Trenta Big sul palco, l’omaggio a Baudo e Vessicchio, le lacrime di Serena Brancale e la voce di una centenaria: l’Ariston riapre i battenti con una maratona di cinque ore che ha già i suoi primi protagonisti.
Sanremo 2026 si apre nel segno della memoria
Martedì 24 febbraio il sipario si è alzato sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo. Carlo Conti ha preso le redini di un palcoscenico che conosce bene, affiancato da Laura Pausini, co-conduttrice per tutte e cinque le serate, e dall’attore turco Can Yaman, ospite fisso della prima puntata.
Prima ancora di ascoltare una nota in gara, però, l’Ariston si è fermato a ricordare. L’apertura è stata nel segno di Pippo Baudo. La voce del conduttore simbolo del Festival risuonava in sala, i figli Tiziana e Alessandro erano in platea, e qualcosa di malinconico e al tempo stesso festoso ha attraversato il teatro. Un inizio che parlava di radici, di storia, di un’Italia che il sabato sera lo ha sempre passato davanti a quello schermo lì.
Poi è arrivato l’omaggio a Peppe Vessicchio, il direttore d’orchestra che per decenni è stato il volto silenzioso e sorridente di tante canzoni entrate nell’immaginario collettivo, scomparso pochi mesi fa. Il pubblico gli ha tributato una standing ovation commossa. Qualcuno ha avuto gli occhi lucidi. E non era ancora cominciata la gara.
La voce di Gianna e il peso della storia
Tra i momenti più toccanti della serata, uno arriva da lontano nel tempo. Gianna Pratesi, 105 anni compiuti e altri in arrivo a marzo, è salita sul palco dell’Ariston portando con sé la memoria viva del 2 giugno 1946, il giorno in cui le donne italiane votarono per la prima volta. Gianna era tra loro. Ha raccontato di una casa tutta per la Repubblica, di una certezza condivisa, di una giovinezza passata a credere che le cose potessero cambiare.
Carlo Conti ha chiesto al pubblico di applaudire chi ha perso la vita per la libertà del Paese. E la platea lo ha fatto, con una di quelle ovazioni spontanee che non si costruiscono, ma arrivano.
Tiziano Ferro e Max Pezzali
Non c’è Festival senza il grande ospite che fa sentire tutti a casa, quello capace di rimescolare i ricordi e riportare la platea in un tempo che sembrava lontano.
Questa volta il ruolo è toccato a Tiziano Ferro, che ha festeggiato i venticinque anni di XDono con un medley costruito pezzo dopo pezzo, capace di riportare indietro il tempo in modo quasi fisico. Ha cantato con quella voce che negli anni non ha perso nulla della sua potenza, si è commosso sul palco (e non lo ha nascosto) ha ringraziato il pubblico con quella sua intensità che non passa mai di moda e che continua a fare breccia in chi lo segue da sempre. Il pubblico? Tutto in piedi.
Dalla nave da crociera Costa Toscana ancorata al largo, Max Pezzali si è collegato in diretta portando con sé tutta la sua carica da frontman da stadio. Ha trascinato tutti a cantare i suoi successi, quelli che una generazione ha imparato a memoria sui Walkman e che oggi i figli di quella stessa generazione conoscono altrettanto bene. Un ponte tra l’Ariston e il mare aperto, tra ieri e oggi, tra chi c’era e chi è arrivato dopo.
>In Piazza Colombo, invece, Gaia ha proposto Chiamo io chiami tu davanti a una folla all’aperto che ha risposto con entusiasmo, trasformando la piazza in un prolungamento naturale del teatro.
L’incontro di 2 Sandokan
Poi è arrivato il momento che i social stavano aspettando fin dall’annuncio della sua presenza. L’incontro tra Kabir Bedi, il primo Sandokan della televisione italiana, negli anni Settanta, e Can Yaman, il suo erede televisivo per le generazioni più giovani. Turco come lui di nascita, con un seguito sui social che conta decine di milioni di follower. I due si sono incontrati sul palco, si sono abbracciati, si sono guardati con una simpatia genuina che non sembrava costruita per l’occasione. L’immagine ha fatto il giro del web in pochi minuti, rimbalzando da Instagram a TikTok senza sosta. Conti, con la sua ironia misurata e mai sopra le righe, ha commentato il confronto fisico tra i due con una battuta azzeccata. Pausini ha chiuso la gag con un’altra, e il teatro ha riso di gusto.
Olly apre le danze
La serata ha ospitato tutti e trenta i cantanti in gara, uno dopo l’altro, in una maratona durata oltre cinque ore conclusasi attorno all’una e mezza di notte. Olly, vincitore dell’edizione 2025, ha aperto le danze con Balorda Nostalgia, dando il via simbolico alla competizione.
Tra le performance più intense della serata spicca quella di Serena Brancale, che ha portato sul palco Qui con me, una ballata dedicata alla madre scomparsa. Nessun velo, nessuna metafora a fare da scudo: solo la nudità di chi racconta una perdita vera. Alla fine dell’esibizione è scoppiata a piangere, e il teatro le ha restituito una standing ovation. Molti in sala avevano gli occhi lucidi.
Gli altri Big in gara
Arisa ha convinto con Magica Favola, un brano che racconta l’infanzia, le prime ferite e il desiderio di pace: un diario musicale che dal vivo ha funzionato meglio di quanto ci si aspettasse. Fedez e Marco Masini, coppia inedita nata proprio sotto i riflettori dell’Ariston, hanno portato Male necessario, ragionando su come le tempeste della vita possano diventare opportunità. Ditonellapiaga ha fatto sorridere e pensare con Che fastidio!, un brano che prende di mira le ipocrisie sociali e le convenzioni. Fulminacci, alla sua seconda partecipazione, ha presentato Stupida sfortuna, costruita attorno alla paura del futuro. Sal Da Vinci è tornato all’Ariston dopo diciassette anni e il pubblico lo ha accolto cantando già Rossetto e Caffè ancora prima che aprisse bocca. Ha dedicato la serata al paroliere Vincenzo D’Agostino, scomparso di recente. Ermal Meta ha commosso con Stella Stellina, una ninna nanna dedicata alle bambine vittime della guerra a Gaza. Sul bavero della giacca portava scritto il nome Amal, come a voler dare un volto a tutte.
Non sono mancati i momenti leggeri: Vincenzo De Lucia nei panni di Laura Pausini ha strappato risate, e il FantaSanremo ha già prodotto i suoi verdetti paralleli con LDA e Aka7even in cima ai punteggi bonus per aver sfruttato ogni possibile extra della serata.
La prima classifica parziale
A chiudere la serata, l’annuncio tanto atteso. Nella prima puntata il voto spetta alla sola Giuria della Sala Stampa, TV e Web (televoto e giuria delle radio entrano in gioco dalla seconda serata) che ha espresso un giudizio da 1 a 10 per ciascuna esibizione. Il risultato non è una classifica ordinata, ma un elenco di cinque nomi in ordine sparso. I più votati: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez & Marco Masini.
Quattro di questi cinque erano già nelle primissime posizioni nei pre-ascolti di gennaio, quando venti testate giornalistiche avevano già espresso i propri giudizi sui brani prima del Festival.
L’unica sorpresa è Arisa, quindicesima nei pre-ascolti con una media di 6,13, evidentemente capace di convincere molto di più dal vivo. Ditonellapiaga guidava i pre-ascolti con una media di 7,70, Fulminacci era secondo con 6,93, Serena Brancale terza con 6,88, Fedez e Masini quarti con 6,82. I bookmaker, prima dell’inizio, indicavano Serena Brancale come favorita alla vittoria finale con quote tra 2,80 e 3,50. Dalla seconda serata in poi, con l’ingresso del televoto, gli equilibri potranno cambiare in modo significativo.
Gli ascolti: quasi 10 milioni di spettatori
Intanto, la prima serata di Sanremo 2026 ha raccolto davanti alla televisione 9,6 milioni di spettatori, con una media del 58% di share nella total audience. Un risultato che, confrontato con l’esordio dell’edizione precedente (12,6 milioni di spettatori e il 65,3% di share) segna un calo evidente.
Ma i confronti con l’anno scorso vanno presi con le dovute cautele: il 2025 è stata un’annata straordinaria, difficile da replicare per chiunque.
Nonostante ciò, quello di ieri sera rappresenta il quarto miglior risultato di share dal 1997. Fanno meglio soltanto le ultime tre edizioni del Festival e l’edizione del 1997, appunto, condotta da Mike Bongiorno, che si fermò a un filo di distanza con il 58,74%.
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