Il peso nascosto della ciotola di Fido sulla salute e sul benessere dell’ecosistema
Una ricerca condotta dalle Università di Edimburgo ed Exeter ha portato alla luce che alcuni tipi di cibo per cani possono inquinare fino a 65 volte più di altri. Le differenze, per i ricercatori, dipendono principalmente dal formato del prodotto e dalla qualità della carne utilizzata. Lo studio ha passato al setaccio quasi mille prodotti commerciali destinati ai compagni canini. I risultati affermano che chi sceglie diete “premium” ricche di carne, soprattutto nella versione umida o cruda, potrebbe generare emissioni superiori persino a quelle della propria alimentazione personale. In pratica contribuirebbero tra il 59% e il 99% dell’intero inquinamento generato dal carburante dell’aviazione commerciale globale.
Quando la ciotola di lusso diventa un problema globale
Gli scienziati hanno esaminato le etichette di 996 alimenti venduti nel Regno Unito, analizzando composizione nutrizionale e ingredienti attraverso un sofisticato modello informatico. Il campione includeva crocchette tradizionali, varianti senza cereali, opzioni vegetali, cibi umidi e prodotti crudi. Per ciascuno hanno calcolato l’impatto ambientale considerando le emissioni generate durante la produzione delle materie prime. Se l’intera popolazione canina mondiale seguisse le stesse abitudini alimentari osservate nel Regno Unito, le emissioni prodotte raggiungerebbero tra 469 e 792 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente all’anno.
Il nodo della carne pregiata
Il responsabile di questa pesante impronta ambientale è nel tipo di proteine animali utilizzate nel cibo per cani. L’impatto schizza verso l’alto quando i produttori impiegano tagli pregiati. Filetti, costate e altre parti nobili richiedono, infatti, risorse considerevoli: terreni, acqua, energia e mangimi per gli animali da allevamento. La situazione cambia quando i produttori scelgono invece sottoprodotti animali nutrienti ma meno ambiti dal mercato umano: organi, cartilagini, parti meno pregiate ma ugualmente ricche di proteine e sostanze nutritive. Questi scarti dell’industria alimentare permettono di ridurre drasticamente le emissioni senza compromettere la qualità nutrizionale del pasto.
Secco contro umido: la battaglia delle emissioni
Le classiche crocchette secche si confermano la scelta più sostenibile dal punto di vista ambientale. Il cibo per cani umido, le diete crude e i prodotti grain-free di fascia alta possono generare emissioni significativamente superiori. Solo nel Regno Unito, la produzione di ingredienti per l’alimentazione canina commerciale contribuisce tra lo 0,9% e l’1,3% delle emissioni totali nazionali, rappresentando tra il 2,3% e il 3,7% dell’intero sistema alimentare del Paese. John Harvey, della Royal School of Veterinary Studies dell’Università di Edimburgo e responsabile della ricerca, ha spiegato il dilemma di molti proprietari. Da un lato c’è la convinzione, alimentata dal marketing, che il cane sia un “lupo domestico” che necessita di grandi quantità di carne fresca. Dall’altro emerge la consapevolezza crescente che le nostre scelte quotidiane hanno conseguenze concrete sul clima.
Suggerimenti per i proprietari consapevoli
La buona notizia è che non serve stravolgere completamente l’alimentazione del proprio cane per ridurre l’impatto ambientale. I ricercatori suggeriscono alcuni accorgimenti pratici alla portata di tutti. Innanzitutto, leggere con attenzione le etichette: la descrizione dei tagli di carne utilizzati può rivelare molto sull’impronta ecologica del prodotto. Privilegiare alimenti che dichiarano l’uso di sottoprodotti o parti meno pregiate rappresenta già un passo significativo. Un’altra strada passa attraverso l’integrazione di proteine vegetali nella dieta del cane. Gli esperti riconoscono che al momento dello studio i prodotti completamente vegetali disponibili erano ancora limitati, ma questa opzione potrebbe contribuire sensibilmente alla riduzione delle emissioni. Naturalmente, qualsiasi modifica alimentare dovrebbe sempre essere discussa con il proprio veterinario per garantire che il cane riceva tutti i nutrienti necessari.
C’è bisogno di più trasparenza
Un’etichettatura più dettagliata e comprensibile permetterebbe ai consumatori di compiere scelte informate nel momento in cui acquistano cibo per cani, premiando quelle aziende che utilizzano sottoprodotti animali e limitano l’impiego di tagli pregiati. Harvey sottolinea come questi cambiamenti potrebbero permetterci di avere cani sani e ben nutriti riducendo contemporaneamente il peso sul pianeta. La ricerca mette in evidenza come la sostenibilità passi anche attraverso scelte apparentemente secondarie, come il contenuto della ciotola del nostro cane. Con un po’ di attenzione alle etichette e una preferenza per le crocchette tradizionali rispetto ai formati umidi più impattanti, ogni proprietario può dare il proprio contributo. Piccoli gesti che, moltiplicati per milioni di cani in tutto il mondo, potrebbero fare davvero la differenza per il futuro del pianeta.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
