L’Unità Antincendio con gli asini protegge l’ambiente naturale dagli incendi disastrosi utilizzando i quadrupedi come tagliaerba naturali
Con l’approssimarsi dell’estate roghi e fiamme tornano a minacciare boschi e foreste. Ma in alcune zone della Spagna c’è chi li previene in un modo semplice e geniale: usando gli asini antincendio. Da dieci anni, nel Parco Nazionale di Doñana, un gruppo di asini salvati dall’abbandono lavora tutti i giorni per ripulire il sottobosco. E lo fanno semplicemente pascolando. Mangiano, infatti, la sterpaglia secca, quella che d’estate diventa una bomba pronta a esplodere al primo mozzicone di sigaretta o al primo fulmine. Il modello funziona. Tanto che oggi, da Doñana, l’idea si è allargata fino in Catalogna e Galizia, e gli esperti la guardano con sempre più attenzione.
Incendi sempre più violenti
Il problema vero è che le campagne si stanno spopolando. Meno gente significa meno animali al pascolo, meno terreni curati, meno occhi che tengono d’occhio i boschi. Come risultato la vegetazione cresce senza controllo, si accumula, secca e diventa un combustibile perfetto. Lo scorso agosto in Spagna bruciò quasi un milione di ettari. Regioni intere come Galizia, Andalusia, Castiglia e León sono state dichiarate zone disastrate. Ed è qui che sono entrati in scena loro. Gli asini antincendio, compagni silenziosi dell’uomo da oltre settemila anni, riscoprono una vecchia vocazione: tenere pulito il bosco, metro dopo metro.
Un grazie ai “pompieri erbivori”
Il progetto più famoso è quello dell’associazione El Burrito Feliz, attivo dal 2014. Oggi sono diciotto asini a “pattugliare” le aree intorno a Doñana. Il presidente dell’associazione, Luis Manuel Bejarano, li chiama “pompieri erbivori”. E non è una battuta. Lavorano sette ore al giorno da marzo a novembre, brucando fasce larghe una quarantina di metri e lunghe quindici. Una barriera naturale contro il fuoco tanto che a Doñana non si registra un incendio boschivo da nove anni. Un record che nemmeno le squadre più attrezzate riescono a ottenere con tanta continuità. Tanto che l’Unidad Militar de Emergencias spagnola è andata a vederli con i propri occhi. Hanno visitato il parco, hanno incontrato gli asini, e qualcuno di loro ne ha addirittura “adottato” uno simbolicamente.
Perché un asino
Gli asini antincendio hanno una caratteristica che li rende speciali per questo lavoro. Come spiega Rosa María Canals, professoressa di ecologia all’Università Pubblica di Navarra, riescono a nutrirsi di vegetazione molto più secca e coriacea rispetto ad altri erbivori. Dove una pecora si ferma, un asino continua a mangiare. E non solo. Gli asini consumano in modo costante il sottobosco, quello strato di cespugli e sterpaglie che di solito fa da trampolino per le fiamme. Insomma, non tolgono solo l’erba. Tolgono la “scala” che il fuoco usa per salire dagli alberi più bassi a quelli più alti. Una prevenzione fine, precisa, che nessuna macchina può fare allo stesso modo. C’è poi un altro aspetto, meno tecnico ma altrettanto importante. Gli asini sono animali resistenti, che chiedono poco e si adattano a terreni difficili.
Da Doñana in Catalogna e Galizia
Quello di Doñana non è rimasto un caso isolato. Negli ultimi anni, altri territori hanno deciso di copiare l’idea. A Tivissa, in provincia di Tarragona, il progetto “Burros Bomberos” (“Asini Pompieri”) è partito nel 2020 con tre animali. Oggi sono una quarantina e tengono puliti circa quattrocento ettari. I promotori assicurano: da quando sono arrivati gli asini antincendio, in quella zona non si sono più visti incendi. In Galizia, ad Allariz, un’associazione chiamata Andrea ha invece scelto la tecnologia. I loro asini indossano un collare GPS, così si può tracciare ogni loro spostamento. Percorrono fino a diciannove chilometri al giorno, mangiando cespugli e sterpaglie senza sosta. E anche lì, il risultato è un migliaio di ettari tenuti in sicurezza dentro una riserva della biosfera. Iniziative simili sono nate anche nei Paesi Baschi.
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