Il welfare dei nonni, gratuito e indispensabile

Oggi, 2 ottobre, ricorre la Festa dei Nonni. Un’occasione per ricordare non solo l’affetto e la tenerezza dei propri cari ma anche il loro ruolo significativo all’interno della famiglia

Il welfare dei nonni, gratuito e indispensabile
davide BonaldoShutterstock

Non si può celebrare il 2 ottobre senza parlare dell’importanza del welfare dei nonni. Istituita con la legge 159 del 2005 e approvata dal Parlamento, la Festa dedicata ai nonni e alle nonne d’Italia, è stata fissata nella data della ricorrenza degli Angeli custodi per riconoscere pubblicamente il «ruolo fondamentale» dei nonni nella famiglia e nella società. Da allora, ogni anno, scuole, associazioni e amministrazioni locali moltiplicano iniziative e sconti dedicati.

Dietro i festeggiamenti, però, c’è una realtà meno prosaica: i nonni sono, di fatto, una colonna portante dell’economia familiare italiana. È quello che ormai siamo abituati a chiamare – con uno strano neologismo – il welfare dei nonni, quel sistema di cura, tempo e denaro che non compare nei bilanci pubblici ma tiene insieme lavoro, scuola e famiglia. Questo è il momento giusto per ricordare che i nonni e le nonne sono il pilastro-fai-da-te dell’organizzazione economica familiare. E che, a differenza dei loro corrispettivi europei, lo fanno gratis.

Quanti nonni si occupano dei nipoti in Italia?

Secondo il Rapporto INAPP 2024, il 57,9% delle famiglie italiane con figli minori affida la cura e la custodia dei bambini ai propri genitori, cioè ai nonni. Il dato è sorprendentemente uniforme tra Nord, Centro e Sud, con percentuali rispettivamente del 57,8%, 54,4% e 55,4%. Al Sud e nelle Isole, però, la quota sale al 62,8%, segno di un ricorso ancora più massiccio laddove i servizi pubblici e privati per l’infanzia sono più carenti, come documenta anche inapp.gov.

A questo quadro si aggiunge quanto rilevato dall’Istat nel rapporto “Famiglie, reti familiari, percorsi lavorativi e di vita” del 2022: un terzo dei nonni si prende cura dei nipoti mentre i genitori lavorano. Tre su dieci offrono supporto per impegni occasionali e quasi un quarto si attiva in caso di emergenza. Non parliamo quindi di un aiuto marginale, ma di una presenza quotidiana che si adatta agli orari, alle emergenze e alle necessità delle famiglie.

Quanto vale il lavoro di cura

Tradotto in termini economici, l’apporto alla famiglia assume dimensioni macroscopiche. Il welfare dei nonni ha anche un valore monetario che spesso sfugge alle statistiche ufficiali. Diversi studi e articoli di stampa hanno provato a stimare il valore del loro lavoro: considerando le ore di babysitting, gli accompagnamenti, il supporto scolastico e le piccole spese che i nonni coprono regolarmente, il risparmio per famiglia può arrivare a 10-15mila euro l’anno.

Uno studio di ProntoPro ha provato a calcolare uno “stipendio ideale” per i nonni, con risultati neanche troppo sorprendenti. In effetti, se fossero retribuiti per tutte le attività svolte, da babysitter a cuoco, da autista a tutor, fino a organizzatore di attività ricreative, il loro compenso ammonterebbe a quasi 2.000 euro al mese per famiglia.

Il Censis, nella sintesi “Invecchiare nell’Italia della longevità” del luglio 2026, conferma che tra i longevi diventati nonni il 37,9% si occupa direttamente dei nipoti, con il 40,2% delle nonne e il 34,2% dei nonni. Il 36,4% fornisce inoltre sostegno economico a figli e nipoti. Anche questo è welfare dei nonni: tempo che diventa denaro, e denaro che diventa tempo per chi lavora.

Perché non possiamo darlo per scontato

Questo enorme contributo, però, non è né illimitato né gratuito. Il Rapporto INAPP evidenzia come il ricorso ai nonni sia particolarmente marcato al Sud e nelle Isole, dove i servizi per l’infanzia sono più carenti, segnalando un vero e proprio welfare fai-da-te delle famiglie italiane. In altre parole, là dove lo Stato arriva meno, sono i nonni a coprire il vuoto, spesso senza alcun riconoscimento formale. Il welfare dei nonni è quindi anche una risposta privata a carenze pubbliche.

Intanto, il contesto demografico rende il quadro sempre più delicato. L’Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo: al 1° gennaio 2024 gli over 65 sono circa 14,5 milioni, quasi un quarto della popolazione. Le proiezioni demografiche dell’Istat indicano che nel 2050 oltre un terzo degli italiani (34,6%) avrà 65 anni o più, mentre la natalità resta ai minimi storici: nel 2025 sono nati circa 355mila bambini e l’indice di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, il valore più basso dal secondo dopoguerra.

In altre parole, ci saranno sempre più nonni potenziali, ma anche sempre più anziani fragili che avranno bisogno di cura. Il welfare dei nonni rischia così di diventare una coperta troppo corta: da un lato sostiene i nipoti, dall’altro non può sostituire un sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti.

Quale futuro per le famiglie italiane

La Festa dei nonni, allora, non dovrebbe essere solo un’occasione per auguri e sconti al ristorante, ma un promemoria per ripensare le politiche di conciliazione lavoro-famiglia. Significa investire in asili nido, servizi educativi, congedi parentali e assistenza domiciliare per gli anziani. Significa riconoscere che il tempo dei nonni non è una risorsa infinita e che il loro benessere è parte del benessere collettivo. Ripensare il welfare dei nonni significa alleggerire un carico che oggi ricade quasi interamente sulle spalle delle famiglie.

Se è vero che i nonni sono l’aiuto invisibile che tiene in piedi milioni di famiglie, è altrettanto vero che una società che invecchia così rapidamente non può continuare a contare su di loro come se fossero una risorsa gratuita e inesauribile. Il welfare dei nonni non può essere l’unico ammortizzatore sociale di un Paese che non investe abbastanza in infanzia e vecchiaia. La sfida dei prossimi anni non è celebrare i nonni con una festa, ma costruire un sistema che li sostenga mentre loro continuano a sostenere gli altri.

Come ebbe a dire recentemente il presidente dell’Inps Gabriele Fava, “i nonni sono oggi una forma di welfare ma, allo stesso tempo, sono anche un indicatore di ciò che servirà in futuro”.

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