Saccheggi e incendi da Marsiglia a Strasburgo: la Francia sembra sull’orlo di una rivoluzione. La protesta partita dai licei contro classi sovraffollate e cattedre scoperte ha finito per raccogliere anche la rabbia per il caro vita e il 17 ottobre ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone. A Parigi, Nizza, Nantes, Bordeaux, Tolosa e Strasburgo sono stati saccheggiati negozi. A Limoges le fiamme hanno distrutto in gran parte il municipio ottocentesco, mentre a Lione è stato bruciato l’ufficio del turismo e i municipi di Marsiglia e Lille sono stati presi d’assalto. Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, conta oltre 2.330 fermati nel fine settimana, il 70% maggiorenni. Tra i manifestanti, uno ha perso una mano per una granata della polizia. “Sabato, in alcune grandi città, abbiamo perso il controllo” ha detto a France Inter il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, ammettendo una “mancanza di anticipazione”. I 60mila tra poliziotti e gendarmi schierati non sono bastati. Nuñez ha offerto le dimissioni, che Emmanuel Macron ha respinto per non spezzare la catena di comando. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto ai prefetti coprifuoco “parziali e localizzati”. A Parigi place de la République e le strade intorno a Les Halles sono state chiuse dalle 23 alle 6, con il divieto di raduni in città dalle 20. Misure simili, in alcuni casi solo per i minorenni, sono scattate a Lione, Nizza, Bordeaux e Lille. Lecornu ha annunciato nuovi coprifuoco, mentre i gilet gialli hanno convocato un “atto II” per sabato 24 ottobre.
Domenica 18 ottobre Macron ha parlato alla nazione. Ha detto di provare “rabbia e vergogna” e se l’è presa con i “faziosi” dell’ultrasinistra. Non ha però annunciato misure nuove. Lo hanno criticato anche due suoi ex primi ministri: per Édouard Philippe il Paese “ha bisogno di essere comandato”, Gabriel Attal chiede lo stato d’emergenza. Diversi sociologi prevedono un ritorno all’ordine, ma l’Eliseo ha sempre meno peso. Macron è a fine mandato e non può ricandidarsi, Lecornu è il quarto primo ministro in meno di tre anni e la campagna per le presidenziali, con il primo turno fissato per il 18 aprile, è già aperta. L’etichetta di “presidente dei ricchi” Macron se l’è guadagnata nel 2017, trasformando la patrimoniale in una tassa sui soli immobili. La riforma simbolo del secondo mandato, quella delle pensioni, approvata nel 2023 senza il voto dell’Assemblea nazionale, è stata sospesa nel 2025 per evitare la caduta del governo. Il debito pubblico, poco sotto il 100% del Pil quando è entrato all’Eliseo, secondo le previsioni del governo arriverà nel 2027 al 121,7%, un record. Secondo l’Insee nel 2024 vivevano sotto la soglia di povertà 9,8 milioni di francesi, il 15,4% della popolazione, il livello più alto da quando l’istituto ha iniziato a misurarla, nel 1996. Una bomba sociale, difficile da disinnescare.
Le proteste hanno coinvolto anche altri Paesi europei. In Spagna a inizio ottobre centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per la casa. A Tirana gli studenti si sono uniti alle proteste contro il premier Edi Rama e il ministero della Giustizia è stato dato alle fiamme. In Italia il 17 ottobre i cortei contro il caro vita hanno attraversato tredici città e a Milano sono finiti come in Francia, con sassaiole contro la polizia, vetrine sfondate e negozi svuotati in centro. Anche qui i fermati erano in gran parte minorenni. La paura non è più del contagio, ma dell’incapità di contenerlo.