E sono quattro. In Brasile nessuno come Luiz Inácio Lula da Silva: rieletto presidente dopo aver perso il primo turno, cosa mai successa dal ritorno alle elezioni dirette. Al ballottaggio di domenica ha ottenuto il 51,8 percento contro il 48,4 di Flávio Bolsonaro. Il senatore e figlio maggiore dell’ex presidente Jair ha perso con oltre 4,4 milioni di voti di scarto. Tre settimane prima Bolsonaro era avanti di quasi due punti. I sondaggi lo davano favorito. La rimonta di Lula è passata dal Nordest, dove ha vinto in tutti e nove gli stati federati. Il risultato si è cristallizzato a Minas Gerais, il secondo bacino elettorale: al primo turno Lula era sotto di quasi 590mila voti, al ballottaggio è passato avanti di 99mila. Bolsonaro non riconosce la sconfitta e chiede di annullare il voto. Contesta la proroga di due ore dei seggi decisa da Cristiano Zanin, giudice della Corte suprema ed ex avvocato di Lula, su richiesta di entrambe le campagne: quella di Lula denunciava i tagli ai bus in diverse città, quella di Bolsonaro la pioggia. Il voto è stato omologato dal Tribunale superiore elettorale, guidato da Kassio Nunes Marques, nominato alla Corte suprema da Jair Bolsonaro.
Lula avrà 85 anni a fine mandato. Era arrivato a San Paolo da bambino, dal Nordest, con la madre e i fratelli. In fabbrica, a 18 anni, ha perso un dito sotto una pressa. Ha guidato gli scioperi dei metalmeccanici contro la dittatura militare e poi ha fondato il Partito dei lavoratori. Già presidente dal 2003 al 2010, è finito in carcere tra il 2018 e il 2019 per una condanna per corruzione poi annullata. Dal palco di San Paolo ha parlato di una sconfitta del “negazionismo e delle bugie”. Nel 2022 aveva battuto Jair Bolsonaro per meno di due punti. L’ex presidente della destra populista è stato condannato a 27 anni e tre mesi per il tentato colpo di Stato ed è ineleggibile. Da detenuto ha scelto come erede il primogenito: 45 anni, senatore di Rio de Janeiro, indagato per aver intascato parte degli stipendi del suo staff da deputato regionale, inchiesta poi archiviata. Flávio ha puntato tutto su sicurezza e carovita. La violenza è la prima preoccupazione dei brasiliani nei sondaggi.
L’anno scorso Donald Trump aveva colpito l’export brasiliano con dazi al 50 percento contro il processo a Bolsonaro. Su questa scelta della Casa Bianca, Lula ha costruito una battaglia di sovranità. Da Washington non è arrivato nessun riconoscimento della rielezione di Lula. Trump, che in campagna aveva più volte elogiato Flávio senza mai dargli un sostegno ufficiale, prima ha detto “Stiamo a guardare”. Poi, nella notte di domenica, ha contestato apertamente la vittoria di Lula. Secondo l’agenzia spagnola Efe ha accusato il Brasile di aver seguito il copione di Joe Biden, paragonando il voto alla sua sconfitta del 2020, quella che non ha mai accettato. L’8 gennaio 2023, una settimana dopo l’insediamento di Lula e due anni dopo l’assalto al Campidoglio di Washington, migliaia di bolsonaristi invasero Congresso, palazzo presidenziale e Corte suprema a Brasilia.
Intorno al Brasile governa quasi ovunque la destra: Javier Milei in Argentina, José Antonio Kast in Cile, e quest’anno ha vinto anche in Colombia e in Perù. Tra le democrazie del Sudamerica solo il piccolo Uruguay ha ancora un presidente progressista. Il Partito liberale dei Bolsonaro è la prima forza in entrambe le camere, con 121 deputati su 513 e 28 senatori su 81. Con questi numeri Flávio contava di far passare l’amnistia per il padre. Lula ha detto che metterebbe il veto, ma il Congresso può superarlo con la maggioranza assoluta di deputati e senatori. Nunes Marques è anche relatore della revisione della condanna chiesta dalla difesa dell’ex presidente. Il giudice ha annunciato che porterà la richiesta al plenum della Corte suprema. Lula ha vinto, di nuovo; il paese è spaccato, ancora.