“Non da soli”, la rete contro le truffe agli over 65 che offre informazione, vicinanza solidale e supporto psicologico
A Potenza, nel corso del 2025, gli episodi di truffe rivolte contro gli anziani hanno raggiunto quota 38, praticamente il doppio rispetto ai 19 casi registrati nell’anno precedente. Un incremento che fa riflettere e che chiama in causa la comunità, le istituzioni e le forze dell’ordine per fare fronte comune davanti a un fenomeno in continua trasformazione. La risposta arriva dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che si è riunito in prefettura sotto la guida del prefetto Michele Campanaro. Sul tavolo, un nuovo tassello nella strategia di contrasto: il progetto “Non da soli 4”, promosso dal comune di Potenza e finanziato dal ministero dell’Interno nell’ambito del programma nazionale dedicato alla tutela della popolazione over 65.
Fare tesoro dell’esperienza
Le edizioni precedenti del progetto hanno lasciato in eredità un bagaglio di buone pratiche e la consapevolezza che le truffe agli anziani non rappresentano soltanto una questione di ordine pubblico. Ma toccano la sfera emotiva, relazionale e sociale di persone che spesso vivono in solitudine. Per questo motivo, l’iniziativa intende consolidare quanto già sperimentato, ampliando il raggio d’azione e coinvolgendo una rete sempre più ampia di soggetti, pubblici e privati. Il cuore del progetto si sviluppa attorno a tre direttrici principali. La prima riguarda l’informazione e la formazione: organizzare incontri nelle zone della città, distribuire materiali divulgativi chiari e accessibili, avviare percorsi di educazione digitale per aiutare gli anziani a muoversi con maggiore sicurezza nel mondo di internet e dei social network.
L’importanza del vicinato e del supporto psicologico
La seconda linea d’intervento punta sulle attività di prossimità. Il vicinato solidale diventa centrale: significa creare una rete capillare di attenzione reciproca, dove chi abita nello stesso palazzo o nella stessa strada può rappresentare un punto di riferimento, un occhio attento, una presenza rassicurante. A questo si aggiungono sportelli informativi sul territorio e iniziative di animazione nelle aree più fragili della città, dove l’isolamento rischia di trasformarsi in vulnerabilità. C’è poi un terzo elemento: il supporto psicologico alle vittime. Chi subisce una truffa non perde soltanto denaro o oggetti di valore, ma anche fiducia, a volte prova vergogna. Le conseguenze emotive possono essere profonde e durature, specie per chi vive da solo e fatica a condividere l’accaduto con qualcuno. Ecco perché il progetto prevede un servizio strutturato di accompagnamento psicologico, pensato per aiutare le persone a elaborare il trauma e a ritrovare sicurezza.
Al via la cabina di regia per l’autodifesa degli anziani
A tenere insieme tutti questi fili sarà una cabina di regia, un organismo di coordinamento che riunirà enti pubblici e realtà del terzo settore. L’obiettivo è evitare che le iniziative rimangano frammentate, ottimizzare le risorse disponibili e definire obiettivi condivisi. Il metodo scelto è quello della “peer education”, un approccio basato sulla partecipazione attiva e sullo scambio di esperienze tra pari. In altre parole, saranno gli stessi anziani a diventare protagonisti, condividendo vissuti e strategie di autodifesa, rafforzando così la consapevolezza collettiva.
Le tecniche dei truffatori: un repertorio in evoluzione
Il prefetto Michele Campanaro ha voluto richiamare l’attenzione sulle modalità più diffuse utilizzate dai truffatori. C’è la classica truffa del “pacco”, quella del “caro nipote” che telefona chiedendo aiuto urgente, il raggiro del finto avvocato o del falso poliziotto che bussa alla porta creando un clima di emergenza per estorcere denaro o gioielli. Tecniche che fanno leva sulla paura, sulla fretta, sulla fiducia che gli anziani ripongono nelle istituzioni o nei familiari. Il prefetto senza mezzi termini ha parlato di “truffe odiose”, che lasciano cicatrici profonde non solo nel portafoglio ma soprattutto nell’animo delle persone. La fiducia violata è difficile da ricostruire, e spesso le vittime si chiudono ancora di più in se stesse, aumentando il loro isolamento.
Un intervento duraturo per i più fragili
Il piano operativo verrà trasmesso al Ministero dell’Interno e formalizzato attraverso un protocollo d’intesa tra prefettura e comune. Le attività prenderanno il via nel mese di marzo e proseguiranno fino al 30 novembre 2026, con un impegno costante e verificabile nel tempo. L’idea di fondo è quella di costruire una cornice stabile e duratura, non un intervento destinato a esaurirsi in poche settimane. Investire nella prevenzione, come ha ribadito Campanaro, significa costruire reti di vigilanza solidale capaci di proteggere le fasce più fragili della comunità. Le azioni di prossimità, unite al lavoro quotidiano delle forze dell’ordine e al supporto psicologico, possono fare la differenza. Perché contrastare le truffe agli anziani non è solo un dovere delle istituzioni, ma una responsabilità condivisa che riguarda tutti.
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