati e al confronto internazionale; un pomeriggio di tavoli di lavoro partecipativi, dove delegati, esperti e persone di tutte le età hanno lavorato fianco a fianco per redigere la prima bozza del “Manifesto per il Futuro”. Presente anche Marina Gruden Vlach, vicepresidente nazionale 50&Più, che ha portato l’esperienza dell’associazione sul tema della lotta all’ageismo e all’incentivazione dei rapporti intergenerazionali: «I dati di Senior Next smontano definitivamente lo stereotipo dell’anziano come soggetto passivo o ‘costo’ sociale – ha dichiarato a margine del suo intervento -. Quando leggiamo che il 32,1% dei senior non vuole limitarsi a insegnare, ma desidera “lavorare insieme” ai giovani, capiamo che siamo di fronte a una rivoluzione culturale. L’ageismo è un freno che blocca l’energia di un’intera società: discrimina i senior e isola i giovani. La nostra missione è trasformare la sfiducia in un patto di co-progettazione. Non bastano i buoni propositi: servono luoghi decisionali comuni, come chiesto dal 29% degli intervistati, dove l’esperienza dei senior e l’entusiasmo delle nuove generazioni possano fondersi in un’unica forza costruttiva. Solo così potremo realizzare quella società più giusta che il 57% dei partecipanti indica come priorità assoluta».
Cuore scientifico dell’incontro è stata la presentazione dell’indagine internazionale condotta dall’Osservatorio 50&Più e che ha coinvolto un campione di oltre 730 rispondenti da 25 Paesi diversi. Con un’età media di 67 anni, il campione ha restituito l’immagine di una generazione – quella dei baby boomers – altamente istruita, attiva e desiderosa di partecipazione. Con risultati che parlano chiaro: per il 57,1% degli intervistati, la priorità assoluta per il futuro non è la tecnologia o l’ambiente, bensì la costruzione di una società più giusta e solidale. Nonostante un clima emotivo dominato dalla preoccupazione (36,3%) e dall’incertezza (21,6%), emerge una nota di speranza concreta: la fiducia nelle nuove generazioni (20,1%) è doppia rispetto all’ottimismo generico. Questo indica che i senior vedono nei giovani i destinatari di un testimone fondamentale, a patto di creare spazi di co-progettazione.
Un tema centrale dei colloqui è stato certamente il rapporto con l’innovazione. Per il 59% dei senior, le nuove tecnologie sono ‘utili’, ma il 45,2% chiede che l’intelligenza artificiale sia limitata allo “stretto necessario”, specialmente nel campo della salute (il desiderio di un “medico personale” IA è forte al 20,7%). Il messaggio emerso dai tavoli di Bruxelles è una critica feroce alla “digitalizzazione selvaggia”: l’inclusione non deve essere solo uno slogan, ma una pratica che passa per servizi pubblici semplificati e assistenza personalizzata. “Nessun robot potrà mai sostituire il calore di una mano che accarezza il viso”, si legge tra le risposte libere della ricerca.
«I risultati di questa ricerca e il lavoro svolto oggi a Bruxelles – ha dichiarato Alain Koskas, presiedente FIAPA – non sono solo statistiche, ma la base politica per scrivere un Manifesto per l’anziano del Futuro. È evidente che gli anziani si propongono come “saggi operativi”, persone che desiderano partecipare attivamente alle decisioni pubbliche, mettendo la propria esperienza al servizio della comunità. Il Manifesto rappresenta la nostra proposta concreta di collaborazione rivolta alle istituzioni e alle nuove generazioni, per costruire insieme il mondo di domani». Secondo Koskas, quindi, il Manifesto deve servire a garantire che il progresso resti ‘umano’ e non escludente, rivendicando un ruolo attivo della terza età come collaudo etico per la società che verrà.
Dalla ricerca è emersa anche una visione urbanistica precisa: la città del futuro per i senior non è una metropoli ipertecnologica, ma un “borgo solidale” (36,3%) con forti reti di vicinato, spazi verdi e mezzi pubblici gratuiti ed ecologici. Il rifiuto dell’isolamento automobilistico a favore di una mobilità collettiva e ‘lenta’ è un segnale di come i senior vogliano riscoprire il territorio e la prossimità.
In conclusione, il messaggio che questa generazione affida ai posteri è racchiuso in due parole: “Restate umani”. L’eredità che i colloqui di Bruxelles desiderano lasciare non è fatta di beni materiali, ma di ‘metodo’: la capacità di superare le crisi attraverso la solidarietà e il rispetto reciproco. Il cammino verso il Manifesto è solo all’inizio, ma la direzione è ormai tracciata: una longevità che sia apprendimento costante, curiosità e, soprattutto, legame sociale.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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