Il nuovo decreto obbliga il Governo a considerare gli effetti a lungo termine delle norme su ambiente, società e finanze pubbliche. Giuliana Coccia (ASviS) spiega: «Il nostro Sistema può offrire un esempio avanzato»
Per anni la politica italiana si è mossa sull’orizzonte breve del ciclo elettorale, privilegiando soluzioni immediate a discapito degli effetti a lungo termine su ambiente, società e finanza pubblica. Pochi mesi fa però il panorama normativo si è arricchito di uno strumento che inverte questa tendenza: la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). La nuova legge dà piena attuazione al principio costituzionale della tutela delle future generazioni, obbligando Governo e Parlamento a valutare in anticipo la sostenibilità sociale, ambientale e finanziaria di ogni nuova norma su un orizzonte di decenni. Per comprendere il significato di questo risultato e analizzare le sfide concrete della sua applicazione, abbiamo intervistato Giuliana Coccia, Senior Expert dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, principale promotore della VIG. A lei abbiamo chiesto di raccontarci il percorso che ha portato a tale traguardo e come riscriverà i nostri processi decisionali.
Qual è la missione di ASviS?
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) nasce nel 2016 con l’obiettivo di promuovere in Italia la piena attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, favorendo politiche pubbliche orientate alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. La sua missione è diffondere cultura, dati, proposte e strumenti che permettano al Paese di avviare un percorso di sviluppo equo e duraturo, coinvolgendo istituzioni, imprese, ricerca e società civile. Riunisce oltre 320 soggetti – istituzioni, imprese, università, associazioni – e opera come una piattaforma di dialogo e di elaborazione scientifica. Il suo scopo è chiaro: aiutare l’Italia a crescere in modo sostenibile, tenendo insieme tutela dell’ambiente, sviluppo economico e giustizia sociale, e orientando le decisioni pubbliche verso una visione di lungo periodo.
Grazie all’impegno dell’ASviS ci siamo dotati di una Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Cosa vuol dire per il nostro ordinamento?
Da anni si parla della necessità di costruire politiche pubbliche capaci di guardare oltre l’emergenza del presente. Con la pubblicazione della legge n. 167/2025 a novembre scorso, si è concretizzata una proposta che l’ASviS promuove dal 2016 e si è data piena attuazione alla riforma costituzionale del 2022, che ha introdotto nell’articolo 9 la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi “anche nell’interesse delle future generazioni”, trasformando la tutela delle future generazioni da principio a obbligo per Governo e Parlamento. Si tratta di un passo decisivo per migliorare la qualità della legislazione, ponendo sostenibilità ed equità intergenerazionale al centro delle decisioni politiche. La norma impone, infatti, di valutare in anticipo non solo la sostenibilità finanziaria, ma anche gli effetti sociali e ambientali delle norme nel medio-lungo periodo.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nel percorso iniziato nel 2016?
Il percorso che ha portato a questo risultato non è stato privo di ostacoli. La prima difficoltà è stata culturale: la politica tende a muoversi su orizzonti temporali brevi, spesso condizionati dal ciclo elettorale. Accettare valutazioni che guardano avanti di dieci, venti o trent’anni richiede un cambiamento profondo nel modo di prendere le decisioni. A questo si è aggiunta, soprattutto nelle fasi iniziali, la mancanza di strumenti condivisi e di dati adeguati a stimare gli impatti futuri delle politiche. Infine, è stato necessario un lungo lavoro di confronto con Parlamento e amministrazioni per superare resistenze e timori legati a un possibile aumento della burocrazia.
La VIG sarà un requisito obbligatorio per ogni nuova legge, ma come si svolgerà concretamente questa “valutazione”? Chi sarà responsabile della sua applicazione?
La legge stabilisce che la VIG sia svolta nell’ambito dell’Air (Analisi di Impatto della Regolamentazione), già obbligatoria, e che il Governo abbia sei mesi per adottare i decreti legislativi attuativi. Inoltre, è previsto che venga istituito presso la Presidenza del Consiglio un Osservatorio per l’impatto generazionale delle leggi, con funzioni di monitoraggio, analisi, studio e proposta dei possibili strumenti per l’attuazione della normativa. La legge prevede anche che l’Air ricomprenda, tra i profili di indagine e valutazione, l’impatto di genere delle nuove norme. L’organizzazione e il funzionamento dell’Osservatorio saranno disposti con un DPCM, ma si precisa che esso opererà nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Per ogni proposta di legge dovranno essere analizzati gli effetti attesi sui principali fattori di sostenibilità: ambiente, finanza pubblica, lavoro, salute, istruzione, diseguaglianze. I ministeri competenti, insieme ai Dipartimenti della Presidenza del Consiglio, elaboreranno la valutazione, utilizzando indicatori e metodologie standardizzate. Il Parlamento, attraverso i propri uffici studi e le commissioni, potrà chiedere integrazioni e verifiche. In questo modo la VIG diventerà parte integrante dell’istruttoria legislativa, non un adempimento formale ma uno strumento di orientamento.
Un esempio di legge che avrebbe potuto essere modificata o respinta?
Si possono citare, a titolo esemplificativo, i provvedimenti che negli anni hanno favorito il consumo di suolo senza adeguati criteri di compensazione. Hanno prodotto benefici immediati ma anche costi elevati nel tempo: perdita di biodiversità, maggiore esposizione ai rischi climatici, spese future più alte per infrastrutture e servizi. Una valutazione intergenerazionale avrebbe reso più evidenti questi effetti, spingendo forse verso soluzioni diverse, come la rigenerazione urbana o criteri più stringenti di tutela del territorio.
Quali saranno i prossimi passi dell’ASviS per assicurare che la VIG venga applicata?
L’ASviS continuerà a svolgere un ruolo attivo per garantire che la VIG venga applicata in modo efficace. Insieme a Save the Children e a un comitato scientifico che coinvolge esperti e istituzioni, come la Banca d’Italia e l’OCSE, sta lavorando a un primo rapporto metodologico sulla definizione, misurazione e valutazione dell’impatto delle politiche sull’equità intergenerazionale, i cui primi risultati saranno presentati proprio a inizio 2026. Accanto al monitoraggio, sarà centrale anche la formazione di amministratori e legislatori, perché valutare l’impatto sul futuro richiede competenze specifiche. Infine, ASviS promuoverà la trasparenza, chiedendo che le valutazioni siano pubbliche e comprensibili ai cittadini.
Il modello italiano può diventare una best practice internazionale?
Sì, il nostro sistema può offrire un esempio avanzato: pochi Paesi hanno introdotto un obbligo così esplicito di valutazione intergenerazionale. Se l’Italia dimostrerà di applicare la VIG con rigore metodologico e coerenza politica, potrà diventare un caso di riferimento sia per l’Unione europea, oggi molto attenta alla governance della sostenibilità, sia per organizzazioni internazionali che promuovono istituzioni orientate al futuro. La VIG potrebbe così contribuire a rafforzare il ruolo dell’Italia nel dibattito globale sulle politiche generazionali e sullo sviluppo sostenibile. Pensare al futuro prima di fare le leggi non è solo una scelta responsabile: è una necessità.
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