La crisi militare tra Iran, Israele e Stati Uniti travolge il mondo dello sport internazionale. Calcio, basket, volley, tennis, scherma e Formula 1 alle prese con rinvii, cancellazioni e uno spazio aereo chiuso che blocca atleti e squadre.
Lo scenario che cambia tutto
Quando scoppia un conflitto come quello di questi giorni, le prime vittime non sono soltanto quelle militari. Il Medio Oriente, diventato negli ultimi anni uno dei poli più attivi del pianeta per gli investimenti nello sport, si trova adesso a fare i conti con una crisi che non risparmia campi da gioco, palazzetti e circuiti.
L’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e la successiva risposta di Teheran, ha trascinato nel conflitto diversi Paesi del Golfo, con conseguenze dirette su un calendario sportivo internazionale già intasato. Dal calcio alla Formula 1, dall’Eurolega di basket al volley, la macchina dello sport globale ha iniziato a incepparsi.
Il calcio si ferma, a rischio anche la Finalissima
Il Qatar è stato il primo a fare un passo indietro. La federazione calcistica locale ha sospeso tutte le manifestazioni sportive per ragioni di sicurezza, una decisione che ha inevitabilmente proiettato un’ombra sulla Finalissima del 27 marzo tra Spagna e Argentina, attesa al Lusail Stadium, lo stesso impianto che ha ospitato la finale del Mondiale 2022. Si sta valutando uno spostamento di sede, ma al momento nulla è ancora definito.
Anche l’Asian Football Confederation ha preso provvedimenti, bloccando la Champions League asiatica a causa della chiusura dello spazio aereo su gran parte della regione. Rinviate le gare d’andata degli ottavi nella Regione Ovest, così come i quarti di Champions League Two e Challenge League che coinvolgono squadre della stessa area. Le partite della Regione Est, invece, restano in calendario e si giocheranno regolarmente.
Il calendario dell’Eurolega di basket
Il conflitto colpisce anche l’Eurolega di basket, competizione che ha tra le proprie partecipanti due club israeliani, Maccabi Tel Aviv e Hapoel Tel Aviv, e la formazione emiratina Dubai Basketball.
Con lo spazio aereo chiuso, gli spostamenti sono impossibili e il board della competizione ha già rinviato tre incontri: Hapoel Tel Aviv–Paris, Maccabi Tel Aviv–Hapoel Tel Aviv e Dubai Basketball–Partizan. Un calendario già fittissimo che potrebbe subire ulteriori stravolgimenti nelle prossime settimane, con la dirigenza al lavoro per trovare soluzioni straordinarie che consentano di portare a termine la stagione regolare.
La situazione di pallavolo e scherma
Due club italiani di Serie A di volley, Cuneo e Cisterna, si trovano ancora fermi a Dubai, dove gli aeroporti degli Emirati Arabi Uniti sono operativamente bloccati: impossibile sia entrare che uscire via aerea. Le rispettive società tengono la situazione sotto controllo ora dopo ora, rassicurando che gli atleti stanno bene, ma l’attesa è carica di tensione.
La Federazione Internazionale di Scherma ha invece optato per la linea della prudenza in via preventiva, rinviando le tappe di Coppa del Mondo di fioretto previste al Cairo e quelle di sciabola — maschile e femminile — in calendario a Padova e ad Atene. La ragione ufficiale è la sicurezza degli atleti, molti dei quali avrebbero incontrato difficoltà concrete negli spostamenti attraverso uno spazio aereo sempre più congestionato e incerto.
Anche il tennis ha avuto il suo capitolo. Dopo la conclusione del torneo Atp 500 di Dubai, i russi Daniil Medvedev e Andrey Rublev sono rimasti bloccati negli Emirati per diversi giorni, ospitati negli hotel ufficiali del torneo. L’Atp ha confermato la situazione con un comunicato ufficiale.
I due tennisti starebbero ora organizzando la partenza con un volo privato per raggiungere Indian Wells in tempo per il prossimo Masters 1000.
Formula 1: in Australia, per ora, si corre
La Formula 1 è per ora toccata solo in parte. Il Gran Premio d’Australia a Melbourne è atteso regolarmente in pista, nonostante qualche complicazione logistica per alcuni team legata alla chiusura parziale di alcune rotte aeree nella regione. Il Circus, almeno nel brevissimo termine, riesce a tirare dritto.
Le maggiori preoccupazioni riguardano però aprile: in calendario ci sono il Gran Premio del Bahrain e quello dell’Arabia Saudita, due appuntamenti che valgono molto anche in termini economici e di rapporti con gli investitori locali.
Se la situazione non dovesse stabilizzarsi nel giro di poche settimane, entrambi gli appuntamenti potrebbero saltare o essere rimpiazzati da gare in Europa. Una soluzione tecnicamente percorribile, ma organizzativamente complessa con tempi così stretti. La Formula 1 ha già vissuto stravolgimenti simili durante la pandemia, ma il contesto di un conflitto militare attivo introduce variabili ben più difficili da gestire.
Il Circus monitora con attenzione ogni sviluppo, consapevole che qualsiasi decisione tardiva avrebbe ricadute pesanti sull’intera seconda parte della stagione.
Iran e il Mondiale 2026: lo spettro dell’esclusione
Tra tutte le ripercussioni che il conflitto potrebbe avere sullo sport, quella più clamorosa riguarda il Mondiale di calcio del 2026, in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico.
L’Iran è già qualificato alla competizione, ma la sua partecipazione è adesso tutt’altro che scontata. Il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, in una dichiarazione alla piattaforma sportiva Varzesh3, ha lasciato poco spazio all’ottimismo: “Ciò che è certo è che dopo questo attacco non possiamo aspettarci di guardare alla Coppa del Mondo con speranza.”
Se l’Iran venisse escluso, la Fifa potrebbe ripescare qualsiasi altra nazionale, seguendo quanto previsto dall’articolo 6.7 del regolamento della competizione, che recita: “Se una qualsiasi Federazione partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo, la Fifa deciderà in merito a sua esclusiva discrezione e adotterà tutte le misure ritenute necessarie.” In questo scenario rientrerebbe in gioco anche l’Italia, nella malaugurata ipotesi che la squadra di Gattuso non riuscisse a superare il playoff di fine mese.
Un’eventualità che, fino a poche settimane fa, sembrava fantascienza, e che oggi invece (per quanto restino molti passaggi incerti) non è del tutto fuori dalla realtà. La Fifa non si è ancora espressa ufficialmente sulla questione iraniana, ma è difficile pensare che a Zurigo non si stia già ragionando sugli scenari possibili. Il calcio, come sempre, segue la politica anche quando preferirebbe non farlo.
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