Il nuovo rapporto dell’organizzazione denuncia un sistema economico che concentra ricchezze senza precedenti nelle mani di poche migliaia di persone. Aumenta la forbice tra ricchi e poveri, con conseguenze su democrazia e diritti fondamentali.
Un abisso che si allarga anno dopo anno
I numeri del rapporto Oxfam diffuso in questi giorni raccontano una realtà che sfida ogni logica di equità sociale. Nel 2025 tremila miliardari hanno accumulato una ricchezza complessiva di 18.300 miliardi di dollari.
Dall’altra parte della bilancia, quattro miliardi di esseri umani – circa la metà della popolazione mondiale – faticano a mettere insieme il necessario per vivere dignitosamente. La fotografia scattata dall’organizzazione non governativa restituisce un sistema economico che sembra premiare chi già possiede molto, lasciando indietro masse sempre più ampie di popolazione.
Il documento pubblicato da Oxfam International mette in evidenza come questa concentrazione di patrimoni abbia raggiunto livelli mai visti prima nella storia recente. La crescita della ricchezza dei super-ricchi procede a ritmi sostenuti, mentre milioni di famiglie affrontano quotidianamente l’incertezza del prossimo pasto. L’insicurezza alimentare rappresenta una delle emergenze più gravi, aggravata da crisi climatiche, conflitti e instabilità economiche che colpiscono soprattutto le fasce più deboli della società.
Quando pochi individui controllano risorse equivalenti al prodotto interno lordo di intere nazioni, le implicazioni vanno ben oltre la semplice statistica economica.
Come si è arrivati a questo punto
Il meccanismo che alimenta questa forbice è complesso ma comprensibile. I grandi patrimoni generano rendimenti attraverso investimenti finanziari che crescono più rapidamente dei salari medi. Chi possiede capitali significativi può accedere a strumenti di investimento sofisticati, beneficiare di regimi fiscali favorevoli e sfruttare opportunità precluse alla maggioranza delle persone. Nel frattempo, i redditi da lavoro dipendente aumentano lentamente, quando aumentano, e spesso non tengono il passo con l’inflazione.
Il rapporto evidenzia come negli ultimi anni la pandemia prima e le crisi geopolitiche poi abbiano accelerato questo processo. Mentre settori come la tecnologia e la finanza hanno registrato profitti record, intere categorie di lavoratori hanno visto erodersi il proprio potere d’acquisto. Le multinazionali hanno accumulato utili straordinari in momenti in cui molte famiglie si sono trovate a dover scegliere tra pagare l’affitto o comprare da mangiare.
La dinamica non è frutto del caso, ma di scelte politiche precise che negli ultimi decenni hanno ridotto la progressività fiscale, deregolamentato i mercati finanziari e indebolito le tutele per i lavoratori. Il risultato è un sistema che trasferisce risorse dal basso verso l’alto con una costanza impressionante.
Le conseguenze sulla democrazia e sui diritti
Quando la ricchezza si concentra in poche mani, non è solo l’economia a risentirne. Oxfam sottolinea come questa disparità estrema metta a rischio i fondamenti stessi della democrazia. Chi dispone di enormi patrimoni può influenzare le decisioni politiche attraverso lobby, finanziamenti elettorali e controllo dei mezzi di informazione. Il peso di un voto alle urne diventa sempre più simbolico se poi le scelte concrete vengono indirizzate da chi ha il portafoglio più gonfio. I diritti sociali ed economici che generazioni passate hanno conquistato con fatica vengono gradualmente smantellati in nome di un’efficienza che spesso coincide con il profitto di pochi.
L’accesso a servizi essenziali come sanità, istruzione e abitazione diventa sempre più legato alla capacità economica individuale piuttosto che a un diritto universale. I sistemi di protezione sociale vengono indeboliti proprio quando sarebbero più necessari, lasciando milioni di persone esposte a rischi che potrebbero essere evitati con una diversa distribuzione delle risorse. La meritocrazia tanto decantata si scontra con una realtà in cui le opportunità di partenza sono drammaticamente diverse a seconda della famiglia in cui si nasce.
Proposte concrete dal mondo economico
Alcune voci si sono levate negli ultimi tempi per chiedere cambiamenti concreti. Un gruppo di 134 economisti italiani ha firmato nel 2024 un manifesto che propone riforme fiscali concrete, tra cui un’imposta progressiva sui grandi patrimoni da applicare allo 0,1% più ricco dei cittadini, con patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro. L’economista Gabriel Zucman ha presentato al G20 una proposta per una tassa del 2% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, che potrebbe generare tra 200 e 250 miliardi all’anno a livello globale.
Movimenti sociali in vari Paesi mettono al centro delle loro rivendicazioni salari dignitosi e accesso universale ai servizi essenziali. Persino alcuni miliardari hanno ammesso pubblicamente che il sistema attuale è insostenibile.
In un sondaggio condotto sui membri del G20, il 74% dei milionari intervistati si è dichiarato favorevole a una tassazione più elevata della ricchezza, riconoscendo la minaccia che le crescenti disuguaglianze rappresentano per la stabilità democratica.
Tuttavia, tradurre queste istanze in politiche concrete si è rivelato difficile, poiché gli equilibri di potere esistenti rendono complesso qualsiasi intervento redistributivo significativo.
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