Il nuovo documento programmatico di AGE Platform Europe punta a trasformare gli anziani in protagonisti del cambiamento. Dall’uso consapevole delle tecnologie alla partecipazione politica, ecco come la rete europea vuole trasformare il “Vecchio Continente” in una società realmente inclusiva
Celebrare la longevità come una delle più grandi conquiste dell’umanità; combattere l’ageismo e tutti i pregiudizi sull’età; ridurre le disuguaglianze socioeconomiche lungo tutto l’arco della vita; consentire a tutti di condurre una vita piena e dignitosa; sostenere la possibilità di contribuire alla società man mano che si invecchia. Se si dovesse riassumerlo in poche righe, sarebbe questo il cuore pulsante della strategia che AGE Platform Europe – la rete europea di organizzazioni non profit che dal 2001 rappresenta i senior e a cui aderisce anche 50&Più – ha deciso di mettere in campo nei prossimi quattro anni a tutela dei diritti delle persone anziane.
In una Unione europea che continua a perdere colpi in campo sociale e che, al contrario, sta spostando sempre più la sua attenzione verso la difesa, la sicurezza e la competitività, AGE vuole rispondere con la visione di una “Società per tutte le età”. Così si intitola il documento programmatico che contiene la strategia 2026-2030 a sostegno della popolazione anziana. Una bussola per orientare gli sforzi collettivi dell’organizzazione, “un documento che definisce la direzione e gli obiettivi che perseguirà nei prossimi anni per rappresentare e far rispettare gli interessi e i diritti delle persone anziane a tutti i livelli politici”, ha scritto Heidrun Mollenkopf, presidente di AGE Platform Europe.
Tuttavia, il percorso per attuare questa visione si preannuncia in salita: in un panorama che si trova ad affrontare la crescente pressione dei movimenti antidemocratici, le questioni dell’uguaglianza e dell’invecchiamento rischiano di essere relegate in secondo piano negli anni a venire. Sotto la spinta potente delle crisi internazionali, l’Ue rischia di trascurare la sua anima sociale. Il timore – e non è solo tale – è che i tagli ai fondi e il calo di attenzione politica finiscano per colpire proprio i diritti dei più fragili e le strategie per l’invecchiamento attivo, mentre per uno strano scherzo del destino le politiche di invecchiamento demografico e di uguaglianza rivolte alle persone anziane sono sempre più riconosciute nel dibattito pubblico e negli sviluppi politici.
L’invecchiamento della popolazione – insieme alla transizione digitale e a quella climatica in corso – rappresenta una delle tre importanti dinamiche che stanno plasmando il futuro sia dell’Europa che dell’intero pianeta. Nel “Vecchio Continente” (è il caso di dirlo) un quinto della popolazione è over 65. Il che significa che su circa 449 milioni di persone, quasi 100 milioni sono anziane. Numeri che nascondono notevoli sfide sia per il crescente corpus di lavori sui diritti degli anziani, comprese le politiche nazionali sull’invecchiamento, sia per il tema dell’assistenza sanitaria.
Gli obiettivi della Strategia 2026-2030 sono tre e verranno perseguiti con il supporto dei membri e partner che aderiscono alla rete. Il primo è “aumentare la consapevolezza pubblica sulle opportunità e le sfide dell’invecchiamento”. Per raggiungere questo scopo, AGE si impegna a trasformare la narrazione pubblica e politica della terza età, passando da una visione paternalistica a un approccio positivo basato sui diritti umani. Il tutto attraverso lo sviluppo di strumenti di advocacy mirati (video, report, campagne social) per contrastare gli stereotipi e l’uso di un linguaggio discriminatorio, che promuova invece un’immagine realistica degli anziani come risorsa attiva. In parallelo, la strategia punta a migliorare la cooperazione intergenerazionale, incoraggiando il dialogo, il mentoring e la co-creazione tra giovani e anziani per abbattere le barriere culturali.
Il secondo obiettivo è “garantire che le persone anziane e l’invecchiamento siano centrali nelle agende politiche”. Questo impegno mira a integrare la “parità di età” in tutti i quadri politici a livello europeo e internazionale. È previsto il sostegno politico per i diritti degli anziani attraverso la sensibilizzazione dei decisori e l’amplificazione delle esperienze vissute, nonché l’integrazione della tematica dell’invecchiamento in settori chiave come la transizione digitale e verde, la sanità e l’occupazione. AGE lavorerà per monitorare e influenzare la legislazione Ue esistente (come la strategia per l’assistenza e le direttive sull’occupazione), raccogliere dati per evidenziare le disuguaglianze, supportare azioni legali strategiche e promuovere un approccio che tenga conto delle diversità (genere, disabilità, status socioeconomico) nella vecchiaia.
Il terzo e ultimo obiettivo – “far sentire e ascoltare la voce degli anziani rafforzando la rete” – si concentra invece sullo sviluppo della capacità interna di AGE come organizzazione rappresentativa. Le azioni per realizzarlo includono il rafforzamento della sua rappresentanza, assicurando l’inclusione di gruppi emarginati o isolati, e la promozione dell’innovazione attraverso la co-creazione di servizi e tecnologie con soggetti interessati. Fondamentale sarà coinvolgere direttamente gli anziani nel processo decisionale tramite consultazioni accessibili e focus group, affinché le politiche riflettano i loro bisogni reali. Infine, si punta ad aumentare il senso di appartenenza e la partecipazione attiva dei membri della rete, favorendo la collaborazione, lo scambio di buone pratiche e il supporto reciproco.
Tutelare la terza età, metterla nella condizione di vivere dignitosamente, di esprimersi non vuol dire mettere le basi per una lotta “giovani contro anziani” – fanno sapere da AGE -. Per funzionare c’è bisogno dell’aiuto di tutti: la strategia punta forte sulla cooperazione intergenerazionale, sul mentoring e sulla solidarietà come unico modo per affrontare le sfide future.
La sfida lanciata da AGE per il periodo 2026-2030 è chiara: l’invecchiamento non deve essere vissuto come un’emergenza da gestire, ma come un’opportunità da governare collettivamente. In questo senso, il documento programmatico non è solo una guida per gli addetti ai lavori, ma un invito all’azione per la politica e la società civile. Perché costruire un mondo a misura di anziano non è un atto di benevolenza verso una categoria, ma un investimento necessario sul futuro di tutti noi.
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