Quello del futuro delle pensioni in Spagna è l’ultimo terreno di scontro politico in vista delle elezioni anticipate volute da Sanchez per uscire dall’impasse della questione abitativa. È su questo fronte che tutti i partiti sono corsi a trincerarsi con promesse e accuse reciproche.
Del resto, il tema tocca direttamente quasi 9,5 milioni di pensionati e le loro famiglie, trasformando la categoria nella risorsa elettorale più ambita della campagna elettorale. Un bacino di voti che nessuna forza politica può ignorare.
Come funziona il sistema pensionistico spagnolo
Secondo i dati ufficiali aggiornati a settembre 2026, in Spagna i pensionati sono 9.537.978 e le pensioni erogate sono 10.547.417. A questi numeri si aggiungono i lavoratori over 55, che guardano al proprio futuro previdenziale con crescente apprensione.
L’età pensionabile è in transizione. Nel 2026 si va dai 65 anni, per chi ha almeno 38 anni e 3 mesi di contributi, ai 66 anni e 10 mesi per tutti gli altri. Dal 2027 l’età ordinaria salirà a 67 anni. Resterà la possibilità di ritirarsi a 65 anni, ma solo con 38 anni e 6 mesi di versamenti. Un meccanismo che alimenta incertezza e rende il tema incandescente in vista del voto.
Le proposte del PSOE per le pensioni in Spagna
Sánchez ha difeso l’attuale sistema pubblico a ripartizione e l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, rassicurando l’opinione pubblica sul fatto che il sistema pensionistico non è a rischio e anzi gode di ottima salute.
Il premier del governo uscente ha ricordato davanti al Consiglio dei Ministri che il Fondo di Riserva è passato da 5 miliardi di euro nel 2018 a 20 miliardi oggi. E ha sottolineato che la riforma gode del consenso del Patto di Toledo, dell’approvazione della Commissione europea e del sostegno dei rapporti AIReF per il 2025 e il 2026.
Poi l’attacco diretto al centrodestra. “Il progetto politico dell’opposizione prevede tagli: tagli che alimentano la preoccupazione per la sostenibilità di un sistema che abbiamo impiegato anni a ricostruire”, ha accusato.
E ha rilanciato: “Quale sistema si instaurerebbe se la coalizione di estrema destra formata da PP e Vox andasse al potere? Smetterebbero di aumentare le pensioni in linea con l’indice dei prezzi? O le privatizzerebbero, come Vox sta già annunciando?”.
La ministra dell’Inclusione, Elma Saiz, ha rincarato la dose sui social affermando che l’opposizione vuole privatizzare le pensioni, definendo un sistema che garantisce sicurezza a 10 milioni di pensionati un sistema zombie.
Non basta, ha aggiunto, vogliono anche tagliare i diritti. Da parte sua e del suo schieramento, invece – rassicura i pensionati – non ci sarà alcun passo indietro.
La posizione del Partito Popolare
Il PP contrattacca. Europa Press riporta che il sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida ha definito “irresponsabile” la dipendenza dai sussidi europei per pagare le pensioni.
“Un governo che ha contratto un debito di 600 miliardi di euro non può sostenere le pensioni con le proprie risorse se è costretto a pagarle utilizzando fondi europei, che spariranno con la stessa rapidità con cui sono arrivati”, ha detto. E ha aggiunto: “Se i pensionati vogliono che le loro pensioni siano garantite, devono cacciare Sánchez”.
Tutti gli esponenti del partito sono concordi nel giudicare quello di Sanchez un inganno, sottolineando come in tutti gli anni di governo il PP non abbia mai smantellato i servizi pubblici e che il sistema è solido e sostenibile.
Le pensioni in Spagna sono un’arma a doppio taglio. Lo sa bene Alberto Núñez Feijóo, che nella campagna del 2023 si scontrò in televisione proprio sull’indicizzazione, perdendo di fatto la strada verso la Moncloa.
Le proposte di Vox
Vox è il partito che spinge più apertamente per un cambiamento strutturale del panorama pensionistico spagnolo. Il deputato José María Figaredo ha definito il sistema pubblico “uno zombie” e ha aperto a un “modello misto”. “Lo hanno mandato in bancarotta”, ha detto accusando gli avversari. Ha poi aggiunto che nel 1998, la commissione del Patto di Toledo ha diagnosticato con precisione le debolezze del sistema ma in quasi 30 anni non è stata attuata una sola misura correttiva.
La soluzione proposta da Vox è una riforma verso un modello che combini il pagamento a ripartizione con la capitalizzazione individuale, sulla scia di altri Paesi europei. In pratica, lo Stato continuerebbe a garantire una pensione di base, mentre i cittadini dovrebbero integrare con un sistema privato o conti di risparmio.
Il partito ripropone così la proposta del programma elettorale del 2019: destinare il 50% dei contributi lavorativi a un conto personale e mantenere l’altra metà nel fondo statale comune.
La voce dei diretti interessati
Il tema delle pensioni in Spagna è una patata bollente che agita anche le associazioni dei pensionati. Questi ultimi hanno indetto per il 24 ottobre una manifestazione nazionale a Madrid, organizzata dal coordinamento Coespe e sostenuta dalle piattaforme dei pensionati dei Paesi Baschi, dell’Andalusia, della Galizia, di Madrid, della Catalogna, di Valencia e di altre regioni.
Chiedono che le pensioni in Spagna non scendano sotto il salario minimo, fissato a 17.094 euro lordi all’anno, equivalenti a 1.221 euro al mese in 14 rate senza ritenute fiscali.
Vogliono eliminare il divario pensionistico di genere e sollecitare la cancellazione dei coefficienti di riduzione per chi va in pensione anticipata dopo 40 o più anni di contributi. Questo perché in molti casi si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare da minorenni.
E poi c’è la questione del recupero effettivo del potere d’acquisto, con aumenti in linea con l’inflazione e limiti di prezzo sui beni di consumo di base.
I numeri delle pensioni in Spagna
Nel paese la pensione media a maggio 2026 ha raggiunto i 1.370,7 euro mensili, in aumento del 4,6% annuo. Il Fondo di Riserva, secondo Sánchez, è cresciuto da 5 miliardi nel 2018 a 20 miliardi oggi. I dati del Ministero indicano che a marzo 2026 ha toccato 15.267 milioni di euro, il massimo da dieci anni.
Ma il governo ha dovuto iniettare 309.000 milioni di euro nel sistema dal 2018 ad agosto 2026 per coprire il disavanzo contributivo. Un dato che il PP usa per sostenere che i conti non sono in equilibrio e che questo minaccia il futuro delle pensioni in Spagna.
La pressione demografica sul sistema
C’è poi un’altra questione da valutare e qui entrano in gioco due indicatori che raccontano la pressione demografica sul sistema. Il primo è il rapporto tra occupati e pensionati, che ad agosto 2026 è di 2,35. Significa che per ogni pensionato ci sono poco più di due lavoratori occupati.
In un sistema a ripartizione come quello spagnolo, sono i contributi dei lavoratori a finanziare le pensioni: più il rapporto scende, più aumenta la pressione sui conti pubblici. Vent’anni fa il rapporto era più favorevole, oggi è sceso sotto i livelli storici.
Il secondo dato a pesare sul sistema è l’indice di dipendenza degli anziani, pari al 22,8%. Significa che ci sono 22,8 persone di 65 anni o più per ogni 100 persone in età da lavoro, tra i 15 e i 64 anni. Non coincide esattamente con il rapporto occupati/pensionati, perché non tutti gli over 65 sono pensionati e non tutti gli occupati hanno un contratto stabile, ma dà un’idea della pressione demografica sul sistema.
In sintesi, il dibattito sulle pensioni in Spagna non è solo una polemica elettorale ma nasconde un problema strutturale: come coniugare la popolazione che invecchia con il sistema a ripartizione, peraltro come quello italiano.
Il rischio della strumentalizzazione politica
La riforma del 2011 che ha portato l’uscita dal lavoro a 67 anni ha avuto un impatto positivo visibile. Sulla questione delle pensioni in Spagna pesano però le sfide demografiche. L’indice di dipendenza degli anziani è in aumento e il rapporto tra lavoratori e pensionati, sebbene migliorato, rimane sotto i livelli di vent’anni fa. Il dibattito, quindi, non è solo politico, ma anche tecnico.
La battaglia sul modello pensionistico dà dunque il via ufficiale alla pre-campagna elettorale. Adesso, in vista del voto di novembre, la sfida per gli elettori spagnoli sarà scindere la propaganda di campagna dalle reali coperture finanziarie.
La sostenibilità della previdenza non riguarda infatti soltanto i 9,5 milioni di cittadini attuali, ma pone le basi per la tenuta del patto intergenerazionale con i lavoratori di domani. Capire se prevalente sarà la salvaguardia dell’attuale impianto pubblico o la spinta verso modelli alternativi rappresenterà il vero banco di prova per il prossimo governo che uscirà dalle urne.