Gli anziani diffondono nelle loro famiglie e nelle comunità un’atmosfera che invita a relazioni serene evitando tensioni e violenze. Attenti alle vicende del mondo costituiscono un monito per i giovani, spesso distratti di fronte alle realtà che li circondano
In questi tempi non facili, quando i venti di guerra soffiano forti in tanti luoghi del mondo, non si possono dimenticare gli anziani, perché più di altri sentono il peso delle paure, delle preoccupazioni, delle incertezze sul futuro che dominano l’atmosfera. In questa luce guardiamo alle persone non più giovani in una duplice prospettiva: da una parte ci sentiamo coinvolti dalle loro sofferenze e dai loro timori, dall’altra riteniamo che possano svolgere una funzione importante nell’ispirare pensieri di pace e atti concreti volti alla sua realizzazione.
Le notizie sulle guerre in Palestina, in Ucraina, nel Sudan e in molti altri luoghi (la “terza guerra mondiale a pezzi”, evocata da papa Francesco) giungono attraverso i media, ogni giorno con martellante, dolorosa costanza. Le persone anziane si sentono sole di fronte a quanto avviene; certamente hanno timori concreti per la possibile estensione dei conflitti anche nei nostri territori, ma sempre più sono dominati dall’angoscia per le dinamiche di guerra delle quali non conoscono né capiscono l’origine. Percepiscono, però, che la cattiveria umana produce dolore e disperazione. La guerra turba l’istintivo senso di pace di chi non è più giovane, la voglia di serenità; provoca sofferenza per le notizie sulla morte di tante persone, per le violenze sui bambini che patiscono la fame, il freddo, l’abbandono, sempre più frequenti non solo nei luoghi delle battaglie, ma anche nelle zone di civile abitazione. Le notizie sulle devastazioni degli edifici, su migliaia di persone lasciate al freddo o esposte alle intemperie senza protezione provocano un dolore causato anche dall’immedesimazione, indotta dal ricordo delle condizioni di difficoltà della loro infanzia. In molte occasioni ho avuto la possibilità di ascoltare le angosce di persone anziane, in particolare per la condizione dei bambini, sia quelli esposti al gelo in Ucraina, sia quelli ammalati per la mancanza di cibo e la disidratazione nei luoghi dell’Africa, dove si combatte per interessi economici e di potere. Inaspettatamente, e con mia forte meraviglia, talvolta mi è capitato di sentire riferimenti specifici ad alcuni eventi bellici; una signora di 86 anni pregava ogni giorno per il ritorno nelle loro famiglie dei bambini ucraini rapiti e portati in Russia. “Perché prendersela con i piccoli che non fanno male a nessuno”. Mi hanno impressionato le domande di un’anziana, dotata di una cultura generale limitata, che mi ha chiesto informazioni sulla geografia dei luoghi dove i piccoli erano stai rapiti. Persone che nulla sapevano della Palestina sono impressionate dai rapimenti, dalle violenze verso gli innocenti, dalla distruzione degli edifici, dalle violenze tra i coloni ebrei e la popolazione della Cisgiordania. Mi sono domandato con stupore, quando ho ricevuto domande su questi eventi: come è possibile che persone anziane, che normalmente non partecipano alle vicende politiche, siano così attente ad eventi bellici e di violenza in paesi lontani? Uno stupore che mi ha ricordato quello di molti anziani al tempo del Covid; apparentemente assenti di fronte alle tragiche notizie di quei momenti, in alcune circostanze mostravano un’attenzione inattesa, una dolorosa partecipazione che mi colpiva e meravigliava.
In una prospettiva diversa da quella sopraindicata, il rapporto tra gli anziani e la guerra produce risultati significativi nella vita di tutti giorni delle nostre comunità. Gli anziani pregano per la pace, diffondendo nelle loro famiglie e nelle comunità un’atmosfera che invita a relazioni serene, evitando tensioni e violenze, anche quelle verbali. L’anziano portatore di pace talvolta non viene capito, viene posto ai margini; prova così il dolore profondo di sentirsi isolato, non ascoltato, anzi talvolta deriso (“tu non puoi capire cosa c’è dietro la tensione tra i tuoi figli, a causa dei problemi economici”). Però continua con costanza ad essere costruttore di una pace possibile, perché con la sua attenzione alle vicende del mondo costituisce un monito per i giovani, spesso distratti di fronte alle realtà che li circondano. Profeti apparentemente inascoltati, che però lasciano un segno. Sono inoltre attori di pace nelle famiglie; anche se talvolta trascurati, e più o meno palesemente derisi, costituiscono un riferimento rispetto alla costruzione di un mondo possibile, dove “il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto…” (Isaia 11, 1-10).
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