La scrittrice ha inventato il giallo moderno mescolando una potente immaginazione ai fatti della sua vita straordinaria
Agatha Christie scompare il 12 ottobre 1976, ma i personaggi dei suoi gialli hanno trovato il segreto dell’immortalità. E forse è proprio questo il suo capolavoro più grande: aver creato un universo narrativo così perfetto da resistere al tempo, alle mode, ai cambiamenti della società. Oltre due miliardi di copie vendute in tutto il mondo, settantaquattro romanzi, centoquarantaquattro racconti, venti opere teatrali. Solo la Bibbia e Shakespeare la superano nelle classifiche di vendita globali. Nei suoi libri, nulla è scontato e nulla è come sembra. I rapporti tra i personaggi, i loro vissuti, i dettagli apparentemente insignificanti: tutto concorre a costruire un quadro che si svela pezzo dopo pezzo, con una logica ferrea eppure sempre sorprendente.
Una vita degna dei suoi romanzi
Agatha Mary Clarissa Miller nacque a Torquay, nel Devon, nel 1890 ed ebbe un’esistenza tutt’altro che banale. Crebbe in una famiglia benestante fino alla morte prematura del padre, quando lei aveva appena undici anni. Studiò a Parigi, viaggiò in Egitto e nel 1914 sposò Archibald Christie, dal quale prese il cognome che l’avrebbe resa celebre. Durante la Grande Guerra lavorò come infermiera volontaria, un’esperienza che le fornì quella conoscenza enciclopedica di farmaci e veleni che avrebbe caratterizzato tanti suoi romanzi. Fu proprio in quegli anni che conobbe i rifugiati belgi che ispirarono la creazione di Hercule Poirot.
Il debutto di Poirot
Il suo primo romanzo, pubblicato nel 1920, si intitolava “Poirot a Styles Court” e presentava proprio il detective belga alle prese con un caso di avvelenamento. Da quel momento, la scrittura divenne il suo mestiere. Ma quando nel 1926 il marito chiese il divorzio Agatha sparì letteralmente nel nulla. La notizia finì sui giornali, scatenando una caccia all’uomo – o meglio, alla donna – e persino Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, consultò una medium per rintracciarla. La ritrovarono undici giorni dopo in un hotel, registrata sotto il nome dell’amante del marito. Sembrava confusa, incapace di spiegare cosa fosse successo. Ancora oggi gli storici dibattono se fu un esaurimento nervoso o una vendetta studiata a tavolino.
Un amore più giovane
Dopo quel periodo buio, nel 1928 Agatha si concesse un viaggio sull’Orient Express – che sarebbe diventato lo scenario di uno dei suoi capolavori più amati – e incontrò Max Mallowan, un archeologo quattordici anni più giovane di lei. Lo sposò e con lui partì per gli scavi in Medio Oriente, dove catalogava reperti di giorno e scriveva romanzi di notte. Quelle esperienze diedero vita a storie ambientate tra piramidi e antiche rovine, come “Assassinio sul Nilo” e “Non c’è più scampo”.
Le regole del delitto imperfetto
Prima di lei, i romanzi polizieschi erano spesso caotici, con soluzioni tirate fuori all’ultimo momento. La Christie impose invece quella che venne chiamata “la regola del gioco leale”: tutti gli indizi vengono forniti al lettore, nulla viene nascosto, nessun trucco sleale. Il lettore ha esattamente gli stessi elementi del detective e può, almeno in teoria, arrivare alla soluzione da solo. Questa regola, codificata negli anni Venti da autori come Ronald Knox e S.S. Van Dine, trovò in Christie la sua massima interprete. Nei suoi sessantasei romanzi, ogni particolare conta, ogni conversazione apparentemente innocua nasconde un tassello del puzzle. E quando arriva il finale il lettore può tornare indietro e verificare che tutti gli indizi erano lì, sotto i suoi occhi.
Ne resterà soltanto uno
Lo schema tipo è quello, ad esempio, di “Dieci piccoli indiani”, pubblicato nel 1939 con un titolo originale oggi improponibile. Dieci sconosciuti vengono invitati su un’isola, in una villa isolata dal mondo. Uno dopo l’altro, cominciano a morire seguendo una filastrocca inquietante appesa in ogni camera. Ognuno di loro nasconde un segreto oscuro, un crimine impunito. Chi è l’assassino? La risposta arriva solo alla fine, ma ogni indizio era disponibile fin dall’inizio. È questo meccanismo perfetto a rendere il romanzo ancora oggi un modello insuperato del genere.
Quei detective entrati nella leggenda
Hercule Poirot, con i suoi baffi curati maniacalmente e le sue “cellule grigie” sempre in funzione, apparve in trentatré romanzi, sempre impeccabile nel suo ordine quasi ossessivo, sempre pronto a risolvere crimini che sembrano impossibili da decifrare. Ma la vera rivoluzione arrivò con Miss Marple, la prima grande detective donna della letteratura. Una tranquilla anziana signora inglese che vive nel paesino di St. Mary Mead, coltiva rose e conosce la natura umana meglio di qualsiasi psicologo. Tra una tazza di tè e un pasticcino, smaschera assassini con la stessa naturalezza con cui commenta il tempo. La genialità della Christie sta nell’aver capito che l’intelligenza non ha età, genere o aspetto. Miss Marple risolve crimini perché osserva, ascolta, comprende con un’acutezza psicologica straordinaria.
La regina del crimine
Quando Agatha Christie morì sulla sua tomba arrivarono corone di fiori da tutto il mondo. Una in particolare recitava: “A nome della moltitudine di lettori riconoscenti”. Una moltitudine che il tempo non ha scalfito, anzi. I suoi libri continuano a vendere milioni di copie, le sue storie vengono continuamente adattate per il cinema e la televisione. La serie televisiva con David Suchet nei panni di Poirot, tuttora in onda in Italia, è considerata la trasposizione più riuscita, mentre “Trappola per topi”, l’opera teatrale scritta nel 1952, detiene il record di spettacolo più longevo della storia: ancora oggi viene rappresentata a Londra dopo oltre ventottomila repliche. Agatha Christie aveva detto una volta: “La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi”. Forse aveva ragione.
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