Le ondate di caldo che hanno caratterizzato l’estate appena trascorsa (e anche la prima decade di settembre, quando un anticiclone africano ha portato temperature fino a +6/+8 °C sopra la media climatica) non sono un’anomalia, ma un assaggio di cosa riserverà all’Europa un futuro non troppo lontano.
Tra i segnali più tangibili del caldo record ci sono il ritiro del ghiacciaio della Marmolada, arretrato di 23 metri, e i minimi storici registrati dal Lago Maggiore e dal Lago di Como. Per non parlare del Po, che ha vissuto circa 68 giorni di crisi idrica conclamata.
Secondo l’analisi del Cnr-Ibe sulla banca dati Era5-Land dell’Ecmwf, l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950, superando il record del 2003: la temperatura media nazionale da giugno ad agosto ha raggiunto 24,3 °C a due metri dal suolo, contro i 23,6 °C del 2003.
Nel dettaglio, agosto è stato il mese più caldo mai registrato, con 25,6 °C di media nazionale, oltre i 24,6 °C del 2024 e i 24 °C del 2017. Rispetto al 1991–2020 l’anomalia è stata di +3,5 °C; rispetto al 1951–1980 di +5,2 °C. Anche luglio ha stabilito il massimo storico per il mese, rendendo luglio e agosto i due mesi consecutivi più caldi di sempre. Nel periodo gennaio–agosto, inoltre, circa il 70% del territorio nazionale ha registrato anomalie termiche superiori a un grado.
Numeri che hanno spinto la Commissione europea a presentare il primo Quadro europeo per la resilienza climatica, una proposta legislativa senza precedenti pensata per gestire quella che il commissario al Clima Wopke Hoekstra ha definito “la nuova normalità”.
Perché le ondate di caldo sono la “nuova normalità”
“Anche se ritengo che non sia normale, questa è la nuova normalità. Ne vedremo persino di più”, avverte Wopke Hoekstra, il commissario europeo olandese per il Clima in conferenza stampa. Il punto di partenza sono i numeri dell’ultima estate, ribattezzata “l’estate della verità”: oltre 35mila vittime legate al caldo estremo nella sola Europa, circa 700mila ettari persi, le navi ferme sul Reno e sul Danubio per la siccità.
Ridurre le emissioni resta necessario, ha spiegato il commissario, ma il problema è diventato così grande che “farlo da soli, purtroppo, non basta più”. Da qui l’idea di una legge che renda l’adattamento climatico “molto più sistemico”, tenendo conto dei rischi fin dalle prime fasi delle decisioni pubbliche e private.
Il costo degli eventi climatici estremi per l’Europa
L’argomento economico ha spinto Bruxelles all’azione. Negli ultimi quattro anni, afferma la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Teresa Ribera, l’Ue ha perso circa 50 miliardi di euro l’anno a causa di eventi climatici estremi, contro meno di 10 miliardi negli anni Ottanta: un aumento di cinque volte.
La maggior parte degli esperti stima il costo della sola scorsa estate in oltre 100 miliardi. Le ondate di caldo in UE non sono più episodi isolati, ma una voce strutturale dei bilanci pubblici.
A pesare non sono solo i danni materiali, ma anche la paralisi dei trasporti fluviali, la riduzione dei raccolti e la pressione sui sistemi sanitari. Un quadro che rende evidente come l’adattamento climatico non sia più un costo accessorio, ma una priorità politica ed economica.
Cosa prevede il piano europeo contro le ondate di caldo
Il Quadro, pensato per affrontare le ondate di caldo in UE, si regge su quattro pilastri. Il primo è la traiettoria di riferimento del riscaldamento globale: una comprensione condivisa di quanto l’Ue si scalderà, che diventerà la base per politiche, infrastrutture e investimenti. Oggi gran parte degli sforzi è concentrata sull’obiettivo di 1,5 gradi, mentre la scienza indica un possibile riscaldamento di 3 gradi entro fine secolo.
Hoekstra cita il percorso già in corso in Spagna, dove alle piogge intense che hanno messo in crisi le reti fognarie le città di Barcellona, Madrid e Alicante hanno risposto realizzando bacini di ritenzione e sistemi di drenaggio urbano sostenibile: l’idea è individuare i rischi e sviluppare le soluzioni in modo più sistemico.
Il secondo pilastro chiede ai governi di indicare con chiarezza chi è responsabile della gestione del rischio climatico nei settori chiave, senza che Bruxelles imponga nomi o ruoli. Il terzo riguarda le misure concrete: saranno individuati i cento territori europei più vulnerabili, nascerà un’alleanza per l’assicurazione climatica e sarà introdotto un piano europeo per le ondate di calore, così da aiutare città e regioni ad affrontare un’altra estate torrida.
Il quarto pilastro è il Climate Viewer, lo strumento digitale basato sul servizio satellitare Copernicus che permette di analizzare i rischi per area geografica ed è pensato per amministratori locali e imprese.
Come si prepara l’Italia
Per fronteggiare le ondate di caldo estremo l’Ue non parte da zero. Dispone di capacità di osservazione, ricerca e modellizzazione, sistemi di allerta precoce, piani nazionali di adattamento, finanziamenti e del meccanismo di protezione civile. Più di 2.400 comuni hanno già mappato il proprio rischio climatico: nove su dieci indicano il caldo estremo come minaccia principale, più di otto su dieci segnalano piogge intense e siccità.
“Ma avere gli strumenti non significa essere preparati”, avverte la commissaria Ribera, ricordando che la sfida è agire prima che gli impatti diventino insostenibili.
Sul fronte idrico, la strategia per la resilienza idrica offre un quadro d’azione, ma l’estate appena trascorsa ha dimostrato che va accelerata: per questo l’anno prossimo sarà presentata l’Iniziativa europea per l’acqua. Il Quadro, ha spiegato Ribera, è lo strumento per “imparare insieme” e aiutare le autorità pubbliche a tradurre le conoscenze già disponibili in misure concrete.
Se approvato sarebbe la prima proposta di legge al mondo su questo tema, e garantirebbe prevenzione, preparazione e risposta grazie agli strumentipensati per conoscere il rischio e sostenere l’azione locale e regionale, mettendo le imprese in condizione di innovare e proteggere meglio le persone.
Quando entreranno in vigore le misure europee?
Molte misure vedranno la luce solo nel 2027, e gran parte del lavoro legislativo è ancora in corso. Sul fronte finanziario, circa 30 miliardi sono già destinati alla resilienza climatica nell’attuale bilancio 2021-2027, mentre la proposta per il prossimo ciclo prevede che la spesa per l’adattamento contribuisca all’obiettivo complessivo del 35% per clima e ambiente.
La Banca europea per gli investimenti ha inoltre annunciato altri 30 miliardi nell’adattamento da qui al 2030, il doppio di quanto stanziato nella prima metà del decennio.
Un tema centrale è quello assicurativo: oggi solo un quarto delle perdite da catastrofi è coperto da assicurazioni private e troppo spesso i bilanci nazionali diventano l’assicuratore di ultima istanza. Da qui l’alleanza per l’assicurazione climatica prevista dal terzo pilastro, pensata per redistribuire il rischio e alleggerire le casse pubbliche.
La proposta dell’U per arginare gli effetti delle ondate di caldo segna un cambio di paradigma: non si tratta, infatti, più solo di tagliare le emissioni, ma di prepararsi concretamente a un clima che cambia. Le ondate di caldo non sono più un’emergenza stagionale, ma una condizione strutturale con cui fare i conti nelle città, nelle campagne e nelle politiche di ogni giorno.