Maria Rosaria Quario, ex sciatrice e commentatrice sportiva, racconta l’orgoglio e le attese per le Olimpiadi italiane
Dal 6 al 22 febbraio prossimi gli occhi di mezzo mondo puntati sul “circo della neve” in scena a “Milano Cortina 2026”. Per gli atleti l’occasione di entrare nella storia. Per quelli che invece l’esperienza olimpica l’hanno già vissuta in passato un modo per tornare a respirare l’atmosfera emozionante ed unica che solo le competizioni a cinque cerchi riescono a dare. Una prova del fuoco anche per l’Italia Paese, che vuole offrire un’edizione da ricordare. Ma “Milano Cortina” sarà veramente l’Olimpiade dei record, come da più parti si pronostica? A 50&Più il commento di una slalomista di razza, che ha appeso gli sci al chiodo, ma che ancora vive la passione delle discese tra i paletti grazie alle imprese della figlia, Federica Brignone: Maria Rosa Quario, detta Ninna. Alle Olimpiadi un “quasi” terzo posto, sfiorato di un battito di ciglia a Lake Placid nel 1980, poi giornalista e oggi prima tifosa di Federica alle prese con un difficile recupero in seguito ad un grave incidente di gara.
“Milano Cortina 2026” saranno veramente le più belle Olimpiadi invernali di sempre?
Parlo per esperienza personale. Ho vissuto due Olimpiadi da atleta e nove da giornalista e penso che ogni nuova edizione dei Giochi porti sempre a superare dei record. Mi piace citarne uno: il numero delle atlete oggi è quasi al pari a quello degli uomini che, una volta, erano in netta superiorità. La particolarità di “Milano Cortina” è poi il fatto che si tratta di un’Olimpiade diffusa, che coinvolge tre regioni e oltre metà dell’arco alpino con ricadute sportive, sociali, culturali ed economiche che mai si erano verificate in altre edizioni. Sarà un esperimento particolare, che sicuramente verrà ripreso in futuro. Da italiana e da amante degli sport invernali nutro un certo orgoglio e la certezza che tutto vada per il meglio.
È dunque la prima volta che l’aspetto agonistico convive con altre realtà. Non si parlerà solo di risultati e di gare?
Quello su cui bisogna impegnarsi è non perdere lo spirito olimpico che in passato si sperimentava in un villaggio unico, in cui gli atleti di tutto il mondo potevano conoscersi, condividere e confrontarsi. Tanto per fare un esempio: lo sci maschile si disputerà a Bormio e quello femminile a Cortina. Di certo non si parlerà solo di prestazioni sportive. Sono stata di recente in Valtellina dove si sono riavviati tutta una serie di progetti che, ad esempio, riguardano lo sviluppo della viabilità. Un evento così importante dà sempre la possibilità di fare miglioramenti e investimenti in vari settori che probabilmente non si verificheranno nell’immediato, ma che genereranno un’onda lunga positiva che consentirà di adeguare economia e infrastrutture in zone che vivono essenzialmente di turismo.
Impatto ambientale minimo, questa un’altra caratteristica di “Milano Cortina 2026”.
Sì, è un aspetto positivo dovuto al fatto che si sono scelte località che in passato hanno sempre ospitato gare di altissimo livello e questo ha permesso di utilizzare impianti già esistenti e di costruirne di nuovi al minimo necessario. Tutto questo ha garantito un notevole risparmio a livello di spesa, che ha anche consentito la costruzione della nuova pista di bob di Cortina, uno dei fiori all’occhiello di questa edizione. E questo ha permesso di non far emigrare questa disciplina amata e spettacolare all’estero, ma di avere un impianto che potrà essere utilizzato a scopo turistico e non solo agonistico. Dagli Anni ’80, l’epoca delle mie Olimpiadi, è cambiato tutto. La macchina è cresciuta, è migliorata, non solo dal punto di vista agonistico.
Quando ci sono i Giochi olimpici si parla della auspicata “tregua olimpica”, mai così necessaria come oggi. Lo sport della neve potrà realizzare questo miracolo?
Spero proprio di sì. La guerra è una vergogna dell’umanità ed è necessario che gli intenti positivi si trasformino da virtuali in realtà. Lo sport ha questa potenzialità di portare la pace laddove i conflitti portano dolore e distruzione. Sarebbe bello, come nell’antichità, che durante i Giochi le guerre vengano fermate.
Come, da giornalista, racconterebbe le Olimpiadi di “Milano Cortina 2026”?
Diciamo che dopo i Giochi di Pechino ho un po’ messo da parte le collaborazioni giornalistiche e questa Olimpiade sarà la prima che vivrò da mamma e da tifosa di mia figlia. Federica ha portato in famiglia quella medaglia che io ho mancato per un soffio e spero che ce la faccia a recuperare la forma fisica migliore e a partecipare alle Olimpiadi italiane. Le vivrò con passione e in completo relax, senza la pressione che il lavoro del dover informare comporta.
Per gli atleti rimane comunque il vivere i Giochi con spirito di fratellanza, in cui anche quello agonistico non è causa di contrasti?
Sì, questo c’è sempre. L’antagonismo puro vive all’interno della propria disciplina, ma ciò che prevale è il sentimento di condivisione, di amicizia e di fraternità tra atleti di diverse culture e nazionalità. È questa la vera bellezza delle Olimpiadi.
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