Senior protagonisti di un fenomeno in crescita: 7 milioni di italo-discendenti tornano ogni anno in Italia per riscoprire i borghi d’origine. Il progetto Italea del ministero degli Esteri valorizza i piccoli centri e contrasta l’overtourism.
Silver tourism alle radici dell’Italia
Gli italiani emigrati all’estero e i loro discendenti rappresentano un bacino di quasi 80 milioni di persone sparse nei cinque continenti. Una platea enorme, composta in gran parte da viaggiatori maturi che genera flussi turistici sempre più consistenti verso l’Italia, mossi dal desiderio di riscoprire le proprie radici familiari prima che sia troppo tardi.
Nel 2024 si sono contati 6,6 milioni di arrivi, con un incremento del 13,8% rispetto al 1997, quando l’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) censiva 5,8 milioni di visitatori riconducibili a questa categoria. Le previsioni parlano di 7,4 milioni di presenze entro il 2026. Il volume d’affari generato da questo segmento ha toccato quota 5 miliardi di euro lo scorso anno, segnando un balzo del 34,4% rispetto all’anno precedente. Ma se si allarga lo sguardo all’intero indotto, i numeri diventano impressionanti: 64 miliardi di euro complessivi e circa 90mila nuove opportunità di lavoro.
Il profilo del viaggiatore delle radici
L’identikit tracciato dall’indagine Swg per Confcommercio restituisce il profilo di un viaggiatore tra i 40 e i 60 anni, con una forte presenza di over 50 che hanno raggiunto la stabilità economica e il tempo libero necessario per intraprendere questo viaggio della memoria.
Provengono soprattutto da Nord e Sud America, Australia ed Europa. Si tratta nella maggior parte dei casi di discendenti di emigrati che soggiornano in media tra i 12 e i 15 giorni, con un budget di spesa compreso fra i 3.000 e i 5.000 euro, decisamente superiore a quello del turista tradizionale. A differenza di chi punta sulle grandi città d’arte, questi senior cercano i piccoli centri, quelli da cui partirono i loro antenati.
Giovanni Maria De Vita, responsabile del progetto Italea per la direzione generale Italiani all’estero del ministero degli Esteri, spiega che questi visitatori cercano un’esperienza diversa, fatta di tradizioni, abitudini e luoghi di cui hanno sentito parlare attraverso i ricordi tramandati dalle generazioni precedenti. Il 15% della spesa complessiva dei turisti stranieri in Italia nel 2022 è riconducibile a questo importante segmento del panorama turistico.
Il viaggio nella memoria
Per dare una risposta strutturata a questa domanda crescente, il ministero degli Esteri ha lanciato Italea, una piattaforma accessibile dal sito italea.com che dal marzo 2025 ha registrato oltre 1,9 milioni di visite.
Il progetto si rivolge sia a chi conosce già le proprie origini italiane e vuole organizzare un viaggio su misura, sia a chi deve ancora scoprire la propria discendenza e può contare su una rete di genealogisti esperti. La rete territoriale copre tutte le regioni italiane per informare, accogliere e assistere i viaggiatori lungo tutto il percorso, un aspetto particolarmente apprezzato dai senior che cercano un’assistenza dedicata. Italea card, la tessera virtuale che offre agevolazioni ai visitatori, conta più di 760 partner tra produttori locali e grandi operatori nazionali.
Ad oggi la card ha superato i 13.000 iscritti. Nei tre anni di attività sono stati organizzati oltre mille eventi con circa 50.000 partecipanti, mentre le sedi regionali hanno ricevuto più di 10.000 richieste tra viaggi e ricerche genealogiche.
Borghi e tradizioni per un turismo lento
La collaborazione con i Comuni rappresenta un asse portante del programma. Circa 800 amministrazioni hanno ottenuto un contributo attraverso un avviso pubblico e hanno già organizzato circa 750 eventi rivolti agli italiani e agli italo-discendenti nel mondo, con una partecipazione stimata superiore al milione di persone. L’iniziativa non si è limitata al finanziamento ma ha integrato i Comuni nella rete attraverso l’erogazione di servizi specifici e il coinvolgimento dei vari soggetti interessati nei territori. Parallelamente è stata creata la Rete dei musei dell’emigrazione, per valorizzare strutture che rivestono grande importanza sia per i discendenti sia come memoria storica per gli italiani che vivono in patria.
A completare l’offerta c’è il progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano”, finanziato dalla Farnesina e curato dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano: una selezione di 200 storie di vita scelte tra oltre mille testimonianze catalogate con il soggetto emigrazione, consultabili sul sito idiariraccontano.org. Un archivio particolarmente toccante per chi, nell’età della maturità, sente il bisogno di riconnettersi con le storie dei propri nonni e bisnonni.
Un modello sostenibile che rilancia le aree interne
Questo modello di turismo presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante per lo sviluppo sostenibile delle aree interne. Lascia da parte le destinazioni congestionate dai flussi tradizionali e valorizza zone meno conosciute e meno sviluppate, permettendo di colmare il divario economico nel rispetto della natura rurale dei territori. La ristrutturazione di abitazioni e infrastrutture in disuso favorisce anche i fornitori di servizi e prodotti locali, soprattutto nel comparto enogastronomico. Il turista delle radici diventa ambasciatore dei borghi che custodiscono la sua storia familiare. Inoltre stimola l’occupazione giovanile proprio nelle aree colpite da spopolamento, creando la figura dell’operatore turistico specializzato in viaggi delle radici, una professionalità nuova che richiede formazione specifica in coordinamento con università, enti locali e associazioni del territorio.
Tra le regioni più coinvolte figurano Veneto, Emilia-Romagna, Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia e Sicilia. La Toscana, pur non essendo tra le prime destinazioni, conta 214mila emigrati all’estero nel 2023, quasi il 6% della popolazione residente.
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