Due giorni di lavori a Ginevra per avviare la sessione inaugurale utile alla stesura della Dichiarazione Universale. L’evento segna il passaggio all’azione per garantire tutele legali stabili a chi vive la stagione della longevità
C’è un momento preciso in cui le parole smettono di essere semplici auspici e iniziano a trasformarsi in impegni concreti. Per i diritti delle persone anziane, quel momento è arrivato. O perlomeno è iniziato. A febbraio, al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, si è aperta una pagina storica: l’inizio dei lavori dell’IGWG-Intergovernmental Working Group, il gruppo di lavoro incaricato di redigere materialmente la prima Dichiarazione Universale dei Diritti delle Persone Anziane.
In questo scenario di rilievo globale, la voce dell’associazionismo mondiale e di tutte le altre realtà che si occupano di tutela degli anziani ha risuonato con forza nel Tempus, il padiglione delle Nazioni Unite in cui si sono svolti gli incontri. Era presente anche 50&Più, parte integrante della delegazione FIAPA-Fédération Internationale des Associations de Personnes Âgées, quest’ultima guidata dal suo presidente, Alain Koskas. A rappresentare l’Associazione in questo snodo cruciale è stata Marina Gruden Vlach, vicepresidente nazionale 50&Più.
Prima di arrivare qui, prima di approdare alla sede europea dell’ONU, però, il cammino è stato lungo. Per oltre un decennio, il dibattito internazionale si è mosso all’interno dell’Open-ended Working Group on Ageing (OEWGA) a New York, una fase necessaria ma prettamente “consultiva”, utile a identificare le gravi lacune di protezione che ancora oggi colpiscono gli anziani nel mondo. Ma dall’aprile 2025, con la Risoluzione 58/13 dello Human Rights Council, il baricentro si è spostato a Ginevra, segnando il passaggio dalla “valutazione” alla “redazione” di una Dichiarazione Universale.
Siamo finalmente usciti dalla fase delle buone intenzioni: è la percezione che filtra dai corridoi dell’ONU. Non si discute più se sia necessario un trattato, ma come scriverlo. L’obiettivo dell’IGWG è ambizioso: mettere nero su bianco un documento legalmente vincolante che obblighi i governi a proteggere l’autonomia, a combattere l’ageismo (la discriminazione basata sull’età) e a garantire l’accesso equo alle cure, ad una vita indipendente e autonoma, ad una formazione continua, ad una maggiore dignità.
La presenza di Marina Gruden Vlach all’interno della delegazione FIAPA non è stata solo una partecipazione formale, ma un atto di testimonianza attiva. Come sottolineato nei documenti preparatori del GAROP-Global Alliance for the Rights of Older People, il coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative è un “elemento essenziale per garantire la legittimità e l’efficacia dello strumento”.
«Essere qui è un grande onore, significa poter seguire da vicino la nascita di una Convenzione che tutti vogliono senza compromessi diplomatici e che rifletta le reali sfide quotidiane di chi invecchia – ha commentato Marina Gruden Vlach -. Da parte nostra, temi come la giustizia digitale per evitare che la tecnologia diventi un muro tra l’anziano e il resto della società e la trasformazione dell’assistenza da semplice “servizio sociale” a “diritto umano esigibile” sono al centro del mandato di 50&Più».
Il cammino è tracciato. Il primo semestre del 2026 vedrà la discussione della “Bozza Zero” (la cosiddetta Zero Draft), articolo per articolo. La missione dell’IGWG è arrivare entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027 alla presentazione del testo definitivo all’Assemblea Generale ONU a New York per l’adozione ufficiale.
A differenza di quanto già avviene per i bambini, le donne o le persone con disabilità, gli anziani non hanno mai avuto un trattato unico universale. Grazie all’impegno dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite e alle tante delegazioni come quella di 50&Più, questo vuoto normativo sta per essere colmato. È l’inizio di una nuova era: quella in cui la dignità non ha data di scadenza e i diritti dei senior diventano, finalmente, legge internazionale.
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