Per il 52% della società italiana l’immigrazione porta più costi che benefici, per il 12% vale il contrario. Il 51% è favorevole purché con l’appoggio degli altri Paesi
Un sondaggio condotto dall’organizzazione internazionale More in Common ha coinvolto cittadini di cinque nazioni europee per capire il loro pensiero su un tema divisivo come l’immigrazione. I risultati riservano alcune sorprese, soprattutto per quanto riguarda l’Italia. Il 51% degli italiani intervistati si dichiara favorevole ad accogliere migranti sul territorio nazionale, a condizione che anche gli altri Stati membri dell’Unione Europea facciano altrettanto. Una disponibilità condizionata ma che mostra una sensibilità maggiore rispetto a quanto si potrebbe immaginare ascoltando le opinioni sui media.
C’è bisogno della solidarietà europea
Questo dato diventa ancora più interessante confrontando l’Italia con gli altri Paesi coinvolti nell’indagine. La Spagna si ferma al 37%, la Francia al 31%, la Germania al 24% e la Polonia al 23%. In pratica, siamo la nazione più disposta ad aprire le porte all’immigrazione, purché non ci si senta lasciati soli a gestire un fenomeno che riguarda l’intero continente. Ciò è comprensibile considerando la posizione geografica, che ne fa da anni una delle principali porte d’ingresso verso l’Europa. La richiesta di un maggiore coinvolgimento degli altri membri dell’Unione per gli analisti appare dunque legittima.
Opportunità o minaccia
La percezione del fenomeno si divide sostanzialmente in tre filoni. Il 19% degli intervistati la considera un’opportunità, una percentuale che potrebbe sembrare bassa ma che rappresenta comunque quasi un italiano su cinque. Il 44%, invece, la vede come una necessità, riconoscendo implicitamente che certi settori economici non potrebbero funzionare senza il contributo dei lavoratori stranieri. Infine, il 26% la percepisce come una minaccia. Quest’ultima cifra, va sottolineato, è la più bassa tra tutti i Paesi analizzati, segno che l’atteggiamento complessivo risulta meno diffidente rispetto a quello di polacchi, francesi, tedeschi e spagnoli.
Le ragioni di chi parte
Gli italiani dimostrano anche di avere una visione abbastanza realistica delle ragioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese. Secondo il sondaggio, la maggioranza riconosce che si emigra principalmente per cercare maggiore sicurezza e un futuro migliore per sé e per i propri figli. Solo dopo vengono indicate motivazioni più controverse, come l’intenzione di approfittare del sistema di welfare o il coinvolgimento in attività criminali. Una gerarchia di motivazioni che suggerisce una certa capacità di mettersi nei panni dell’altro, di comprendere che nessuno abbandona la propria terra per scelta leggera.
Regolarizzare chi lavora in Italia
Particolarmente significativo è il sostegno a misure che rendano più semplice per chi già lavora in Italia regolarizzare la propria posizione. Il 57% degli intervistati ritiene che dovrebbe esistere un percorso legale per permettere a queste persone di uscire dall’irregolarità. Solo il 19% pensa invece che andrebbero comunque rimpatriati, anche se già inseriti nel tessuto produttivo del Paese. Questo dato racconta di un pragmatismo diffuso, di una consapevolezza che la convivenza diventa più facile quando tutti operano nella legalità.
Le professioni più richieste
Le professioni per cui gli italiani si mostrano più aperti all’accoglienza sono quelle dove la carenza di personale si fa sentire maggiormente: operatori sanitari, scienziati e ricercatori, agricoltori. Settori, non a caso, dove il contributo dei lavoratori stranieri è già oggi fondamentale per il funzionamento dell’intero sistema. Una visione che appare più marcata a Roma e Madrid. Infatti, sommando chi vede l’immigrazione come opportunità e chi la considera una necessità, Italia e Spagna raggiungono insieme il 63%, staccando Francia e Polonia (53%) e Germania (54%).
Un tema controverso
Se fin qui l’Italia potrebbe sembrare un paese perfino progressista sulla questione, rimane comunque un 52% di persone che pensa che l’immigrazione porti più costi che benefici, la percentuale più alta di tutti gli altri paesi coinvolti nel sondaggio (la Spagna si ferma al 47%, mentre Francia e Germania si fermano al 50%). Dopo la Germania poi siamo il Paese del sondaggio che teme di più il fattore sicurezza legato a un aumento dell’immigrazione: siamo al 51%, mentre la Spagna non va oltre Il 40%.
Il diritto d’asilo
Sul principio di asilo, invece, il consenso è ampio: il 72% degli italiani lo sostiene, un dato simile alla Polonia e superiore alla Francia. Quasi nessuno, in nessuno dei Paesi analizzati, ritiene accettabile rimandare indietro minori non accompagnati, segno che su certi valori umanitari fondamentali esiste ancora una convergenza trasversale. L’immigrazione illegale viene percepita come eccessiva dall’81% degli italiani, un dato che si allinea con quello di Germania e Francia (68-75%) ma che supera nettamente la Spagna, dove l’opinione pubblica appare più divisa. Questa sensazione di perdita di controllo delle frontiere rappresenta forse il punto più critico dell’intera questione, quello su cui si concentrano le maggiori ansie collettive.
Valori condivisi
Anche sul tema dei valori condivisi le opinioni si dividono. Tra il 53% e il 57% degli italiani ritiene che i migranti legali non condividano i valori nazionali, una percentuale simile a quella di Germania e Francia ma superiore alla Spagna, dove il giudizio appare più equilibrato. Tuttavia, quando si chiede se si accoglierebbero rifugiati disposti a rispettare la cultura italiana, il consenso sale all’80-88% tra i segmenti di popolazione più aperti, mostrando che la disponibilità esiste, a patto che vengano rispettate certe regole di convivenza.
L’impegno all’integrazione
Sull’effettivo impegno dei migranti a integrarsi, in Italia le opinioni si dividono quasi equamente: il 29% è convinto che ci provino davvero, il 44% rimane scettico. Una posizione intermedia tra il forte scetticismo francese (57%) e il maggiore ottimismo spagnolo (48%), che fotografa un pragmatismo italiano capace di bilanciare dubbi e aspettative realistiche. Il sondaggio, realizzato su un campione rappresentativo di 2.186 persone maggiorenni, distribuito per sesso, età, regione, istruzione e dimensione del comune di residenza, restituisce insomma l’immagine di un Paese più aperto di quanto spesso si racconti, ma anche attraversato da paure e preoccupazioni concrete.
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