Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo, ha sciolto le Camere e convocato elezioni anticipate. Si vota tra 54 giorni, domenica 29 novembre, nove mesi prima della fine naturale della legislatura. All’origine della crisi c’è una donna di 87 anni, Maricarmen. Il 23 settembre Maricarmen, in sedia a rotelle, è stata sfrattata dalla casa nel quartiere Retiro di Madrid. Viveva in quell’alloggi dal 1956 e aveva sempre pagato l’affitto. Il caso ha scosso il Paese e il governo ha varato due decreti sulla casa: stop agli sfratti delle persone fragili fino al 2030, proroga dei contratti d’affitto, divieto ai fondi speculativi di comprare abitazioni. Venerdì scorso il Congresso li ha bocciati entrambi. Oltre ai voti dell’opposizione, Partito popolare e Vox, si sono espressi contro i decreti anche gli indipendentisti di destra catalani di Junts. Durante il fine settimana Sánchez ha visto i suoi e riflettuto. Si vota.
Fuori dalla Spagna il premier non è mai stato così popolare. A marzo ha negato agli Stati Uniti le basi di Rota e Morón per i bombardamenti sull’Iran. Donald Trump ha risposto con pesanti minacce commerciali. In questo ultimo mandato Sánchez ha imposto per legge l’embargo di armi a Israele, accusando Tel Aviv di genocidio per i crimini commessi a Gaza. Ha anche rifiutato la richiesta Nato di portare la spesa militare al 5percento del Pil. I media internazionali lo descrivono come una delle figure più visibili della sinistra europea. In Spagna ha portato avanti diverse riforme strutturali. La più discussa: la regolarizzazione straordinaria dei migranti, 1,17 milioni di domande ricevute. Intanto l’economia corre: il governo prevede una crescita del 2,6percento quest’anno, con la disoccupazione sotto il 10percento per la prima volta dal 2008. Pesa però la corruzione. L’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, a lungo suo braccio destro nel partito, è stato condannato a 24 anni di carcere per le commissioni sulle mascherine durante la pandemia. La moglie del premier, Begoña Gómez, andrà a processo per traffico di influenze e malversazione, il fratello David è stato interdetto dai pubblici uffici.
Dal 2023 Sánchez guida un esecutivo di minoranza. Dipende dai voti di partiti regionali e indipendentisti. Ora scommette di uscire dalle urne con un Parlamento più solido e presenta il voto come una scelta fra una Spagna “baluardo di apertura e giustizia sociale” e “l’onda dell’ultradestra”. Alberto Núñez Feijóo, il leader del partito popolare, ha accolto la convocazione elettorale puntando tutto sulla “situazione disastrosa” in cui si trova il Paese. Ha promesso una “ricostruzione nazionale”. Secondo lui Sánchez porta il Paese alle urne per paura: “Il timore dell’alternanza è un comportamento profondamente antidemocratico”. Più a destra cresce Vox, che si richiama a Fratelli d’Italia, al Rassemblement national di Marine Le Pen e all’AfD tedesca. Il suo leader Santiago Abascal ripete da anni che Sánchez è “il capo della mafia”. Oggi ha chiesto agli elettori di evitare il voto per corrispondenza, senza portare prove di irregolarità: “Li invito a votare nell’urna”. Sabato il dirigente di Vox José María Figaredo aveva detto che l’unica speranza dei socialisti è “rubare” le elezioni.