La Pontificia Accademia per la Vita aggiorna le linee guida etiche per uomo e animali sul futuro dei trapianti
Ogni giorno nel mondo otto persone muoiono in attesa di trapianto per un organo che non arriva. È in questo scenario che il 24 marzo la Pontificia Accademia per la Vita ha presentato un documento aggiornato dedicato agli xenotrapianti — il trapianto di organi, tessuti o cellule da animali a esseri umani — aprendo a questa tecnologia con cautela ma senza riserve di principio. Il testo, elaborato con il contributo di esperti provenienti da Austria, Italia, Paesi Bassi e Stati Uniti, fotografa un campo della medicina in rapida evoluzione e arriva a una conclusione. «La teologia cattolica non pone preclusioni, su base religiosa o rituale, all’uso di qualsiasi animale come fonte di organi, tessuti o cellule da trapiantare negli esseri umani». Non una resa incondizionata alla tecnologia, dunque, ma un’apertura ragionata, accompagnata da criteri etici precisi e da condizioni che la scienza e la società dovranno rispettare.
In risposta alla crisi degli organi
Per comprendere la rilevanza del documento basta guardare ai numeri. Il professor Emanuele Cozzi dell’Università di Padova, tra i relatori della presentazione, ha ricordato che nel mondo si effettuano circa 170mila trapianti l’anno, una cifra che copre meno del dieci per cento della domanda reale. Negli Stati Uniti, l’attesa media per un rene è di cinque anni. In Italia e nel resto d’Europa la situazione non è molto diversa. Gli xenotrapianti, con organi provenienti soprattutto da maiali geneticamente modificati per renderli compatibili con il sistema immunitario umano, rappresenterebbero la risposta a questa emergenza. Una disponibilità in teoria illimitata di organi, tessuti e cellule. Dal 2022, negli USA, sono partiti studi su pazienti in condizioni critiche — per uso compassionevole — che hanno restituito risultati incoraggianti su cuore, rene e fegato. La scienza, insomma, sta correndo. E la Chiesa non resta indietro.
La Chiesa: rispetto anche per gli animali
Sarebbe un errore leggere le nuove linee guida come una sorta di via libera senza riserve. Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha spiegato con precisione il senso del contributo ecclesiale: «È una bella esperienza di dialogo interdisciplinare tra biologia, filosofia, etica e teologia. La Chiesa vuole offrire un contributo ai credenti e alla comunità scientifica su come continuare la ricerca in sicurezza, garantendo il benessere animale e la tutela del paziente». Il documento insiste su alcuni punti irrinunciabili. Le procedure devono essere eseguite solo quando necessarie e ragionevoli. Bisogna evitare modifiche genetiche capaci di alterare la biodiversità. E ogni sofferenza animale non necessaria deve essere prevenuta. Non è un dettaglio secondario: la tradizione cattolica riconosce un valore alla vita animale e impone all’uomo una responsabilità precisa. Come ha chiarito l’esperto Daniel Hurst, il “dominio” dell’uomo sul creato citato nelle Scritture non è una licenza assoluta: deve essere un accompagnamento responsabile che rispetti il valore della vita in ogni sua forma.
Identità del paziente e cervello umano
Tra le questioni più delicate che il documento affronta c’è quella dell’identità del paziente. Ricevere un organo animale può generare crisi psicologiche profonde, un senso di alterazione di sé che non va sottovalutato. Monica Consolandi, ricercatrice della Fondazione Bruno Kessler, ha sottolineato l’importanza di un percorso di accompagnamento: «Non è la materia biologica a determinare chi siamo o come ci comportiamo». Una riflessione che tocca insieme filosofia e psicologia, e che inita i medici a non dimenticare la dimensione umana del paziente. Sul piano scientifico, il documento pone un limite preciso riguardo al cervello: va rifiutato il trapianto di cellule cerebrali animali associate alle funzioni cognitive, qualora non sia possibile tutelare l’identità personale del ricevente. Diverso il caso dei trattamenti che correggono difetti fisiologici — come l’iniezione di cellule surrenali di maiale per contrastare il morbo di Parkinson — che potrebbero invece essere considerati eticamente giustificabili.
Brevetti e accesso
Fondamentale la questione brevetti. Le grandi aziende farmaceutiche e biotecnologiche hanno il controllo delle tecnologie alla base degli xenotrapianti. Chi avrà accesso a questi organi? Solo i pazienti dei Paesi ricchi? «Occorre definire meglio le regole sui brevetti. Parliamo di organi per la cura: l’accesso deve essere garantito a chiunque ne abbia bisogno, evitando discriminazioni», ha dichiarato il monsignore. Una posizione che va ben oltre la bioetica e tocca la giustizia globale, il rapporto tra scienza e mercato, la politica sanitaria internazionale. A venticinque anni dal primo documento della Pontificia Accademia per la Vita sull’argomento, la Chiesa torna sull’argomento con la maturità acquisita nel dialogo con la scienza. Il messaggio di fondo è che la tecnologia, da sola, non basta: serve un quadro etico condiviso, regole internazionali chiare, attenzione alla dignità dell’animale e del paziente, equità nell’accesso alle cure. Gli xenotrapianti potrebbero davvero rivoluzionare la medicina dei prossimi decenni. Ma, come ogni grande conquista, portano con sé responsabilità altrettanto grandi.
Credit foto: REPORT/Shutterstock.com
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