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Con la morte di Liu Wenham, il 30enne di nazionalità cinese rimasto ferito lo scorso 1 febbraio nel corso di una sparatoria con la polizia avvenuta in piazza Mistral, in zona Rogoredo, a Milano, cambia il capo d’accusa contro gli agenti iscritti nel registro degli indagati da parte della Procura di Milano. I quattro poliziotti sono ora indagati per omicidio colposo (non più lesioni colpose, ndr) con la stessa iniziale scriminante dell’uso legittimo delle armi. Scriminante che interviene quando chi spara “vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o comunque di impedire la consumazione dei delitti come l’omicidio volontario”. Un elemento che elimina la punibilità di una condotta e che potrebbe portare, al termine dell’indagine, all’archiviazione nei confronti delle divise. La scelta della Procura di Milano che indaga non solo il poliziotto che ha sparato ma sull’intero equipaggio dell’Uopi, le unità operative esperte in conflitti a fuoco, è “a garanzia” degli indagati che possono partecipare ad alcune attività con propri consulenti. Il giovane cinese, senza regolare permesso di soggiorno in Italia, prima della sparatoria, aveva aggredito una guardia giurata rubandogli l’arma, usata poi per sparare contro la volante blindata. Gli agenti avevano quindi risposto al fuoco ferendolo a un braccio e alla testa.
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