Cina, il governo accelera sulle riforme per l’invecchiamento

Nel Paese del Dragone gli over 65 sono 223 milioni e superano i minori di 15 anni. Tra invecchiamento, pensioni e longevità, ecco cosa sta cambiando

Cina, il governo accelera sulle riforme per l’invecchiamento
Andrea Chiozzi per Shutterstock

Al 1° novembre 2025 gli over 65 in Cina erano 223,09 milioni, pari al 15,87% della popolazione totale, ma se si allarga lo sguardo a chi ha almeno 60 anni, si arriva a 321,22 milioni, il 22,86% del totale. Il numero più eloquente riguarda però i giovanissimi. I ragazzi fino a 14 anni sono 214,36 milioni, il 15,25%. Gli anziani, dunque, superano i minori sia in valore assoluto sia in percentuale.

Il cambiamento è stato rapido. Al censimento del 2020 gli over 65 pesavano il 13,50% e gli under 15 il 17,95%. In cinque anni la situazione si è capovolta. In sintesi, la quota degli anziani in Cina ha superato quella dei minori e riflette la combinazione di bassa natalità e allungamento della vita media.

Per la prima volta nella storia recente, nel Paese del Dragone gli anziani sono più dei bambini. È un sorpasso che pesa sul futuro del Paese più popoloso dell’Asia, e che Pechino cerca di governare con pensioni riviste, nuovi ospedali e un investimento sempre più deciso sulla ricerca anti-invecchiamento.

Cosa prevede il nuovo Piano per la salute nazionale?

Le cause dell’invecchiamento rapido sono le stesse delle società occidentali, solo che la Cina invecchia ad un ritmo maggiore.Il Consiglio di Stato ha pubblicato di recente il 15° Piano quinquennale per la salute nazionale: il documento si inserisce nella strategia “Healthy China 2030”, lanciata nel 2016, e fissa un traguardo: quello di portare l’aspettativa di vita media dai 79,25 anni del 2025 a 80 entro la fine del decennio.

Le misure sono molte e toccano la vita quotidiana. Si va dal rafforzamento del personale sanitario alla riduzione della mortalità materna e infantile, dalla lotta alle malattie croniche all’educazione sanitaria. Si punta a incentivare l’attività fisica, a contrastare il fumo e a ridurre l’inquinamento, migliorando anche la qualità delle acque superficiali.

Particolare attenzione è riservata agli anziani, con la prevenzione della demenza, la creazione di ospedali geriatrici specializzati e servizi di assistenza a domicilio. C’è poi il capitolo digitale: cartelle cliniche elettroniche unificate a livello nazionale, scambio condiviso delle immagini diagnostiche e intelligenza artificiale usata nelle cure e nell’assistenza a lungo termine per chi non è autosufficiente.

Esiste una “medicina della longevità” cinese?

Allungare la vita in buona salute con buone abitudini e un welfare più solido non basta. La Cina, come altre grandi potenze, investe anche nella cosiddetta medicina della longevità, cioè nella ricerca sui meccanismi biologici dell’invecchiamento.

Il tema è entrato perfino nel dibattito geopolitico. Lo scorso anno, durante una cerimonia a Pechino, un microfono acceso della tv cinese ha captato uno scambio privato tra Xi Jinping e Vladimir Putin, entrambi oltre i settant’anni. Parlavano di trapianti di organi e biotecnologie, e Xi osservava che entro questo secolo si potrebbe arrivare a 150 anni.

Dietro le battute c’è una linea politica. Lo Stato finanzia progetti chiave di ricerca sull’invecchiamento, tra terapie con cellule staminali, farmaci capaci di eliminare le cellule “vecchie” e tecniche di riprogrammazione cellulare. Le norme, inoltre, sono meno rigide di quelle europee.

Pillole anti-età e terapie geniche in Cina

Alcuni risultati sembrano usciti da un romanzo di fantascienza, ma vanno presi con cautela: per ora riguardano gli animali, non gli esseri umani. La “pillola anti-invecchiamento” di cui ha parlato la stampa internazionale è basata su un composto naturale estratto dai semi d’uva ed è seguita dall’azienda Lonvi Biosciences, con sede a Shenzhen.

Uno studio del 2021 su Nature Metabolism ha indicato che la sostanza potrebbe contribuire a eliminare le cellule senescenti e a migliorare salute e durata della vita nei topi.

Un’altra ricerca, pubblicata su Science Translational Medicine ha collegato il gene KAT7 all’invecchiamento. Spegnerlo con la tecnica CRISPR-Cas9 avrebbe attenuato il declino del fegato e allungato la vita dei roditori del 25%. Anche il nuovo Piano guarda in questa direzione: prevede di accelerare ricerca e applicazione di terapie cellulari e geniche, nuovi anticorpi e vaccini, e di rafforzare la tutela delle risorse genetiche umane.

Cos’è la zona pilota di Hainan?

Il gran numero degli over 65 in Cina interessa molto il Governo, perché segna una trasformazione strutturale dell’economia e dello Stato sociale: sempre meno lavoratori dovranno sostenere, tramite tasse, contributi e assistenza familiare, una popolazione anziana in rapida crescita. Pechino deve ripensare pensioni, sanità, cura degli anziani e mercato del lavoro.

Sull’isola di Hainan c’è la Zona Pilota Internazionale per il Turismo Medico, dove vengono sperimentati farmaci non ancora disponibili nel resto del Paese. Secondo l’emittente pubblica CGTN, vi collaborano 180 aziende farmaceutiche e tecnologiche di 20 Paesi. Un sito ufficiale promuove tra le attività principali proprio i “servizi medici anti-invecchiamento”, accanto a gestione sanitaria, pratica medica autorizzata e riabilitazione.

Pressione su pensioni e sanità

Un numero crescente di anziani aumenta la spesa per pensioni, cure mediche, farmaci e assistenza a lungo termine, mentre la base di contribuenti e lavoratori cresce più lentamente o si riduce. Il governo ha quindi inserito l’invecchiamento nella strategia nazionale e lavora a rafforzare le assicurazioni pensionistica e sanitaria, oltre ai servizi pubblici per gli anziani.

La questione in Cina è particolarmente sensibile anche per i governi locali, che devono finanziare servizi e infrastrutture di cura in un contesto fiscale già difficile. Gli esperti indicano pensioni, sanità e long-term care come le voci dove l’invecchiamento fa pesare maggiormente i costi.

Meno manodopera, crescita più lenta

Se la popolazione in età lavorativa si riduce mentre cresce quella anziana, cala il numero di persone disponibili per produrre beni e servizi e per finanziare il sistema di welfare. Questo può abbassare il potenziale di crescita della Cina, ridurre investimenti e risparmi e rendere più difficile mantenere alti livelli di occupazione e reddito.

Per questo il governo ha avviato una riforma che alza gradualmente l’età pensionabile: l’obiettivo dichiarato è utilizzare meglio le risorse umane in un contesto di vita più lunga, invecchiamento accelerato e cambiamento della struttura della forza lavoro.

Servizi di cura e stabilità sociale

Il governo cinese deve anche garantire che milioni di famiglie possano trovare assistenza domiciliare, strutture comunitarie, case di riposo e cure sanitarie adeguate, soprattutto nelle aree rurali e remote. Il piano quinquennale prevede infatti di espandere i servizi per anziani, migliorare l’assistenza sanitaria e sviluppare la cosiddetta “silver economy”, cioè l’economia legata ai consumi e ai servizi delle persone anziane.

Infine, il tema ha una dimensione politica: la capacità dello Stato di proteggere gli anziani influisce sulla fiducia dei cittadini, sulla coesione sociale e sulla stabilità interna. Per questo la Cina tratta l’invecchiamento non solo come un problema demografico, ma come una priorità economica e di governance.

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