Parte in regione la prima iniziativa strutturata per prevenire l’isolamento degli adolescenti. Il fenomeno coinvolge 200 mila ragazzi in Italia. Una piattaforma digitale e percorsi formativi per insegnanti ed educatori tra gli strumenti principali.
Hikikomori d’Italia
Il fenomeno è silenzioso ma devastante. Si chiama hikikomori e riguarda adolescenti che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, chiudendosi in casa per mesi o anni. In Toscana è partito Reconnect, il primo progetto regionale pensato esclusivamente per contrastare questa emergenza educativa che in Italia ha assunto proporzioni allarmanti.
L’iniziativa vede come capofila il Consorzio Co&So, con la partecipazione dell’Associazione Hikikomori Italia, e si inserisce nel programma Erasmus+ dell’Unione europea. Cinque i Paesi coinvolti: Italia, Irlanda, Romania, Austria e Spagna. L’obiettivo è costruire modelli efficaci di prevenzione e intervento sul ritiro sociale giovanile, trasformabili in politiche pubbliche concrete.
I numeri dell’isolamento nel nostro Paese
Secondo Hikikomori Italia, nel nostro Paese ci sarebbero circa 200 mila adolescenti coinvolti in forme di ritiro sociale, pari all’1,7% degli studenti tra gli 11 e i 19 anni. Un dato raddoppiato rispetto al 2020, quando i ragazzi che avevano interrotto le relazioni extrascolastiche erano stimati in 100 mila. La tendenza è in crescita costante. L’età media in cui si manifestano i primi segnali è intorno ai 15 anni, nel delicato passaggio dalle medie alle superiori.
Hikikomori, letteralmente “stare in disparte”, descrive un isolamento volontario che porta i ragazzi a interrompere relazioni sociali, scolastiche o lavorative, trascorrendo le giornate chiusi nella propria stanza.
Un fenomeno nato in Giappone negli anni Ottanta, ora diffuso anche in Europa. In Italia pesa soprattutto la dimensione del ritiro dovuto a episodi di bullismo, esclusione sociale e precarietà esistenziale.
Reconnect: una piattaforma per ricostruire le relazioni
Reconnect punta su strumenti innovativi. Al centro del progetto c’è una piattaforma di gioco online, pensata sia per gli adolescenti in ritiro sociale sia per gli adulti di riferimento. L’idea è sfruttare il linguaggio digitale come leva di aggancio, non come fattore di isolamento.
Le dinamiche ludiche si integrano con percorsi educativi strutturati, favorendo motivazione, partecipazione e la costruzione di relazioni significative in uno spazio digitale sicuro.
Parallelamente, il progetto sviluppa percorsi formativi specializzati per insegnanti, dirigenti scolastici, psicologi ed educatori. L’obiettivo è intercettare precocemente le situazioni di fragilità e accompagnare i giovani verso un rinnovato coinvolgimento educativo e relazionale. La scuola, in questa prospettiva, diventa un presidio attivo capace di riconoscere i segnali di isolamento e guidare i processi di reintegrazione.
Marco Crepaldi, presidente dell’Associazione Hikikomori Italia, sottolinea come il cuore del progetto risieda proprio nell’attivazione di percorsi formativi d’eccellenza. Investire nella formazione significa trasformare il sistema educativo in uno strumento di prevenzione efficace, non solo di riconoscimento del problema. La capacità di intercettare precocemente i segnali di disagio può fare la differenza tra un intervento tempestivo e la cronicizzazione dell’isolamento.
Il coinvolgimento delle istituzioni
Claudia Calafati, presidente di Co&So, parla di Reconnect come di una nuova sfida dopo anni di lavoro con adolescenti e giovani adulti. L’impegno è sperimentare proposte concrete per la prevenzione e il contrasto del ritiro sociale, coinvolgendo da subito le istituzioni. L’idea è attivare cabine di regia regionali per monitorare gli interventi e sistematizzare le pratiche più efficaci.
Il progetto si inserisce in un percorso già avviato sul territorio fiorentino con Edugamer, iniziativa della cooperativa sociale Il Girasole che valorizza le potenzialità dei videogiochi come strumenti educativi. Educatori appositamente formati diventano EduGamer, operatori capaci di condurre percorsi basati sul gioco digitale all’interno delle EduGaming Zone. Simona Pancari, responsabile Area Educazione di Co&So, spiega come questi educatori rappresentino una figura nuova, capace di parlare il linguaggio dei ragazzi senza giudicare.
L’approccio è innovativo perché parte dal riconoscimento che l’isolamento non è causato da una psicopatologia primaria, ma da una visione negativa delle relazioni interpersonali. I ragazzi percepiscono le dinamiche sociali come fonte di pressione insostenibile. Per questo serve un cambiamento culturale che doti la comunità di consapevolezza e nuovi strumenti.
Famiglie sole e stigma sociale
Il fenomeno porta molti ragazzi ad abbandonare per mesi o anni le relazioni, vivendo in solitudine nelle proprie stanze. Al disorientamento delle famiglie, la società risponde troppo spesso con giudizi, isolamento o addirittura sanzioni. Manca un sistema di supporto adeguato. I dati, infatti, mostrano che gli hikikomori sono prevalentemente maschi (oltre l’80% secondo le rilevazioni), con un’età media che si colloca attorno ai 22 anni. La durata dell’isolamento tende a essere lunga: la maggior parte risulta ritirata da oltre tre anni. Un dato destinato a crescere, perché l’hikikomori rappresenta una problematica a forte rischio di cronicizzazione.
Reconnect rappresenta un tentativo di invertire questa tendenza. Non si tratta solo di supporto psicologico individuale, ma di costruire una rete territoriale capace di prevenire il ritiro sociale prima che diventi cronico. La formazione degli insegnanti, la creazione di spazi sicuri di socialità digitale, il coinvolgimento delle istituzioni sono i tasselli di un approccio sistemico. Il progetto europeo punta a creare modelli replicabili, che possano essere adottati anche in altri contesti.
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