Lontano dagli eccessi e dalle sregolatezze dei suoi colleghi, lo scrittore viveva una vita ordinaria in California, producendo capolavori visionari come L’uomo che si restringeva. A 100 anni dalla nascita, la sua eredità rivive nei thriller contemporanei e nelle serie tv, confermando il debito eterno di maestri del genere come George Romero e Stephen King
Il 20 febbraio del 1926 nasceva nel New Jersey Richard Burton Matheson, il prolifico autore statunitense di fantasy, horror e fantascienza, le cui opere hanno ispirato innumerevoli adattamenti per il piccolo e il grande schermo. I suoi film sono stati visti da milioni di persone, i libri ispirati alle sue trame hanno appassionato intere generazioni, le sue idee sono state rielaborate in mille forme diverse. A discapito della sua produzione letteraria, Matheson si è sempre tenuto lontano da alcol, droghe o da una vita sregolata. Bastava la sua irrefrenabile fantasia per trasformare l’ordinario in un incubo.
La fama inizia negli anni Cinquanta, quando comincia a pubblicare racconti su riviste specializzate con uno stile asciutto e diretto, che va dritto al cuore della storia. Nel 1954 pubblica Io sono leggenda, forse la sua prova più riuscita, trasposta al cinema ben tre volte, l’ultima con il giovane Will Smith impegnato a combattere i vampiri in una New York spopolata.
Il romanzo arriva in un momento particolare della storia americana in piena Guerra Fredda, con la paura del contagio comunista, l’ansia nucleare, l’ossessione per la conformità. Matheson prende queste paure collettive e le trasforma in letteratura, creando un protagonista che incarna la solitudine dell’individuo contro la massa. Non è un caso che Stephen King l’abbia sempre considerato il suo maestro.
Ma Matheson non si ferma ai ‛non morti’. Nel 1971 scrive un racconto che lancia la carriera di un giovane Steven Spielberg, regista allora sconosciuto. Si intitola Duel e racconta di un commesso viaggiatore che supera un vecchio camion arrugginito durante un viaggio di lavoro. Da quel momento inizia un incubo senza spiegazione: il camion lo insegue, lo tallona, cerca di spingerlo fuori strada. Nella pellicola non si vede mai chi è alla guida del camion, che diventa per gli spettatori una presenza demoniaca che ingaggia l’incauto automobilista – interpretato da Dennis Weaver – in un mortale gioco al massacro.
Peraltro, Matheson ha sempre raccontato di aver vissuto in prima persona un’esperienza simile in autostrada, quando un camionista lo aveva tallonato pericolosamente per molti chilometri, senza alcun motivo. Questa era, infatti, la sua capacità descrittiva: scorgere il potenziale narrativo in ogni situazione quotidiana, trasformando il banale in terrificante.
Nel 1975 pubblica Da qualche parte nel tempo, un romanzo d’amore che mescola fantascienza e sentimento. Richard Collier, scrittore malato terminale, si innamora della fotografia di un’attrice vissuta nell’Ottocento. Attraverso l’autosuggestione riesce a viaggiare indietro nel tempo per incontrarla, vivendo una storia d’amore destinata a finire tragicamente. Il film del 1980 con Christopher Reeve diventa un classico del cinema romantico e Matheson dimostra di saper passare dall’horror al romanticismo struggente senza perdere credibilità.
Ma forse il suo lavoro più visionario è L’uomo che si restringeva del 1956, una meditazione profonda sull’identità e sul posto dell’uomo nell’universo. Il protagonista, Scott Carey, esposto a una nube radioattiva, comincia a rimpicciolire inesorabilmente diventando più piccolo di un insetto. Allora il suo scantinato si trasforma in una giungla mortale, dove ogni oggetto quotidiano rappresenta una minaccia, fino al finale, poetico e commovente.
Durante gli anni Sessanta, lo scrittore lavora intensamente per la televisione, lasciando alcuni degli episodi più memorabili di Ai confini della realtà, la serie creata da Rod Serling. La fama di sceneggiatore è tale che nel 1962 viene chiamato da Alfred Hitchcock per lavorare al suo film Gli uccelli, tratto da un racconto di Daphne du Maurier. Come Matheson stesso racconterà in seguito, il grande regista non apprezzò la sua idea di non mostrare mai i volatili assassini nel film, tanto che alla fine venne sostituito da Ed McBain.
La vita privata di Matheson è stata l’opposto delle sue storie. Sposato con Ruth Ann dal 1952 fino alla morte di lei nel 2011, ha vissuto a Calabasas in California come un padre di famiglia qualsiasi. Lavorava con disciplina metodica, trascorrendo ogni mattina nel suo studio a scrivere. Gli amici lo descrivevano come timido, gentile, lontano anni luce dai mondi oscuri della sua fantasia. Tre dei suoi quattro figli sono diventati scrittori, tra cui Richard Christian Matheson che ha seguito le orme paterne nell’horror. Molti i riconoscimenti nel corso della carriera: il premio Hugo nel 1958, il World Fantasy Award alla carriera nel 1971, il Bram Stoker Award nel 1991. Ma forse il più significativo è stato il premio alla carriera del PEN Center USA nel 2010, che lo consacra tra i grandi della letteratura americana.
Matheson si è spento il 23 giugno 2013 a 87 anni, lasciando un’eredità immensa. I suoi romanzi continuano a essere ristampati, i suoi film rimangono pietre miliari del cinema di genere, le sue idee vengono costantemente rielaborate. Serie come The Walking Dead devono molto a Io sono leggenda, così come innumerevoli thriller automobilistici devono tutto a Duel. Stephen King, George Romero, Steven Spielberg: tutti riconoscono il debito verso questo scrittore capace di vedere l’orrore dietro l’angolo della normalità.
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