Un team internazionale di ricercatori ha analizzato un disegno a sanguigna chiamato Santo Bambino e lettere rinascimentali, recuperando sequenze genetiche compatibili con la famiglia del maestro toscano.
Le tracce sul Santo Bambino
Un tampone delicato, simile a quelli usati nei test Covid, scorre sulla superficie porosa di un disegno conservato in una collezione privata di New York.
È l’aprile 2024 e il genetista microbico Norberto Gonzalez-Juarbe dell’Università del Maryland sta prelevando materiale biologico da un’opera su carta realizzata a sanguigna nel sedicesimo secolo. Il disegno raffigura la testa di un bambino con il volto leggermente inclinato, i lineamenti tracciati con tocchi leggeri e la luce che si diffonde sulle guance creando l’effetto sfumato tipico di Leonardo.
L’opera, chiamata Santo Bambino, presenta tratteggi eseguiti con la mano sinistra, una caratteristica distintiva del maestro di Vinci. Ma l’attribuzione resta controversa, perché anche alcuni suoi allievi potrebbero averla realizzata.
Quel giorno di primavera segna però una svolta nella ricerca sulla figura più enigmatica del Rinascimento italiano. I risultati delle analisi, pubblicati in esclusiva sulla rivista Science, mostrano che il disegno e alcune lettere quattrocentesche scritte da un parente della famiglia Da Vinci contengono sequenze del cromosoma Y appartenenti all’aplogruppo E1b1b, un lignaggio genetico diffuso proprio in Toscana, dove Leonardo nacque nel 1452.
La carta è porosa e assorbe sudore, cellule della pelle, batteri e DNA. Tutto questo materiale resta intrappolato nelle fibre per secoli. Il Leonardo da Vinci DNA Project, coordinato dalla Rockefeller University di New York, lavora da anni proprio su questa possibilità.
Una ricerca lunga decenni
Il progetto nasce nel 2016 dalla collaborazione tra antropologi, storici dell’arte, esperti forensi, genealogisti, microbiologi, medici e genetisti di popolazioni. L’obiettivo è ricostruire il profilo genetico di Leonardo attraverso l’applicazione di strumenti biologici e antropologici sempre più avanzati. Jesse Ausubel, scienziato ambientale della Rockefeller University e presidente del progetto, spiega che le decisioni sull’attribuzione di un’opera dipendono ancora dal giudizio degli esperti, per esempio dall’analisi di come è stata realizzata una pennellata.
Ma il DNA e altre tracce biologiche potrebbero presto affiancare l’occhio dell’esperto, aprendo un mondo nuovo per l’autenticazione artistica.
Il team ha sviluppato un metodo di tamponamento estremamente delicato per raccogliere materiale biologico senza danneggiare opere di valore inestimabile. Nel caso del Santo Bambino, i ricercatori hanno prelevato campioni sia dal fronte che dal retro del foglio. Parallelamente, hanno analizzato lettere conservate nell’archivio di Prato, scritte nel Quattrocento da Frosino di ser Giovanni da Vinci, cugino del nonno di Leonardo. Molte di queste lettere erano sigillate con cera e spago, e sulla cera restava impressa l’impronta del pollice del mittente. Una lettera in particolare conteneva una quantità notevole di DNA umano incastonato nel sigillo di cera, insieme a DNA del parassita della malaria Plasmodium, endemico in Toscana durante il Rinascimento.
Il cromosoma Y e l’aplogruppo toscano
Con le sequenze del cromosoma Y del disegno e delle lettere in mano, il team si è rivolto alla fine del 2024 a esperti come il genetista Edward Lee, specialista del cromosoma Y. Lee e i suoi colleghi hanno confrontato le sequenze con un pannello di circa 90mila marcatori noti, che raggruppano le sequenze del cromosoma Y in lignaggi chiamati aplogruppi.
Quattro campioni del Santo Bambino e delle lettere di Frosino sono stati assegnati in modo affidabile all’aplogruppo E1b1b, un lignaggio presente in Toscana e in altre regioni del Mediterraneo. Questo aplogruppo è antico, risale a circa 22mila anni fa ed è nato nell’Africa orientale. Oggi è presente con frequenze elevate nel Nord Africa, in alcune zone del Medio Oriente e nell’Europa meridionale, inclusa l’Italia.
La corrispondenza genetica tra il disegno e le lettere della famiglia Da Vinci è significativa, ma non costituisce una prova definitiva. David Caramelli, antropologo dell’Università di Firenze e coordinatore degli aspetti antropologici e molecolari del progetto Leonardo, mette in guardia: stabilire un’identità inequivocabile è estremamente complesso. Il disegno ha attraversato cinque secoli di storia, passando per le mani di collezionisti, restauratori e archivisti. Chiunque lo abbia toccato potrebbe aver lasciato tracce genetiche. Senza un campione certo del DNA di Leonardo, ogni ipotesi resta sospesa. Il confronto è stato fatto con un parente del Quattrocento, ma manca la datazione del materiale genetico recuperato dal disegno, un elemento cruciale per determinare se il DNA risalga davvero al periodo rinascimentale.
Gli scavi nella chiesa di Santa Croce
Mentre l’analisi del Santo Bambino procedeva, un altro filone di ricerca si sviluppava a Vinci. Nell’aprile 2024, l’archeologo Alessandro Riga dell’Università di Firenze ha avviato uno scavo nella chiesa di Santa Croce, dove si ritiene siano sepolti alcuni parenti di Leonardo, tra cui il nonno Antonio e tre fratellastri. La chiesa era stata ristrutturata all’inizio del Novecento e Riga non si aspettava di trovare molto. Ma il primo giorno, scavando attraverso il pavimento, il team si è imbattuto in una camera stretta e parzialmente crollata, rivestita di mattoni. Lavorando con le torce elettriche, hanno riportato alla luce perline di vetro, croci, gioielli e ossa umane di circa cinque o sei individui. Tra i reperti, tre ossa dense e ben conservate, probabilmente ricche di DNA: due ossa temporali petrose e un osso dell’orecchio interno.
L’analisi al radiocarbonio ha mostrato che una delle ossa petrose risale a un periodo compreso tra il 1421 e il 1457, quando il nonno di Leonardo era in vita. Caramelli e i paleogenetisti dell’Università di Firenze Martina Lari e Micaela Ciervo sono riusciti a recuperare e sequenziare abbastanza DNA degradato per confermare che l’individuo era un uomo. Questi risultati saranno pubblicati separatamente, ma potrebbero fornire un termine di confronto più solido per il DNA recuperato dalle opere d’arte. La comparazione tra i reperti ossei, il DNA dei discendenti viventi e quello trovato sul Santo Bambino potrebbe restringere il cerchio.
Il dibattito resta aperto
Mentre il Leonardo da Vinci DNA Project continua a raccogliere dati, il dibattito su cosa significhi davvero ricostruire il genoma di una figura storica resta aperto. Alcuni si chiedono se le capacità straordinarie di Leonardo debbano essere spiegate attraverso i suoi geni o piuttosto attraverso il contesto culturale, l’educazione, le esperienze e l’epoca in cui visse. La risposta probabilmente sta in una combinazione di tutti questi fattori. Ma l’idea che si possa recuperare il DNA di un uomo morto oltre cinquecento anni fa da un disegno su carta o da una lettera sigillata con la cera ha un fascino innegabile.
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