Achille Lauro commuove con l’omaggio a Crans-Montana, standing ovation per Fausto Leali, il ricordo di Ornella Vanoni nella voce della nipote Camilla. E la classifica parziale premia Tommaso Paradiso e Fedez & Masini.
Emozioni dietro un sorriso
Ci sono edizioni del Festival che scivolano via, gradevoli; e poi ci sono serate come quella di ieri, che restano addosso. La seconda notte della 76esima edizione del Festival di Sanremo ha messo insieme tutto quello che il grande pubblico ama e (al tempo stesso) teme della kermesse: la leggerezza, l’ironia e un dolore che non si riesce a mettere da parte.
Laura Pausini, in completo nero, ha aperto il sipario con la naturalezza di chi l’Ariston lo conosce come casa propria. Carlo Conti è entrato tra gli applausi perdendo subito il microfono, piccolo incidente che ha rotto il ghiaccio in modo perfetto. Con loro, sul palco più famoso d’Italia, Pilar Fogliati, Lillo Petrolo e Achille Lauro. Tre personalità diverse, tre modi opposti di stare in scena, che insieme hanno funzionato sorprendentemente bene.
Lillo ha trasformato l’Ariston in una scuola di ballo, sulle note della sigla del Festival firmata Welo, coinvolgendo platea, conduttori e perfino la moglie di Conti, scesa dalla galleria per unirsi alla coreografia collettiva. Pilar Fogliati è entrata in scena nei panni di Uvetta Budini Di Raso, aristocratica romana già vista nel suo film “Romantiche”, regalando un siparietto di raffinata ironia.
E quando Lillo ha chiesto a Conti dove dovrebbe esibirsi un cantante a Sanremo, la risposta del conduttore “Al Teatro Olimpico?” ha fatto il giro dei social in pochi minuti, riferimento neanche troppo velato alla gaffe della telecronaca olimpica. A Sanremo basta una parola fuori posto per diventare un titolo.
Sul palco sono saliti anche quindici Big in gara: Patty Pravo, Lda e Aka7even, Enrico Nigiotti, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Ermal Meta, Levante, Bambole di Pezza, Chiello, J-Ax, Nayt, Fulminacci, Fedez e Masini, Dargen D’Amico e Ditonellapiaga. Ognuno con la propria canzone, il proprio mondo, la propria storia da raccontare.
Elettra Lamborghini ha ammesso candidamente di non aver dormito per i “festini bilaterali” che animano i corridoi degli hotel sanremesi, promettendo di scendere in pantofole a far smettere il baccano. Il pubblico ha riso. Lei pure.
La classifica parziale: chi guida dopo la seconda serata
A fine serata è arrivato il momento che tutti aspettano: la Top 5 provvisoria. Il meccanismo di voto cambia rispetto alla prima serata, con il peso che passa alla Giuria delle Radio e al Televoto.
Il risultato, svelato senza ordine di piazzamento, premia cinque nomi: Tommaso Paradiso, Lda & Aka 7Even, Nayt, Fedez & Masini ed Ermal Meta. Una combinazione interessante, che mescola pop melodico, rap e cantautorato, segnale di un pubblico che continua a premiare la varietà più dell’uniformità. Nella serata si sono anche decisi i due finalisti delle Nuove Proposte: Nicolò Filippucci con “Laguna” e Angelica Bove con “Mattone” si sfideranno nella finalissima nella terza serata.
Vale la pena ricordare che la prima serata del Festival aveva registrato numeri importanti: 9 milioni 600 mila spettatori, con uno share del 58% secondo i dati Auditel della Total Audience. Il picco di ascolto aveva toccato 15 milioni 782 mila telespettatori alle 21.59. Nella seconda serata, invece, ascolti in calo. Sono stati 9.053.000 gli spettatori che ieri hanno visto la puntata del festival, con una media del 59,5% di share nella total audience (comunque, il quarto più alto dal 1995).
Achille Lauro, l’uomo che ha cambiato Sanremo
C’è un filo che attraversa varie edizioni di Festival e porta sempre lo stesso nome: Achille Lauro. Dal 2019, quando arrivò all’Ariston con “Rolls Royce” scardinando l’estetica del pop italiano tradizionale, ogni sua apparizione sul palco più famoso d’Italia ha lasciato il segno. La tutina Gucci del 2020, il bacio con il produttore Boss Doms, l’omaggio a Ziggy Stardust, il rito del battesimo con l’Harlem Gospel Choir nel 2022, e poi “Incoscienti Giovani” nel 2025, cantata alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali all’Arena di Verona davanti a un pubblico internazionale.
Stavolta non è in gara. È co-conduttore, in total white quasi angelico e sceglie di portare sul palco qualcosa di più profondo di qualunque provocazione estetica. Con la soprano Valentina Gargano e un coro di venti elementi, canta “Perdutamente” in omaggio alle quaranta giovani vittime dell’incendio di Capodanno nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana. La canzone è diventata il simbolo involontario di quella tragedia quando Erica Didone, madre di Achille Barosi, uno dei sei italiani morti nella strage, l’ha intonata accanto alla bara del figlio. Il palco si spegne quasi del tutto. Buio, coro, soprano, una voce trattenuta che non forza ma convince. L’applauso arriva dopo un silenzio che pesa più di qualunque parola. Lauro, visibilmente commosso, ha detto che se questo ha confortato anche solo una persona, allora era un dovere farlo.
Poche ore prima del debutto come co-conduttore, Lauro aveva pubblicato sui social un lungo messaggio ai propri fan, ripercorrendo il viaggio cominciato nel 2019. Ha ricordato lo sguardo degli altri quando si tolse il mantello ritrovandosi solo con la tutina, citando una frase su chi ha un’idea diversa “che viene preso per pazzo finché quell’idea non gli cambia la vita”. Parole che riassumono bene il senso di un percorso artistico costruito sulla metamorfosi continua. Metà angelo, metà altro.
Il Premio a Leali e il ricordo di Ornella Vanoni
L’Ariston si è alzato in piedi due volte nella stessa serata, ed entrambe le volte per ragioni che poco hanno a che fare con la classifica.
La prima è stata per Fausto Leali, che ha ricevuto il Premio alla Carriera dalle mani del maestro Pinuccio Pirazzoli. Ottantuno anni, più di sessant’anni di storia, tredici partecipazioni al Festival, una vittoria nel 1989 con Anna Oxa in “Ti lascerò”. Leali ha cantato “Mi manchi” e “Io amo” con una voce che sfida il tempo: potente, graffiante, inconfondibile. Prima di salire sul palco ha detto che le gambe gli tremavano come la prima volta, nel 1968 quando ebbe come partner nientemeno che Wilson Pickett.
La seconda ovazione è arrivata per il ricordo di Ornella Vanoni, scomparsa il 21 novembre 2025 a 91 anni . A omaggiarla è salita sul palco la nipote Camilla Ardenzi, figlia di Cristiano, nata nel 1999, cresciuta lontano dai riflettori. La sua voce era già emersa nel 2007, quando ancora bambina aveva prestato la voce in un brano della nonna. Sull’Ariston ha interpretato “Eternità”, il brano che Vanoni portò al successo su questo stesso palco nel 1970. Sul finale, la sua voce si è fusa con quella della nonna, in un duetto virtuale in bianco e nero che ha commosso la sala.
Camilla ha detto che l’insegnamento più grande ricevuto dalla nonna era di “non pensarci troppo”. E forse è proprio così che è salita sul palco, senza fare troppo rumore e ha fatto quello che andava fatto, senza paura.
Sport e coro di solidarietà
Non solo musica e spettacolo. La seconda serata ha ospitato anche i campioni azzurri di Milano-Cortina 2026: Francesca Lollobrigida, due ori nel pattinaggio di velocità su ghiaccio, e Lisa Vittozzi, primo oro italiano nella storia del biathlon femminile. Con loro i campioni paralimpici Giacomo Bertagnolli e Giuliana Turra, in vista delle Paralimpiadi in programma dal 6 al 15 marzo.
Prima ancora, il palco aveva accolto il coro della delegazione di La Spezia dell’Anffas, l’Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive, con le magliette rosse e la scritta “Sono come te”. Ed hanno cantato, con Laura Pausini, “Si può dare di più”, la canzone vincitrice del 1987 con Morandi, Ruggeri e Tozzi.
L’effetto curativo della Musica
C’è poi una dimensione che va oltre lo schermo e che la scienza ha cominciato a esplorare con serietà. In occasione del Festival, Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele di Roma, ha ricordato che la musica è una delle attività più complesse che il cervello umano possa elaborare. Attiva contemporaneamente la corteccia uditiva, i circuiti del linguaggio, il sistema limbico delle emozioni, l’ippocampo della memoria, il cervelletto e le aree motorie.
Per questo, l’ascolto attivo, il canto e la pratica strumentale contribuiscono alla cosiddetta riserva cognitiva, quel patrimonio di connessioni neurali che aiuta il cervello a compensare più a lungo i processi degenerativi. Anche in persone con decadimento cognitivo, le melodie apprese in gioventù rimangono spesso sorprendentemente intatte. “Non è una cura contro la demenza – ha precisato il neurologo – ma può contribuire a mantenere il cervello attivo, curioso e stimolato”.
Forse è anche per questo che ogni anno, milioni di italiani tornano a sentire il Festival. Non solo per la classifica.
© Riproduzione riservata
