Filippucci vince le Nuove Proposte, Arisa in testa alla classifica provvisoria dei Big. Standing ovation per Mogol, show di Irina Shayk e blitz rosso fuoco di Belen Rodriguez.
Ramazzotti e Alicia Keys, un duetto da brividi
Il momento più atteso al Teatro Ariston, in fondo, era scritto già nel programma: Eros Ramazzotti e Alicia Keys insieme, per la prima volta dal vivo su un palco, in quella che Carlo Conti aveva anticipato come “un’anteprima mondiale”. E il pubblico non è rimasto deluso.
Ramazzotti è entrato in scena, introdotto dalla voce di Pippo Baudo, con Adesso tu, la canzone con cui quarant’anni fa vinse il Festival. Una coincidenza che vale da sola una serata intera. Poi il piano nero illuminato, Alicia Keys in piedi a suonare e i due insieme sulle note de L’Aurora, versione italiana incisa nell’ultimo progetto discografico di Eros. La Keys ha cantato nella nostra lingua per onorare, come ha detto lei stessa, i nonni siciliani. Dalla galleria hanno urlato “bis, bis” come nelle migliori tradizioni del Festival.
La musicista americana ha poi chiuso da sola con Empire State of Mind, voce e pianoforte, in silenzio religioso. Difficile fare di meglio.
La classifica: Arisa in vetta, Sayf e Luchè inseguono
La terza serata ha visto sfidarsi i restanti 15 Big, quelli che non si erano esibiti mercoledì, con il voto combinato del televoto e della Giuria delle Radio a determinare la Top 5 di serata.
Il verdetto, comunicato in ordine casuale come da tradizione, ha premiato Arisa, Sayf, Luchè, Serena Brancale e Sal Da Vinci. Nomi diversissimi tra loro, accomunati da un pubblico che evidentemente ha risposto con entusiasmo alle loro proposte. Sal Da Vinci, in particolare, ha strappato lacrime in diretta alla fine della sua esibizione con Per sempre sì, tra gli applausi di un’intera platea che ballava anche in sala stampa.
Arisa, invece, si è guadagnata la ribalta anche per un siparietto con Carlo Conti: salendo sul palco, ha tirato fuori una bustina di farmaci offrendola al conduttore con la domanda “sei agitato?”. Una gag che vale dieci punti nel FantaSanremo, e che ha strappato risate a cascata.
Come sono andati gli ascolti
In termini di telespettatori medi della terza serata, il festival ieri ha fatto meglio della terza serata dell’edizione 2023, quando gli spettatori furono 9.240.000.
Ieri la prima parte del Festival, dalle 21.45 alle 23.33, è stata seguita da 12.585.000 spettatori con il 60,4% di share. Mentre la seconda parte, dalle 23.37 all’1.13, è stata seguita da 5.941.000 spettatori con il 61,3% di share.
Filippucci vince le Nuove Proposte
La serata si è aperta con la finalissima delle Nuove Proposte, presentata da Gianluca Gazzoli. A vincere è stato Nicolò Filippucci, 19 anni, con il brano Laguna: una power ballad che aveva già superato il milione di streaming su Spotify a dicembre, prima ancora del Festival. Per un ragazzo di Corciano, in provincia di Perugia, che ha il nonno autore di canzoni per lo Zecchino d’Oro e i Queen tra i suoi idoli dichiarati, è un inizio che suona già come promessa mantenuta.
L’altra finalista, Angelica Bove, ha portato a casa qualcosa di altrettanto significativo: il Premio della Critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Lucio Dalla, entrambi assegnati alla categoria Nuove Proposte. Due riconoscimenti che, nella storia del Festival, spesso, hanno anticipato carriere longeve.
La standing ovation per Mogol
Tra i momenti più toccanti c’è stato senza dubbio il Premio alla Carriera consegnato a Mogol, al secolo Giulio Rapetti, che tra pochi mesi compirà 90 anni. Tutto l’Ariston si è alzato in piedi al suo ingresso. Carlo Conti lo ha presentato come “la storia della musica italiana”, e non è esagerazione: 1.776 canzoni depositate alla Siae, 523 milioni di dischi venduti nel mondo.
Mogol ha ricevuto anche la targa della sua prima canzone depositata alla SIAE il 2 febbraio 1960 (si intitolava Precipito!) e si è detto commosso dall’accoglienza. La canzone preferita? Dormi amore, scritta con Gianni Bella e cantata da Adriano Celentano nel 2007, dedicata alla moglie. “Parlo di cosa sarà la sua vita quando non sarò più con lei, ma ci sopravviverà il nostro amore”, ha spiegato.
Nel mentre, sullo schermo dell’Ariston scorrevano le copertine di mezzo secolo di musica italiana: Bobby Solo, Lucio Battisti, Mina, Riccardo Cocciante. Un pezzo di storia del nostro Paese, raccontata per canzoni.
Irina Shayk, Pantani-Lapo e il blitz di Belen
Anche i co-conduttori di serata hanno dato il loro contributo allo show, e non è poco. Irina Shayk è scesa dalla scalinata dell’Ariston in tuta second skin di pizzo nero e brillantino tra i denti, sulle note di Unstoppable di Sia, raccogliendo uno scroscio di applausi, per un ingresso “da manuale”. La top model russa, interrogata sulla guerra in Ucraina, ha risposto con eleganza che preferiva evitare commenti politici, precisando di essere lì per celebrare la musica: e aggiungendo, con un sorriso, di mandare “amore e pace”. Qualcuno in sala stampa ha provato a insistere, ma lei ha tenuto il punto senza perdere la compostezza. Rispetto e stile, in una parola sola.
Ubaldo Pantani, nei panni di Lapo Elkann con tailleur tricolore, ha invece scatenato le risate del teatro con una serie di battute fulminanti. Su Max Pezzali, tenuto sulla nave senza farlo attraccare (“veramente troppo”, ha sentenziato). Sui The Kolors definiti con affetto “una band inglese che ha imparato benissimo il napoletano”. E su Carlo Conti sistematicamente confuso con Fabio Fazio di Che Tempo Che Fa, con la Rai scambiata per la Nove e viceversa, in un cortocircuito che ha mandato in visibilio la platea. Conti rideva, ma con quella risata di chi non sa bene se difendersi o stare al gioco. La scelta, apprezzata, è stata di stare al gioco.
Poi, a serata quasi conclusa, è arrivata lei: Belén Rodriguez. Mentre Samurai Jay cantava Ossessione, la showgirl argentina è comparsa in cima alla scalinata avvolta in un lungo abito rosso fuoco, recitando la sua battuta prevista nel testo del brano. La sua presenza fisica sul palco, però, era del tutto inattesa. Pochi secondi sotto i riflettori, in playback, e si è presa comunque tutta la scena.
Make Music Not War: Pausini e i bambini del coro
Uno dei passaggi più intensi della serata è stato l’appello per la pace di Laura Pausini insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna e al Coro di Caivano.
I bambini, tutti in bianco, hanno cantato Heal the World di Michael Jackson mentre sullo schermo campeggiava la scritta Make Music Not War. “Basta con le guerre. Tutte”, ha detto Pausini. Poco prima, il momento dedicato al bullismo con Paolo Sarullo, il ragazzo di Albenga rimasto tetraplegico dopo un’aggressione in monopattino da parte di quattro adolescenti nel maggio 2024. In collegamento da casa, ha intonato Balorda Nostalgia di Olly e ha detto che perdonerebbe i suoi aggressori. “Quello che è successo a me non deve più accadere a nessuno”, ha concluso.
Vincenzo De Lucia ha chiuso la serata nella parte comica con la sua imitazione di Maria De Filippi, lanciando il “falò di confronto tra Andrea Pucci ed Elly Schlein”. Ha letto le lettere di conduttori pentiti di aver lasciato la Rai (un riferimento abbastanza trasparente ad Amadeus), offrendo indizi sul futuro presentatore di Sanremo con un identikit che calzava perfettamente su Stefano De Martino. Coincidenze?
Domani, è la serata delle cover: trenta artisti, trenta ospiti, e la musica torna al centro di tutto.
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