Il turismo dell’olio extravergine cresce in modo deciso tra il 2021 e il 2024. Toscana e Puglia guidano le preferenze, ma si allarga la mappa dei territori appetibili. E cresce anche la domanda straniera.
Oleoturismo in crescita
L’olio extravergine di oliva non è solo un alimento. Per milioni di italiani rappresenta un pezzo di identità, qualcosa da raccontare, da mostrare, da vivere sul campo tra filari di ulivi e antichi frantoi.
Lo conferma con dati precisi il rapporto sul turismo dell’olio promosso da Associazione nazionale città dell’olio, Coldiretti e Unaprol (Consorzio Olivicolo Italiano): tra il 2021 e il 2024 la partecipazione a esperienze legate all’extravergine è salita del 37,1%. Un incremento che colloca l’oleoturismo tra i comparti più vivaci dell’intero universo enogastronomico italiano.
A rendere il fenomeno ancora più solido è il dato di percezione: sette italiani su dieci considerano l’olio d’oliva un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. Non un semplice ingrediente da cucina, ma un elemento identitario profondo, radicato nella storia del territorio. Coldiretti sottolinea come il punto di partenza dell’Italia sia di per sé eccezionale: oltre 619 mila imprese olivicole distribuite lungo la penisola, e più di 500 cultivar (insieme di piante coltivate, n.d.r.) diverse, espressione di una biodiversità che non trova eguali altrove nel mondo.
Dalla degustazione alla cena tra gli ulivi
Cambia anche il tipo di turismo che gli appassionati cercano. Non basta più una semplice degustazione: il pubblico vuole immergersi nel paesaggio, capire il ciclo produttivo, toccare con mano una storia secolare.
Accanto alle visite ai frantoi e agli acquisti diretti in azienda, cresce in modo significativo la domanda di esperienze più articolate: itinerari tra ulivi monumentali, percorsi culturali dedicati alle tradizioni olivicole, visite guidate a frantoi storici. La formula che raccoglie il consenso più alto è quella della cena in uliveto, scelta dal 71% dei partecipanti alle esperienze oleoturistiche. Un numero che dice molto su quanto conti, in questo tipo di offerta, la dimensione ambientale e sensoriale oltre che gastronomica.
Sul fronte delle preferenze geografiche, Toscana e Puglia si confermano in cima alle classifiche, con rispettivamente il 29% e il 28% delle preferenze.
Seguono Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%). Ma uno degli elementi più interessanti che emerge dal rapporto è la crescita di interesse per territori meno conosciuti, aree di alta qualità produttiva che fino a poco fa restavano fuori dai radar del turismo enogastronomico.
Tedeschi e americani tra i più interessati
L’oleoturismo attira anche dall’estero. I mercati più dinamici sul versante internazionale sono Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti. Ma non tutti i turisti stranieri si comportano allo stesso modo. In Europa la fascia di spesa più diffusa si colloca tra i 20 e i 40 euro per esperienza, mentre il pubblico americano mostra una propensione più spiccata verso il segmento premium: circa il 30% dei turisti statunitensi dichiara di essere disposto a spendere tra i 60 e i 100 euro. Una differenza che apre spazi interessanti per chi vuole strutturare un’offerta articolata su fasce di mercato diverse.
La domanda interna, nel frattempo, resta orientata in modo marcato verso contenuti di qualità. Gli italiani che si avvicinano all’oleoturismo lo fanno spinti soprattutto da interesse per gli aspetti salutistici dell’extravergine (65%), per le differenze varietali tra le cultivar (60%) e per la dimensione storico-culturale della produzione (60%). Tutti elementi che spingono verso un’offerta sempre più strutturata e informata.
Il gap di conoscenza che frena la piena valorizzazione
Eppure, a fronte di un entusiasmo crescente, i dati mostrano anche una lacuna che vale la pena registrare.
Solo il 43% degli italiani conosce concretamente la produzione olivicola del proprio territorio, ha visitato un oliveto o messo piede in un frantoio. Meno della metà sa indicare almeno una cultivar. Un divario tra l’attrazione emotiva verso questo prodotto e la conoscenza reale di come nasce e di cosa lo rende unico. È un paradosso che riguarda uno degli alimenti più presenti nelle cucine italiane: amato, usato ogni giorno, ma ancora poco conosciuto nei suoi aspetti tecnici e varietali.
I dati del rapporto fotografano dunque un settore che cresce in modo deciso, trainato da una domanda interna vivace e da un mercato estero in espansione. L’offerta oleoturistica, sostenuta da oltre sei milioni di ettari olivati e da una tradizione produttiva che attraversa l’intera penisola, dispone di basi solide. Il lavoro da fare riguarda soprattutto la profondità dell’esperienza proposta e la capacità di tradurre un patrimonio straordinario in percorsi fruibili, capaci di trasformare l’interesse in conoscenza autentica.
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