Arnoldo Mosca Mondadori racconta l’iniziativa che coinvolge quattro istituti penitenziari italiani. Un percorso di rinascita in cui le assi delle imbarcazioni dei migranti diventano casse armoniche e chi ha sbagliato ritrova sé stesso, insegnando ai giovani l’ascolto e la fragilità: «Siamo tutti un’unica Orchestra del Mare»
Ci sono cambiamenti che sono piccoli, grandi, miracoli. Una barca ferma al Molo Favaloro a Lampedusa, su cui hanno vissuto stipate per giorni decine di persone migranti di tutte le età, in fuga in alto mare, che diventa un violino. Una persona detenuta nella Casa di Reclusione di Opera, a Milano, che inizia un percorso di riscatto personale, imparando un lavoro artigianale che richiede tempo e attenzione, e inizia a cesellare quel violino. Nasce con questi obiettivi, “trasformare il dolore in speranza”, il progetto Metamorfosi della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, dal 2012 impegnata a dare voce a chi non ce l’ha e a costruire comunità più consapevoli e umane, attraverso l’arte e il lavoro.
«Il lavoro di artigianato in carcere richiede un apprendimento quotidiano da parte delle persone detenute. Il tempo viene usato in modo costruttivo, e con gli anni si lavora sul cambiamento – spiega Arnoldo Mosca Mondadori, presidente e fondatore della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti -. Quando la persona riconosce i propri errori e grazie al lavoro di gruppo e a uno stipendio si reinserisce nel contesto sociale, non cade nella recidiva. Questo piccolissimo modello cerca di applicare l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono essere umane e tendere alla rieducazione. Non è mai capitato – in oltre dieci anni che siamo in questo carcere – che una persona sia ricaduta nel crimine compiuto precedentemente».
L’iniziativa coinvolge una ventina di detenuti, presenti in quattro carceri italiane: Opera a Milano, Secondigliano a Napoli in cui si realizzano gli “strumenti del mare”, a Monza e nel carcere di Rebibbia a Roma si costruiscono le croci di Lampedusa. Un progetto di partecipazione reale, dal basso, che crea ponti anche con il territorio.
La “Metamorfosi”, questo cambiamento che segue al lavoro nel laboratorio di liuteria del carcere milanese di Opera a piazza Corvetto, arriva nelle scuole, con incontri in cui i ragazzi si mettono in ascolto dei detenuti, apprendisti liutai. Un’occasione di partecipazione per gli studenti, e di aprirsi alla società per persone detenute. «Questa è la parte più bella – confessa con emozione Arnoldo Mosca Mondadori -. Quando le persone ristrette raccontano come abbiano usato male la libertà, e lo fanno a cuore aperto, i ragazzi sono lì che ascoltano e a volte prendono la parola iniziando a parlare delle proprie fragilità e ombre. Si parla anche delle storie dei migranti, e i ragazzi si immedesimano in altri ragazzi della loro età, migranti, fino a domandarsi “perché loro e non noi?”, con una partecipazione che è commovente».
Quando la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti ha chiesto al ministero dell’Interno di poter avere le barche, ferme a Lampedusa in attesa di essere smaltite, nessuno aveva ancora immaginato che potevano diventare violini, violoncelli o chitarre. Il progetto inizia a dare forma all’Orchestra del Mare nel 2021, quando viene realizzato il primo Violino del Mare dai detenuti della liuteria di Opera.
Non un’orchestra stabile, ma un’orchestra presa in prestito da artisti e musicisti di fama internazionale, da spettatori e studenti, tutti ambasciatori di un messaggio di memoria, sul dramma della migrazione, e di vita per le persone detenute.
Inizialmente è stata una sfida intuire che quelle barche potessero essere utilizzate come casse armoniche che raccontano storie, e utilizzare il loro legno, diverso perché segnato dall’acqua del Mediterraneo, permettendogli di suonare. «Questi strumenti hanno una particolarità, che hanno evidenziato musicisti come Riccardo Muti o Mario Brunello, ed è la dolcezza: hanno un suono dolce. Anche se non sono competitivi come uno Stradivari, hanno un’anima propria, sono portatori di qualcosa di sacro, direi – aggiunge Mosca Mondadori -. Prima di ogni concerto spiego al pubblico che non suoneranno degli strumenti, ma delle barche, e il pubblico si mette in ascolto con animo aperto, diventando anch’esso l’Orchestra del Mare». E prosegue: «Di cento barche ricevute, ne abbiamo usate circa 65. Sono arrivate così com’erano a Lampedusa, cariche di indumenti e documenti, c’erano biberon e scarpette. Questi oggetti hanno toccato profondamente le persone coinvolte, soprattutto i detenuti che hanno smontato le barche prima di usare le assi per i violini. Sono stati tra i primi testimoni di questo dramma. Adesso vorremmo che gli strumenti continuassero a viaggiare, come migranti pellegrini che portano la loro armonia nella società».
Come le vite dei detenuti, che si possono rimettere in viaggio. Così è stato per Erjugen Meta, tra i primi a lavorare nella liuteria del carcere di Opera. Oggi, a pena scontata, da liutaio insegna ad altri detenuti a costruire le croci di Lampedusa.
Un progetto di rete, a fianco delle persone ristrette della libertà personale che vuole coinvolgere aziende e gruppi. «Se anche una persona si innamora di questa idea e vuole partecipare, succede magari qualcosa di miracoloso», conclude Mosca Mondadori.
© Riproduzione riservata
