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L’eredità del sacro, così la Germania salva le sue chiese trasformandole in centri di vita urbana

La riconversione delle chiese in Germania tra palestre e negozi. Il calo di fedeli spinge al riuso di centinaia di edifici ecclesiastici.

L’eredità del sacro, così la Germania salva le sue chiese trasformandole in centri di vita urbana
Cosimo Caridi|25 febbraio 2026|07:30

Non più luoghi di culto, ma spazi per la comunità: la riconversione degli edifici ecclesiastici diventa una necessità economica e una sfida architettonica. Lo storico dell’arte Klaus Martin Bresgott invita a guardare oltre l’allarmismo: «I tempi cambiano», e il futuro di navate e conventi oggi passa per la fisioterapia il commercio e il riuso creativo

Tra le mura di una ex abbazia nei pressi di Münster, in Germania, oggi si gioca a calcio. Dove un tempo si svolgeva la vita monastica, ora c’è un campo al coperto con erba sintetica e porte regolamentari. La struttura è conosciuta come “soccer Church”. Non è un caso isolato, ma uno degli esempi più visibili di un fenomeno che negli ultimi anni sta interessando centinaia di edifici religiosi in tutto il Paese. A Kleve, nel basso Reno, una chiesa protestante è stata venduta e trasformata in un centro di boxe. Un ring occupa la navata centrale, mentre le vetrate e parte della struttura originaria sono rimaste intatte. A Essen, invece, alcuni appartamenti sono stati ricavati all’interno di una ex chiesa. Alexandra Schröder, che vive in uno di questi spazi, racconta: «Nessuno avrebbe mai pensato che avrei vissuto sopra un altare». Scene come queste raccontano un cambiamento nel rapporto tra la società tedesca e le istituzioni religiose.

La riconversione delle chiese è legata al calo costante dei fedeli e delle entrate delle Chiese cattolica ed evangelica. In Germania, cattolici e protestanti sono diventati una minoranza relativa. Oggi i cattolici sono circa 19,8 milioni, pari a poco meno del 24% della popolazione. I protestanti si attestano intorno ai 18 milioni, pari a circa il 21-22%. Le due confessioni insieme rappresentano meno del 45% dei residenti. Circa il 43-44% della popolazione non risulta affiliato formalmente ad alcuna religione. Trent’anni fa, cattolici ed evangelici rappresentavano complessivamente circa il 69% della popolazione tedesca.

I dati più recenti confermano una tendenza al ribasso. Nel 2024 circa 321.600 persone hanno lasciato la Chiesa cattolica. Il dato è inferiore a quello dell’anno precedente, quando le uscite avevano superato quota 400mila, ma resta elevato. Nello stesso periodo, le chiese protestanti hanno registrato circa 345.000 abbandoni, leggermente meno rispetto al 2023. Il calo riguarda anche i riti e la partecipazione. Nel 2024 le chiese protestanti regionali hanno registrato circa 110.000 battesimi, con una diminuzione di circa il 50% rispetto a vent’anni fa. Tra i cattolici, la frequenza alla messa domenicale è scesa dal 15,2% nel 2003 a circa il 6,6% nel 2024. Le vocazioni seguono lo stesso andamento. Nel 2024, in tutta la Germania sono stati ordinati solo 29 nuovi sacerdoti cattolici. La riduzione del numero di fedeli e del personale religioso incide direttamente sulla gestione degli edifici. Sono diminuite anche le entrate della Kirchensteuer, l’imposta ecclesiastica riscossa dallo Stato. Viene versata automaticamente dai contribuenti iscritti a una chiesa riconosciuta e corrisponde a circa l’8-9% dell’imposta sul reddito dovuta. L’uscita formale dalla Chiesa comporta l’interruzione immediata del pagamento. Questo sistema rende il calo degli iscritti misurabile in termini finanziari e ha effetti diretti sui bilanci delle diocesi.

I costi di manutenzione degli edifici restano elevati, soprattutto per le chiese costruite tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Tra il 2000 e il 2024 si stima la dismissione di 611 chiese cattoliche e di circa 350 chiese protestanti. Le chiusure riguardano le periferie urbane e le aree rurali, dove gli edifici risultano sovradimensionati rispetto alle comunità rimaste.

Le riconversioni assumono forme diverse. A Jülich, nel Nord Reno Vestfalia, la chiesa cattolica di St.Rochus è stata venduta e trasformata in un negozio di biciclette. La torre campanaria e la facciata sono state conservate, mentre l’interno è stato adattato a officina e spazio vendita. A Düsseldorf un ex convento cattolico è diventato un hotel. A Berlino alcune chiese storiche risultano inagibili o troppo grandi per le comunità locali. Anche chi lavora o frequenta questi spazi descrive un rapporto particolare con gli edifici. Jessica Günther, direttrice di uno studio di fisioterapia ospitato in un ex spazio sacro, osserva che l’edificio ha un’atmosfera “piacevole e tranquilla”. Lo storico dell’arte Klaus Martin Bresgott invita a leggere il fenomeno senza allarmismi: «I tempi cambiano sempre e a volte le chiese sono considerate più importanti, altre volte meno». Le chiese cattolica ed evangelica hanno istituito commissioni per valutare le dismissioni e individuare soluzioni che preservino il valore architettonico degli edifici. Le demolizioni sono considerate un’ipotesi residuale. Alla base del processo vengono indicati più fattori: l’individualizzazione della fede, il calo della socializzazione religiosa in famiglia, la perdita di credibilità delle istituzioni ecclesiali dopo gli scandali sugli abusi e, nell’Est del Paese, l’eredità dell’ateismo di Stato della DDR. Incidono anche la mobilità lavorativa e i cambiamenti nei modelli familiari, che hanno ridotto il ruolo della parrocchia come punto di riferimento sociale. In questo contesto si parla di diminuzione della religiosità istituzionale, senza riferirsi a una scomparsa della dimensione spirituale.

 

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