Il Museum of Modern Art presenta film mai visti del padre della Pop Art: ritratti inediti, scene tagliate e nuovi frammenti di vita alla Factory.
Il Wharol inedito
Ci sono voluti quasi sessant’anni perché tornassero alla luce. Nascoste negli archivi del Museum of Modern Art (MoMa), oltre un’ora di pellicole girate da Andy Warhol tra gli anni Sessanta e i primi Settanta aspettavano solo di essere sviluppate.
Lunedì 2 febbraio, alle 18.30, il MoMA di New York apre al pubblico questo tesoro dimenticato con una proiezione speciale organizzata per una sola sera. Si tratta di un evento unico, probabilmente irripetibile, che permette di vedere materiali inediti del maestro della Pop Art, mai mostrati fino ad oggi.
Dalla Bolex alla Factory
Nel 1963 Warhol acquistò una cinepresa Bolex da 16 millimetri e da quel momento la sua produzione cinematografica esplose. Fino al 1972 realizzò più di seicento film, affermandosi come una delle personalità più innovative del cinema d’avanguardia americano. Il materiale recuperato comprende otto nuovi “ritratti filmati”, celebri per il loro formato in bianco e nero, e riprese mai utilizzate per opere già conosciute come Sleep, Couch e Batman Dracula. Ma non solo. Le bobine contengono anche sequenze di vita quotidiana ambientate alla Factory, lo studio newyorkese che divenne il centro pulsante della controcultura americana.
Tra le immagini più preziose spiccano quelle che ritraggono Dennis Hopper, l’attrice Jane Holzer e, per la prima volta nella serie dei ritratti filmati, l’artista Naomi Levine. Ci sono poi momenti rubati alla scena artistica dell’epoca: una mostra di Frank Stella alla galleria Leo Castelli nel 1964, un viaggio on the road del 1966 con i Velvet Underground verso Ann Arbor. Insomma, frammenti di un’epoca che hanno il sapore del documento storico.
La scoperta casuale che cambia tutto
La storia di questo ritrovamento ha dell’incredibile. Nel 2015, durante un lavoro di catalogazione degli archivi cinematografici conservati in Pennsylvania, alcuni archivisti del museo si imbatterono in una serie di rulli che sembravano vergini. Eppure qualcosa non tornava: sulle pellicole c’erano tracce di esposizione.
Per quasi un decennio quelle bobine rimasero lì, fino al 2024, quando finalmente si decise di svilupparle. Degli ottantasei rulli trattati in laboratorio, trentotto contenevano immagini perfettamente conservate. Il risultato ha sorpreso gli stessi esperti: materiali di altissima qualità, pronti a raccontare una storia rimasta nascosta troppo a lungo.
Il lato più audace dell’artista
Ma la scoperta più significativa riguarda il contenuto di alcune bobine. Tra i materiali recuperati ci sono infatti diverse riprese di natura esplicitamente erotica, girate proprio sul divano della Factory durante feste e performance.
Fino a oggi si pensava che Warhol avesse iniziato a esplorare il cinema pornografico solo con Blue Movie, il film del 1969 che contribuì al fenomeno del cosiddetto “porno chic”. Questi nuovi filmati dimostrano invece che l’artista aveva cominciato a sperimentare con scene di sesso già diversi anni prima. Greg Pierce, ex direttore del settore cinema e video dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, ha commentato la scoperta sottolineando come questi lavori confermino l’immagine di Warhol come un vero e proprio esploratore della “pornografia artistica”. Un aspetto della sua produzione rimasto a lungo in secondo piano, probabilmente anche per questioni legali.
Un tassello che completa il puzzle
La proiezione organizzata dal MoMA rappresenta un’occasione preziosa per studiosi e appassionati. Non capita spesso di poter assistere alla riscoperta di un artista già così studiato e celebrato.
Eppure questi film inediti aggiungono un tassello importante alla comprensione del lavoro di Warhol, mostrandone le ambizioni, le ossessioni, la capacità di spingersi sempre oltre i confini del consentito. Il materiale recuperato offre uno sguardo diretto su quegli anni di fermento creativo, quando la Factory era il luogo dove tutto sembrava possibile. Un mondo fatto di volti celebri, corpi nudi, sigarette e alcol, musica rock e arte contemporanea.
Un mondo che Warhol ha documentato con la stessa attenzione maniacale con cui riproduceva lattine di zuppa Campbell.
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