Nannarella portava a spasso i cani tra i vicoli della città eterna, troppo spaventata dall’aereo per volare negli States. Il racconto di quel 21 marzo 1956, quando una telefonata alle 5:30 del mattino consacrò la prima attrice italiana nella storia dell’Academy, lontano dai riflettori americani
La notte tra il 20 e il 21 marzo 1956, mentre a Hollywood si assegnavano gli Oscar, Anna Magnani era nella sua casa di Roma, all’ultimo piano di Palazzo Altieri. Aveva radunato gli amici più cari, c’era il compagno Gabriele Tinti, l’amica giornalista Egle Monti. Tutti erano in fibrillazione, in un clima di grande ansietà; ad un certo punto Anna, stanca di aspettare, uscì a portare gli amati cani a spasso.
Tutti sapevano che la Magnani aveva paura di volare. Per girare negli Stati Uniti La rosa tatuata (pellicola con la quale era in lizza per il ruolo di attrice protagonista) aveva affrontato un viaggio in nave di settimane. Tennessee Williams, che aveva scritto quella pièce nel 1950 per farla debuttare a Broadway, aveva ceduto i diritti per farne un film, con due condizioni: la parte a lei e a lui la sceneggiatura.
Le riprese, che iniziarono nell’ottobre 1954 a Key West, in Florida, durarono 5 mesi durante i quali Nannarella divenne amica di dive come Marylin Monroe e Bette Davis. Al suo fianco nel film recitava Burt Lancaster, perfetto nei panni di Alvaro Mangiacavallo, il camionista che riporta la vedova Serafina alla vita. Lei, che aveva studiato le battute a memoria senza conoscere bene l’inglese, per la versione italiana si autodoppiò.
Ma quando arrivò la premiazione, prendere l’aereo per tornare negli States era impensabile. Così quella notte la passò nella sua Roma. Tornata dalla passeggiata, alle quattro andò a dormire finché alle 5.30 squillò il telefono. Un giornalista di un’agenzia stampa americana, le disse: «Avete avuto l’Oscar! Brava!». Anna rimase in silenzio. Poi disse, scandendo le parole: «Magnani is happy!».
Intanto al Pantages Theatre di Hollywood, l’attrice Marisa Pavan, sorella di Anna Maria Pierangeli, e anche lei candidata per lo stesso film come attrice non protagonista, saliva sul palco a ritirare la statuetta. L’applauso fu scrosciante. I critici scrissero che un’interpretazione così si vede una volta sola in una generazione.
All’indomani la Magnani incontrò i giornalisti all’Excelsior per raccontare le sue emozioni: «Questo è il più gran giorno della mia carriera artistica, il più bel regalo che potessi aspettarmi, e che del resto non mi aspettavo. Sono soprattutto felice perché con me la cinematografica americana ha premiato l’Italia».
Eppure non tutti in Italia brindarono. Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Totò e Sordi non le inviarono neanche un telegramma. Le arrivarono invece i complimenti di Bette Davis, di Tennessee Williams e del produttore Rizzoli.
Anna era la prima attrice italiana a vincere l’Oscar, la prima non di lingua inglese. Hollywood le riconosceva il talento di una donna che non recitava, ma “viveva” le parti, come lei stessa ripeteva: «Io non recito. Vivo quello che faccio o credo di viverlo, che è lo stesso».
Nata a Roma nel 1908, figlia di una sarta e di un padre che non conobbe mai, cresciuta dalla nonna e cinque zie, decise di diventare attrice fin da piccola per colmare quel vuoto.
La carriera l’aveva portata dall’avanspettacolo con Totò fino a Hollywood, passando per Roma città aperta di Rossellini, che nel 1945 le diede fama internazionale. Con Rossellini condivise un grande amore tragico, finito quando lui scelse Ingrid Bergman. Non glielo perdonò mai del tutto.
Dopo l’Oscar arrivarono altre interpretazioni: nel 1960 di nuovo ad Hollywood accanto a Marlon Brando in Pelle di serpente di Sidney Lumet, con un personaggio tragico scritto apposta per lei da Tennessee Williams; poi, nel 1962, Mamma Roma con Pasolini, che la volle a tutti i costi per il ruolo di madre coraggio.
L’ultima volta sullo schermo fu nel 1972, in Roma di Fellini. Scena notturna, lui che la insegue con la cinepresa mentre apre il portone di Palazzo Altieri. Lei si gira, gli sorride: «A Federì, va a dormì, va». Lui insiste: «Posso farti una domanda?». Lei: «No, nun me fido. Ciao, buonanotte». E chiude il portone.
Se n’è andata l’anno dopo, il 26 settembre 1973, a 65 anni, per un tumore al pancreas. Di lei Federico Fellini disse: «Anna Magnani ha incarnato la figura femminile che ha dato agli italiani un motivo d’orgoglio». Settant’anni dopo quell’Oscar vinto lontana dai riflettori, la sua immagine è ancora viva. È nella corsa disperata di Pina in Roma città aperta, nello sguardo di Mamma Roma, nella passione di Serafina. È in quella frase detta all’alba del 21 marzo 1956: “Magnani is happy”. Semplice, diretta, vera. Come lei, Nannarella, una delle poche personalità italiane ad avere una stella nella Hollywood Walk of Fame.
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