Un’alleanza tra istituzioni e terzo settore dà vita nelle Marche a un sistema di assistenza domiciliare per l’autonomia degli over 65 e l’aiuto ai caregiver
Con l’avvio del progetto Silver Power, la Vallata del Tronto (Marche) sperimenta un modello di welfare che ha l’obiettivo di mettere al centro non solo la salute, ma anche la qualità della vita quotidiana degli anziani fragili. Quella messa in campo dai Comuni locali è, infatti, un’iniziativa ambiziosa che punta a trasformare il supporto offerto agli over 65, specialmente se non autosufficienti. Per venire incontro a questi cittadini e alle loro famiglie, Silver Power metta in campo quello che si può definire come un pronto soccorso sociale per il sostegno e il benessere degli anziani, rafforzando la rete dei servizi per la domiciliarità e l’accompagnamento.
Una rete di prossimità contro l’isolamento
L’idea alla base di Silver Power non è quella di creare nuove strutture chiuse, ma di potenziare le radici che legano le persone alle loro case. L’obiettivo dei promotori, spiegano questi ultimi su Piceno News24, è quello di favorire la minore istituzionalizzazione possibile. Ciò significa lavorare affinché l’anziano possa restare nel proprio ambiente, circondato dai ricordi e dalle abitudini, senza però essere lasciato a se stesso. Per fare questo, l’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto ha scelto la strada della co-progettazione, coinvolgendo un gruppo nutrito di partner del terzo settore guidati dalla Cooperativa I Cirenei. Attraverso questa collaborazione, il nuovo pronto soccorso sociale diventa un sistema flessibile che si adatta alle esigenze reali delle famiglie, offrendo risposte rapide e mirate, oltre la semplice assistenza sanitaria di base.
Supporto concreto ai caregiver
Un aspetto fondamentale di questa iniziativa riguarda i caregiver, figli, coniugi o parenti che ogni giorno dedicano tempo ed energie all’assistenza dei propri cari. Spesso queste figure operano nell’ombra, affrontando carichi emotivi e fisici pesanti, senza un supporto adeguato. In questi casi Silver Power interviene offrendo laboratori, percorsi di ascolto e un aiuto pratico nella gestione del personale domestico. I diversi attori dell’iniziativa aiutano le famiglie nell’incrocio tra domanda e offerta per quanto riguarda gli assistenti familiari qualificati, facilitando le procedure di selezione e assunzione. In questo modo, il pronto soccorso sociale solleva i familiari dalle incombenze burocratiche e tecniche, permettendo loro di concentrarsi sul legame affettivo con l’anziano.
Servizi itineranti e tecnologia per la salute
La forza del progetto risiede nella sua capacità di spostarsi e raggiungere anche le zone più periferiche o i borghi più isolati. Tra le azioni previste spicca l’utilizzo di un camper socio-sanitario, un ufficio mobile che percorrerà le strade dei comuni dell’Ambito per monitorare i parametri vitali degli anziani e offrire consulenze immediate. A questo si affiancano strumenti moderni come la teleassistenza e la telemedicina, che permettono un controllo costante anche a distanza. Non manca poi l’attenzione alla socialità: il trasporto assistito garantisce che nessuno resti escluso dalle attività della comunità, mentre la promozione del co-housing e dei circoli anziani incentiva la nascita di nuove amicizie. Come sottolineato dai rappresentanti delle amministrazioni coinvolte, questo pronto soccorso sociale ha il compito di intercettare le esigenze silenti, quelle necessità che spesso non vengono espresse per timore o rassegnazione, portando il benessere direttamente dentro le mura domestiche.
Una sfida culturale
Questo nuovo pronto soccorso sociale richiede non solo risorse economiche, garantite dal Fondo Nazionale Non Autosufficienze della Regione, ma anche una grande capacità di ascolto. Le istituzioni locali vedono in Silver Power un segnale politico chiaro verso una comunità più inclusiva. La sfida più grande sarà quella di vincere lo scetticismo di chi, per pudore o abitudine, fatica ad accettare aiuti esterni. Proprio per questo, il progetto prevede incontri pubblici e il coinvolgimento di realtà come l’Università della Terza Età, cercando di trasmettere il messaggio che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un modo per vivere meglio.
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