Oltre 8.500 collegamenti saltati in pochi giorni, hub del Golfo paralizzati e decine di migliaia di passeggeri bloccati. Il trasporto aereo mondiale affronta il suo momento più difficile dalla pandemia.
Si ferma il traffico aereo mondiale
Non era mai successo, almeno non a questi livelli, dai tempi del Covid-19. L’escalation militare in Medio Oriente, seguita alla chiusura degli spazi aerei di Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ha prodotto in pochi giorni una delle più imponenti interruzioni del trasporto aereo globale che si ricordino.
Ad oggi, i voli cancellati hanno già superato quota 8.500. E il bilancio non è definitivo: le compagnie continuano a rivedere le proprie programmazioni, rinunciando a partenze e arrivi su scala sempre più ampia. I principali hub della regione, Dubai, Doha e Abu Dhabi, risultano ancora chiusi o fortemente limitati, con effetti a cascata su rotte intercontinentali che nulla hanno a che fare con il teatro del conflitto.
Le connessioni verso mete come le Seychelles, Mauritius e diversi Paesi asiatici risultano compromesse semplicemente perché i voli in transito passavano per quegli scali.
I numeri della “crisi dei cieli”
Secondo la piattaforma di tracciamento FlightAware, nella sola giornata di domenica 1 marzo oltre 6.700 voli risultavano in ritardo e quasi 1.900 cancellati in tutto il mondo. Numeri a cui vanno sommati quelli del giorno precedente, quando la società di analisi Cirium aveva già registrato 966 cancellazioni (pari al 22,9%) tra i voli in arrivo nei Paesi del Medio Oriente. Emirates ha cancellato il 38% dei propri voli, Etihad il 30%, Qatar Airways addirittura il 41%, con la sospensione totale di tutte le partenze da Doha.
A queste si aggiungono le cancellazioni delle compagnie europee, nordamericane e asiatiche, che hanno reso l’entità del fenomeno davvero globale. Stando ai dati più recenti riportati da FlightAware, a livello mondiale oltre 19.000 voli risultano complessivamente ritardati e più di 2.600 cancellati nelle ore centrali della crisi.
La mappa delle compagnie: chi ha sospeso cosa
L’elenco delle compagnie che hanno interrotto o ridotto i propri collegamenti è lungo e copre tutti i continenti.
In Europa, Lufthansa ha sospeso i voli verso Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Dammam e Teheran almeno fino all’8 marzo, annunciando che gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrein e Iran resteranno esclusi dalle rotte fino alla stessa data.
Air France ha fermato i collegamenti per Dubai, Riyadh, Beirut e Tel Aviv. British Airways ha dichiarato stop verso Tel Aviv e Bahrein fino al 4 marzo. Swiss ha sospeso Tel Aviv fino al 7 marzo. ITA Airways ha bloccato i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo e quelli per Dubai fino al 4 marzo; Fiumicino ha registrato 45 cancellazioni nella sola giornata del 2 marzo, e 12 il giorno successivo. Turkish Airlines ha fermato i collegamenti verso Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania. Wizz Air ha cancellato tutti i voli da e per l’Arabia Saudita fino al 7 marzo.
Oltreoceano, la Delta ha sospeso il collegamento New York-Tel Aviv, American Airlines quelli verso Doha e Filadelfia, United i voli per Tel Aviv e Dubai, Air Canada le tratte verso Israele fino all’8 marzo. Dall’Asia, Air India ha bloccato tutte le rotte mediorientali, così come Cathay Pacific, Singapore Airlines, Pakistan International Airlines e Garuda Indonesia. In Africa, Ethiopian Airlines ha cancellato i voli per Amman, Tel Aviv, Dammam e Beirut, Kenya Airways quelli per Dubai e Sharjah.
Le compagnie indiane, però, stanno già muovendo i primi passi verso una ripresa parziale. IndiGo ha annunciato quattro voli di andata e ritorno per Gedda, in Arabia Saudita, mentre Air India Express riprenderà i collegamenti con Muscat a partire da martedì.
Le rotte Europa-Asia nel mirino
Uno degli effetti più significativi della crisi riguarda i grandi corridoi tra Europa e Asia. Con lo spazio aereo mediorientale off-limits, i voli sono costretti a percorrere itinerari alternativi attraverso Egitto e Arabia Saudita, con un allungamento dei tempi di percorrenza e un aumento sensibile dei costi del carburante. Le mappe dei tracker di volo mostrano un vuoto quasi totale sopra l’Iran e i Paesi confinanti.
L’Agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione (EASA) ha emesso una raccomandazione formale a tutte le compagnie affinché evitino di operare nello spazio aereo interessato a qualsiasi altitudine, almeno fino al 2 marzo come indicazione iniziale; molte compagnie hanno già esteso autonomamente le proprie sospensioni ben oltre quella data.
Rimborsi e diritti: cosa spetta ai passeggeri?
Per chi si trova al centro del caos, vale la pena chiarire i propri diritti. Se il volo è cancellato, il passeggero ha diritto a scegliere tra il rimborso integrale del biglietto entro sette giorni oppure la riprotezione su un volo alternativo.
Le compagnie sono inoltre obbligate a garantire assistenza immediata: pasti, bevande, sistemazione alberghiera e trasferimenti, per tutto il periodo dell’attesa. Non è invece previsto alcun risarcimento aggiuntivo, perché il conflitto rientra tra le «circostanze straordinarie» che escludono la responsabilità del vettore. Chi ha stipulato un’assicurazione di viaggio dovrà verificare attentamente la propria polizza: alcune coprono le cancellazioni per eventi bellici, ma solo se questa voce compare esplicitamente nel contratto.
Un ultimo avvertimento pratico: non conviene annullare il viaggio in modo autonomo prima della cancellazione ufficiale del volo, perché si rischia di perdere i diritti garantiti dalla normativa europea.
© Riproduzione riservata
