Cosmetici, giocattoli ed elettrodomestici nel mirino delle autorità europee: mai così tante sostanze vietate intercettate sul mercato
La Commissione Europea ha presentato una panoramica dei prodotti non alimentari più pericolosi immessi sul mercato, segnalati tramite il sistema Safety Gate. Le notifiche registrate nell’ultimo anno sono state 4.671, il record assoluto dalla nascita del sistema nel 2003. Un balzo in avanti rispetto al 2024 che diventa ancora più significativo se si guarda ancora più indietro: rispetto al 2022, infatti, le segnalazioni sono più che raddoppiate. Segno di una maggiore sinergia da parte delle autorità nazionali nell’intercettare i prodotti a rischio rispetto al passato. Anche perché, con la rapida crescita dell’e commerce e dei pacchi in arrivo da paesi extra UE, il quadro di sicurezza è diventato sempre più essenziale.
2025, l’anno record
Il rapporto annuale ha registrato lo scorso anno 4.671 notifiche: il numero più alto dalla nascita del sistema nel 2003, con un aumento del 13% rispetto all’anno precedente e un volume più che raddoppiato rispetto a soli tre anni fa. Un dato da leggere però con attenzione. L’impennata non significa necessariamente che il mercato sia diventato più insicuro, ma che le autorità nazionali intercettano meglio, più in fretta e con strumenti sempre più sofisticati. Il nuovo Regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti ha infatti reso sistematico lo scambio di informazioni tra i Paesi dell’UE e dello Spazio Economico Europeo, producendo oltre 5.700 azioni concrete per rimuovere dagli scaffali e dalle piattaforme digitali gli oggetti a rischio.
Cosmetici, giocattoli, elettrodomestici
Nella classifica dei prodotti a rischio salute svettano i cosmetici, con il 36% delle notifiche totali, seguiti dai giocattoli al 16% e dagli apparecchi elettrici all’11%. Il pericolo, nella maggior parte dei casi, non è visibile: oltre la metà delle segnalazioni — il 53% — riguarda rischi per la salute legati a sostanze chimiche, ben davanti alle preoccupazioni per lesioni fisiche o soffocamento. Il mondo del beauty merita un discorso a parte. Quasi otto allerte su dieci nel settore cosmetico sono causate dalla presenza di BMCHA, una fragranza sintetica vietata in grado di danneggiare il sistema riproduttivo e provocare gravi irritazioni cutanee. E per la prima volta nel 2025 le autorità hanno intercettato smalti per unghie contenenti TPO, una sostanza appena bandita perché ritenuta rischiosa per la salute prenatale e in grado di scatenare reazioni allergiche serie.
Un ‘segugio digitale’ sul web
Per affrontare la sfida dello shopping digitale, la Commissione Europea ha messo in campo l’eSurveillance Webcrawler, un sistema automatizzato che nel 2025 ha analizzato oltre 1,6 milioni di siti web, riuscendo a individuare e far rimuovere più di 20.800 prodotti illegali che continuavano a circolare nonostante i divieti già emessi. Le misure non si fermano alla rimozione delle inserzioni. Le autorità possono bloccare i prodotti direttamente alle frontiere, ordinare il ritiro immediato dal mercato e imporre ai siti online la cancellazione degli annunci. Le nuove normative europee, inoltre, obbligano le aziende non solo a richiamare i prodotti difettosi, ma anche a offrire rimborsi concreti ai consumatori coinvolti: un passo avanti significativo rispetto a un sistema di tutela che in passato appariva spesso troppo burocratico e poco incisivo.
Cosa cambia nel 2026
Il futuro porterà con sé un ulteriore giro di vite. Per il 2026 la Commissione sta preparando una serie di controlli a tappeto condotti simultaneamente online in settori specifici, affiancati da azioni coordinate tra le autorità nazionali per testare fisicamente i prodotti e condividere le migliori pratiche di intervento. Con l’aggiornamento delle regole previsto dall’European Product Act entro fine anno, l’Unione Europea punta a garantire che solo ciò che è realmente sicuro possa entrare nelle case dei cittadini. In questo scenario il consumatore non è lasciato solo: attraverso il portale Consumer Safety Gateway può segnalare direttamente i problemi che incontra, diventando parte attiva di un sistema di protezione che non è mai stato così vigile. Un cambiamento culturale, prima ancora che normativo.
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