Un viaggio straordinario dalla Grecia classica ai Giochi Invernali 2026, tra reperti etruschi e cimeli olimpici contemporanei
C’è tempo fino al 22 marzo per visitare a Milano il lungo percorso storico-archeologico che accompagna l’Italia verso i Giochi Olimpici e Paralimpici. L’esposizione “I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni” nasce da una collaborazione tra la fondazione Luigi Rovati, il Museo Olimpico e il Musée Cantonal d’Archéologie et d’Histoire. Il progetto riunisce reperti, testimonianze e oggetti iconici che raccontano come l’ideale Olimpico abbia attraversato tremila anni di storia senza perdere la sua forza.
L’antico dialoga con il contemporaneo
Il cuore della mostra olimpica sta nella relazione insolita tra oggetti apparentemente lontani nel tempo ma profondamente connessi nella rappresentazione di valori comuni. Da una parte anfore greche, sculture etrusche e bronzi romani che testimoniano le competizioni atletiche nell’antichità. Dall’altra medaglie, fiaccole e attrezzature sportive che appartengono alla storia recente dei Giochi. I curatori Anne-Cécile Jaccard e Patricia Reymond del Museo Olimpico, insieme a Giulio Paolucci della Fondazione Rovati e Lionel Pernet del museo archeologico di Losanna, hanno costruito un percorso che evidenzia la continuità culturale dello sport. Nella Grecia antica le competizioni atletiche celebravano la pace tra le città-stato rivali, sospendendo ogni conflitto durante le Olimpiadi. Pierre de Coubertin, quando alla fine dell’Ottocento rifondò i Giochi in chiave moderna, ripartì proprio da questi principi di fratellanza universale.
La Tomba delle Olimpiadi : da Tarquinia alla mostra
Tra i tesori esposti spicca un prestito eccezionale: la Tomba delle Olimpiadi, datata tra il 530 e il 520 avanti Cristo, che esce per la prima volta dal Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. Si tratta di una testimonianza straordinaria dei giochi atletici praticati dagli Etruschi, decorata con affreschi che raffigurano scene sportive e ippiche. La sua scoperta nel 1958 acquisì un significato particolare perché avvenne proprio alla vigilia delle Olimpiadi di Roma del 1960. Le pitture murali mostrano atleti in azione, cavalli al galoppo, pubblico festante. Un affresco di come lo sport fosse già celebrazione collettiva e momento di aggregazione sociale venticinque secoli fa. L’esposizione presenta inoltre materiali provenienti dai Musei Vaticani, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e da altre istituzioni italiane. Vasi greci decorati con scene di pugilato e lotta, statuette votive di atleti vittoriosi, coppe premio assegnate ai vincitori delle gare: ogni oggetto racconta un frammento della passione antica per le competizioni atletiche.
Dai guantoni di De Coubertin alla maglia di Usain Bolt
Il percorso moderno ha il suo fulcro nei prestiti dal Museo Olimpico di Losanna. Qui entrano in scena oggetti carichi di storia recente: i guantoni da boxe appartenuti a Pierre De Coubertin, visionario pedagogista francese che reinventò i Giochi come strumento educativo e di pace tra i popoli. Ma l’oggetto che più catturerà l’attenzione è probabilmente la maglia indossata da Usain Bolt durante le Olimpiadi di Pechino 2008. Quando il velocista giamaicano riscrisse i record mondiali dei 100 e 200 metri. Per la prima volta questa icona sportiva lascia il museo svizzero per essere esposta in Italia, testimonianza tangibile di come lo sport continui a produrre miti e leggende. Completano la sezione contemporanea fiaccole olimpiche, attestati di partecipazione, medaglie di diverse edizioni dei Giochi. Ogni elemento contribuisce a mostrare l’evoluzione estetica e simbolica dell’olimpismo, dalla sobrietà delle prime medaglie novecentesche fino al design contemporaneo che trasforma ogni edizione in un evento anche visivo.
L’inclusione come conquista progressiva
Una sezione particolare della mostra olimpica affronta il tema dell’accessibilità ai Giochi, mostrando come il concetto di inclusione si sia profondamente trasformato. Nell’antichità classica le Olimpiadi erano riservate esclusivamente a cittadini maschi e liberi delle città greche. Le donne non potevano nemmeno assistere come spettatrici, pena la morte. Il percorso espositivo traccia la lunga strada verso l’uguaglianza: dall’ammissione graduale delle atlete nelle diverse discipline durante il Novecento fino alla piena parità di genere stabilita dal Comitato Olimpico Internazionale per Parigi 2024. Anche i Giochi Paralimpici trovano spazio nella narrazione, testimoniando come l’ideale di eccellenza atletica possa manifestarsi in forme diverse ma ugualmente potenti. L’inclusione delle persone con disabilità nelle competizioni di alto livello rappresenta una conquista culturale che va oltre lo sport, modificando la percezione sociale della diversità.
La mostra e le Olimpiadi
L’esposizione si inserisce nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma che accompagna l’Italia verso i Giochi Invernali con iniziative che intrecciano arte, cultura e sport. Come ha sottolineato Domenico De Maio, direttore Education & Culture della Fondazione Milano Cortina 2026, il progetto dimostra la capacità di valorizzare il dialogo tra epoche diverse, creando connessioni che rafforzano i valori olimpici di pace e comunità. La mostra olimpica sarà visitabile fino al 22 marzo 2026, accompagnando così l’Italia durante l’intero periodo dei Giochi Olimpici (6-22 febbraio) e Paralimpici Invernali (6-15 marzo). La sede è la Fondazione Luigi Rovati in Corso Venezia 52, nel cuore di Milano, dove gli spazi espositivi si sviluppano anche nell’ipogeo etrusco che caratterizza il museo.
(foto: rovine dell’antica Olimpia)
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