Tra i primi prigionieri politici scarcerati figurano l’imprenditore petrolifero Luigi Gasperin e il giornalista Biagio Pilieri. Attesa per Alberto Trentini e altri connazionali detenuti nel Paese sudamericano.
Dal sequestro di Maduro alle prime scarcerazioni
La cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti lo scorso fine settimana ha innescato una serie di conseguenze inattese sul territorio venezuelano. Il nuovo governo guidato ad interim da Delcy Rodríguez ha deciso di aprire le porte delle carceri a un numero ancora imprecisato di detenuti politici, tra cui diversi cittadini stranieri. L’annuncio è arrivato dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, fratello della stessa Delcy, che ha parlato di “un gesto unilaterale per una convivenza pacifica”.
La decisione rappresenta una delle condizioni chiave del piano in tre fasi presentato dal segretario di Stato americano Marco Rubio, oltre a rispondere alle pressanti richieste della leader dell’opposizione María Corina Machado. Fondamentale in questo processo si è rivelata la mediazione del Qatar, sempre più coinvolto come attore diplomatico nel nuovo corso venezuelano.
Luigi Gasperin: il petroliere libero dopo mesi di detenzione
Luigi Gasperin, imprenditore petrolifero di 77 anni, è stato tra i primi cittadini italiani a lasciare il carcere. Arrestato nell’agosto 2024 con l’accusa di cospirazione e presunto coinvolgimento in un attentato contro Maduro, Gasperin è presidente di una società petrolifera attiva da anni nel Paese sudamericano, dove aveva costruito una rete di relazioni commerciali nel settore energetico.
Le accuse contro di lui si inserivano nel clima di tensione che aveva caratterizzato i mesi successivi alle contestate elezioni presidenziali. In quel periodo il regime aveva intensificato gli arresti di figure considerate ostili. La sua detenzione rientrava nella strategia del regime chavista di utilizzare cittadini stranieri come merce di scambio nelle relazioni internazionali, pratica nota come “diplomazia degli ostaggi”.
Il ministero degli Esteri italiano, guidato da Antonio Tajani, ha mantenuto a lungo il massimo riserbo sulla vicenda, preferendo lavorare attraverso canali diplomatici discreti per non compromettere le trattative. La conferma definitiva della liberazione è arrivata solo dopo diverse ore dall’annuncio iniziale del governo venezuelano. Solo quando fonti della Farnesina hanno potuto verificare l’avvenuto rilascio attraverso la rete consolare presente a Caracas.
Biagio Pilieri: dal carcere di massima sicurezza alla libertà
Qualche ora dopo Gasperin, ha lasciato il carcere di massima sicurezza El Helicoide anche Biagio Pilieri Gianninoto, giornalista e politico di opposizione con doppia cittadinanza italiana e venezuelana. Il Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Stampa del Venezuela ha confermato la sua scarcerazione attraverso un video pubblicato sui social network. Nel video appare insieme a Enrique Márquez, ex candidato presidenziale della sinistra non chavista anch’egli liberato.
Pilieri era stato arrestato nell’agosto 2024, durante la violenta repressione delle proteste che seguirono i presunti brogli elettorali alle presidenziali di quell’anno. La sua figura era nota negli ambienti dell’opposizione venezuelana per l’impegno nella difesa della libertà di stampa e per le battaglie contro la censura governativa. Leader del partito politico dell’opposizione Convergencia Nacional, aveva preso parte a diverse manifestazioni pubbliche denunciando le restrizioni imposte ai giornali indipendenti e documentando le violazioni dei diritti civili.
Le accuse a suo carico erano pesantissime. Tradimento e terrorismo, reati che in Venezuela comportano pene severissime e che venivano utilizzati dal regime per colpire i dissidenti. Durante la detenzione gli era stato negato il diritto di nominare un difensore di fiducia, in quella che rappresenta una delle tante violazioni dei diritti umani documentate nel carcere El Helicoide.
L’attesa continua per Alberto Trentini e gli altri
Sul cooperante italiano Alberto Trentini, detenuto da oltre un anno nel carcere El Rodeo senza accuse formali, non sono ancora arrivate notizie concrete. Il veneziano di 46 anni, arrestato nell’ottobre 2024 mentre lavorava per la ong internazionale Humanity & Inclusion, resta uno dei casi più delicati tra i connazionali detenuti in Venezuela.
Secondo l’organizzazione non governativa Foro Penal, che monitora la situazione dei detenuti politici nel Paese, i prigionieri per motivi politici in Venezuela sono 806, di cui 86 stranieri. Tajani aveva dichiarato che tra questi figurano circa una ventina di italiani, molti dei quali con doppia cittadinanza. Tra loro, oltre a Trentini, c’è anche Mario Burlò, imprenditore torinese la cui scarcerazione era stata inizialmente annunciata ma non ancora confermata. Le liste che circolano nelle ultime ore non sono definitive e le associazioni che seguono i detenuti invitano alla prudenza.
Le trattative in corso e il ruolo dell’Italia
Il ministro Tajani ha assicurato di essere in costante contatto con l’ambasciatore italiano a Caracas Giovanni Umberto De Vito, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e della società civile per accelerare le procedure di rilascio.
Il governo italiano ha posto in essere azioni specifiche per garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto, lavorando anche sul fronte diplomatico europeo. Nella dichiarazione degli Stati membri dell’Unione Europea sul Venezuela è stato inserito un riferimento esplicito alle persone ingiustamente detenute e al rispetto del diritto internazionale umanitario.
Un ruolo chiave nelle trattative lo sta giocando anche il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli. Vanta di rapporti consolidati con il Sudamerica e, da questo mese, ha assunto l’incarico di segretario generale dell’Organizzazione internazionale italo-latino americana. La situazione resta fluida e nelle prossime ore potrebbero esserci nuovi sviluppi, anche se il riserbo continua a caratterizzare l’operato della diplomazia italiana.
Foto in apertura: il carcere “Helicoide” a Caracas
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