I dati Cinetel raccontano del successo del box office, che supera i 496 milioni di euro, con la produzione nazionale ai migliori livelli dal 2016. Cresce il pubblico over 60 mentre si consolida la fascia giovane.
Un anno di stabilità e rilancio
Il 2025 si chiude per il cinema italiano con un bilancio positivo. Secondo i dati Cinetel, gli incassi complessivi nelle sale hanno raggiunto i 496,5 milioni di euro, con circa 68,3 milioni di biglietti venduti. Un risultato stabile rispetto al 2024 (+0,5% negli incassi, -2% nelle presenze) e quasi identico a quello del 2023.
Un equilibrio che testimonia la ritrovata solidità del settore, ancora in fase di assestamento dopo le difficoltà del periodo pandemico. Determinante per questo andamento è stata la produzione nazionale, che ha conquistato nel 2025 il 32,7% del botteghino e il 33,3% delle presenze. Tradotto in cifre: 162,4 milioni di euro d’incasso e 22,7 milioni di biglietti venduti, il miglior risultato dal 2016.
Numeri che superano anche la media del decennio 2010-2019, segno di un progressivo rafforzamento del cinema italiano, sostenuto durante tutto l’anno da un’offerta costante e da un crescente interesse del pubblico verso i titoli di casa nostra.
Il fenomeno Zalone e la spinta delle iniziative estive
A trainare gli incassi del 2025 è stato “Buen Camino”, il nuovo film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, che ha registrato oltre 36 milioni di euro e 4,4 milioni di presenze, risultando il titolo più visto dell’anno. Al secondo posto “Lilo & Stitch” (22,3 milioni) e a seguire “Follemente” (17,9 milioni), “Avatar: Fuoco e cenere” (17,3 milioni) e “Zootropolis 2” (16,6 milioni). Nella top ten figurano ben quattro film italiani, segnale della rinnovata forza produttiva nazionale, tra cui “Diamanti”, “Io sono la fine del mondo” e “Oi vita mia”.
La stagione estiva ha confermato la voglia di cinema in sala anche nei mesi tradizionalmente più deboli. Le campagne “Cinema Revolution” e “Cinema in Festa”, promosse dalle istituzioni e dai principali operatori del settore, hanno contribuito a registrare un +12,1% di incassi e un aumento dello 0,8% di presenze rispetto alla media del triennio pre-pandemico 2017-2019. Pur inferiore al record del 2024, l’estate cinematografica 2025 ha dimostrato come il pubblico continui a considerare il grande schermo un punto di riferimento culturale e sociale.
Confronto europeo: l’Italia regge meglio degli altri mercati
A livello europeo, il risultato italiano spicca per solidità. La Francia ha chiuso l’anno con un calo del 13,6% di presenze rispetto al 2024, mentre la Spagna ha registrato un -5%. Più stabili i mercati del Regno Unito (+0,9%) e della Germania, in lieve crescita (+7,3%). L’Italia, invece, riesce a mantenere gli incassi pressoché invariati, segno di un ecosistema in equilibrio e di un rinnovato rapporto tra spettatori e sale.
Il presidente dell’Anica, Alessandro Usai, ha sottolineato come il cinema italiano “confermi la sua forza”. Pur in un contesto globale complesso, ha aggiunto, l’Italia è “l’unico Paese europeo dove il prodotto nazionale nel 2025 supera per incassi e presenze la media del periodo 2017-2019: +33% d’incassi e +18% di biglietti venduti”. Il comparto, tuttavia, attende la ripresa del prodotto americano, ancora in rallentamento: rispetto al triennio pre-Covid, i film statunitensi e britannici hanno registrato nel nostro Paese oltre 27 milioni di spettatori in meno.
Un nuovo pubblico e un ruolo centrale per le sale
Le dinamiche del 2025 mostrano anche un cambiamento profondo nella composizione del pubblico cinematografico, segnale di una trasformazione culturale che procede di pari passo con l’evoluzione dell’offerta e dei linguaggi del cinema. Secondo i dati elaborati da CinExpert, la fascia over 60 è cresciuta del 26% rispetto al 2024: un incremento significativo, il primo vero aumento da dopo la pandemia.
Gli spettatori maturi, spesso considerati meno assidui, tornano così a riempire le sale, spinti anche dalla maggiore varietà di titoli italiani e dalla possibilità di vivere nuovamente l’esperienza comunitaria del cinema in presenza. È un pubblico più fedele, meno influenzato dai fenomeni istantanei e più attento ai contenuti culturali e autoriali, che contribuisce a dare stabilità al botteghino.
Parallelamente, si consolida la partecipazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, che continuano a costituire il 22% del totale dei biglietti venduti. Questa fascia, la più importante in termini numerici, si conferma vitale per la tenuta del sistema, attratta sia dai grandi titoli d’intrattenimento internazionale, sia dai film italiani che raccontano in modo diretto i linguaggi, le inquietudini e le aspirazioni della loro generazione. L’attenzione crescente verso storie sociali, temi ambientali e figure femminili forti rispecchia una nuova sensibilità giovanile che il cinema italiano ha imparato, in parte, a intercettare con successo.
Generazioni diverse unite dal grande schermo
Il risultato è una platea più diversificata: sale frequentate in egual misura da adolescenti, adulti e anziani, che trovano nel grande schermo uno spazio comune. In questo equilibrio tra generazioni, la sala cinematografica riafferma la propria funzione di presidio culturale e sociale, capace di unire mondi e linguaggi differenti.
Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni ha visto in questi dati un segnale incoraggiante: “Il cinema italiano ha raggiunto risultati tra i più alti degli ultimi anni, superando i livelli pre-pandemici”, ha dichiarato. Per Borgonzoni, le sale restano “presidi culturali fondamentali, che hanno favorito il ritorno del pubblico e la diffusione di una maggiore consapevolezza del valore collettivo dell’esperienza cinematografica”.
In un panorama globale ancora in cambiamento, l’Italia dimostra così di saper conservare una delle sue tradizioni culturali più radicate: quella del cinema condiviso, vissuto insieme, dentro le sale.
Un settore che guarda al futuro con equilibrio
Il 2025 ha dunque sancito la ripresa di un comparto che ha saputo ricostruirsi con pazienza e continuità. L’industria cinematografica italiana mostra oggi non solo una solidità ritrovata, ma anche una capacità di rinnovamento produttivo e pubblico.
Gli effetti positivi del finale d’anno — trainato dalle uscite natalizie — promettono di dare continuità anche al 2026, suggellando il ritorno definitivo del cinema italiano tra i protagonisti del mercato europeo.
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