Una delibera votata in Aula Giulio Cesare darà l’avvio sperimentale a una nuova figura sociale per facilitare autonomia e inclusione degli over 65. Nella Converti, presidente della Commissione politiche sociali: «Puntiamo anche alla coesione tra quartieri»
Contrasto alla solitudine, supporto alla generazione ‘sandwich’ e creazione di momenti dedicati alla socialità. Sono questi gli obiettivi che la delibera del Comune di Roma, ideata e firmata dalle consigliere del Partito democratico Valeria Baglio (capogruppo), Erica Battaglia e Nella Converti, si propone di realizzare in via sperimentale nel 2026. Con l’avvio di un tavolo di lavoro – a cui siederanno anche associazioni del terzo settore – il progetto, denominato ‘badante di condominio’, prenderà forma in alcuni quartieri della Capitale, individuati per connotazioni urbanistiche ma anche sociali. A fare il punto sull’iniziativa, che segue la scia di altre iniziative già avviate in Italia sul modello scandinavo, è Nella Converti, presidente della Commissione politiche sociali di Roma Capitale.
L’iniziativa del ‘badante di condominio’ è stata definita una rivoluzione nel welfare capitolino. A quale esigenza vuole rispondere?
Intende rispondere a più esigenze proprio perché si inserisce in un contesto sociale ormai consolidato: a Roma un cittadino su quattro è over 65. Davanti a una popolazione che invecchia sempre di più, è necessario proporre azioni mirate. C’è l’esigenza, quindi, di non trattare la vecchiaia come una malattia, di non ‘sanitarizzare’ le persone anziane e di supportare gli over in un percorso che li renda sempre più autonomi. Con il ‘badante di condominio’ vogliamo anche dare sollievo ai figli, i giovani della generazione cosiddetta ‘sandiwich’ che si trova a cavallo tra le generazioni molto giovani e quelle più anziane. Si tratta di persone che troppo spesso sono alle prese con impegni lavorativi e familiari e che poco tempo hanno a disposizione per le attività di cura di parenti con fragilità.
In che modo la figura del ‘badante di condominio’ si differenzia dall’assistenza domiciliare tradizionale o da una badante convivente?
Ci stiamo occupando di delineare una figura totalmente diversa da quella tipica dell’assistenza domiciliare. Nel nostro caso, parliamo di una figura che si posiziona nel mezzo, che combatte la solitudine e facilita la creazione di modelli comunitari più che di modelli basati sul rapporto uno a uno. Il ‘badante di condominio’ è già in piena sperimentazione in altre città d’Italia e si avvale di operatori sociali, mediatori e facilitatori, appunto. Partiremo con una sperimentazione nelle case di edilizia residenziale pubblica e nell’ambito di queste individueremo quelle in cui è presente il maggior numero di persone anziane.
Con quali criteri sono stati scelti i condomini o i quartieri pilota per questa prima fase?
Con il lavoro dei nostri uffici, avvieremo una mappatura dei quartieri che presentano particolari caratteristiche, dall’aspetto strutturale a quello sociale. Basti pensare che l’edilizia popolare di Roma risale agli Anni ’70 e ’80, pertanto, gli inquilini sono anziani nella maggior parte dei casi. Un esempio su tutti è senz’altro Villaggio Breda, il quartiere nato prima della guerra che accoglieva gli operai della fabbrica Breda e che oggi è abitato quasi esclusivamente da persone anziane.
Come funzionerà concretamente il servizio?
La persona incaricata si occuperà di fornire supporto agli anziani, creando certamente momenti di socialità ma anche accompagnandoli nei servizi quotidiani, come andare a comprare farmaci o fare la spesa. È bene ricordare che parliamo di servizi rivolti a persone autosufficienti perché per la non autosufficienza mettiamo in campo altre metodologie. Questa figura non è pensata per sovrapporsi ad altri servizi.
Che impatto si aspetta sulla qualità della vita degli anziani coinvolti e sulla coesione sociale all’interno dei condomini che aderiranno al progetto?
Ci aspettiamo un impatto importante, significativo. E non solo in termini di inclusione e di contrasto alla solitudine, ma anche come sollievo alla ‘generazione sandwich’ e alla coesione tra quartieri.
© Riproduzione riservata

