Il progetto nato in un piccolo comune del Modenese è diventato un modello nazionale: oltre 1600 anziani allenano la mente, dimostrando che invecchiare bene si può imparare
Non ci sono pesi da sollevare, né tapis roulant o cyclette. Eppure, chi entra in queste palestre fa un allenamento intenso, che richiede concentrazione, impegno e una buona dose di spirito di squadra. Le Palestre della Memoria sono luoghi dove si allena il cervello: attraverso quiz, test, sfide di gruppo e attività studiate su misura, uomini e donne over 65 si ritrovano ogni settimana per tenere in forma la mente. Un’idea semplice quanto efficace al decadimento cognitivo. Tutto è iniziato nel 2013, in un piccolo centro socio-aggregativo di San Cesario sul Panaro, in provincia di Modena. Il Centro I Saggi ospitò il primo esperimento: un gruppo di anziani riuniti con regolarità per svolgere esercizi di stimolazione cognitiva, seguiti da neuropsicologhe dell’Ausl e guidati da volontari appositamente formati. Oggi, a distanza di oltre un decennio, nella sola provincia le palestre attive sono 56, con più di 1600 partecipanti e 450 volontari coinvolti.
Come funzionano e a chi si rivolgono
Il modello è pensato per essere accessibile e vicino alle persone. Le Palestre della Memoria trovano casa dove le persone già si incontrano: nei centri sociali anziani, nelle polisportive, nelle sale parrocchiali. Luoghi di prossimità, appunto, dove non occorre spostarsi lontano e dove l’atmosfera è quella di un gruppo tra amici più che di uno studio medico. Gli incontri si svolgono una volta a settimana, durano circa due ore e sono completamente gratuiti. Si rivolgono agli over 65 – in alcuni territori ai 73 anni in su – che non presentano segni di deterioramento cognitivo ma che vogliono stimolare la propria salute mentale. Le attività spaziano dalla stimolazione della memoria al linguaggio, dall’attenzione all’orientamento spazio-temporale: quiz, sfide, test e momenti di confronto in gruppo. Per chi lo desidera, sono previsti anche esercizi da fare a casa durante la settimana, per mantenere la continuità del lavoro svolto in gruppo.
I volontari fanno la differenza
A guidare le sessioni non sono medici o terapisti, bensì volontari formati come veri e propri “allenatori della memoria”. La loro preparazione avviene attraverso percorsi strutturati di quattro incontri, mentre la supervisione scientifica resta affidata alle neuropsicologhe dell’Unità operativa di Geriatria Territoriale dell’Ausl. Un equilibrio virtuoso tra professionalità sanitaria e energia del volontariato. Dietro a questo progetto c’è una consapevolezza scientifica ben precisa: la prevenzione è uno strumento fondamentale per invecchiare in salute. Stimolazione cognitiva e socializzazione, insieme, possono contribuire a rallentare o limitare il decadimento che spesso accompagna l’avanzare degli anni. Due dei fattori di rischio più insidiosi – l’isolamento sociale e la depressione – trovano nelle Palestre della Memoria un antidoto naturale e collettivo.
Da Modena a tutta Italia
Il successo del modello non è passato inosservato. Negli anni, Ausl Modena ha ricevuto richieste da colleghi e associazioni di ogni parte d’Italia, tutti desiderosi di replicare l’esperimento nei propri territori. A giugno 2025, l’Azienda ha risposto organizzando la prima edizione dell’Academy delle Palestre della Memoria, un momento formativo a cui hanno partecipato aziende sanitarie, professionisti e associazioni da molte province dell’Emilia-Romagna e da altre regioni italiane. Da quell’incontro è nata la Rete Italiana delle Palestre della Memoria, con l’obiettivo dichiarato di portare questo modello su scala nazionale. Un esempio concreto di come la sinergia tra sanità pubblica, volontariato e amministrazioni locali possa generare soluzioni efficaci, sostenibili e radicate nel territorio. Tra le altre località, anche Bologna ha abbracciato il progetto: le prime palestre attivate sul territorio bolognese rappresentano il punto di partenza di una rete destinata a espandersi.
Una comunità che si prende cura di sé
Ciò che rende le Palestre della Memoria un modello davvero speciale non è solo l’efficacia scientifica degli esercizi proposti, ma la sua capacità di mobilitare energie sociali. I volontari non sono semplici assistenti: sono parte integrante di un progetto di comunità che mette al centro la dignità e la qualità della vita delle persone anziane. Nelle aree appenniniche della provincia di Modena, dove l’isolamento geografico si somma a quello sociale, il potenziamento del progetto risponde a una domanda reale e crescente. Non si tratta solo di esercitare la mente. Si tratta di costruire relazioni, di sentirsi parte di qualcosa, di avere un appuntamento fisso che scandisce la settimana con un senso preciso. Per molti anziani che vivono soli o che hanno perso i riferimenti sociali della vita lavorativa, questo può fare una differenza enorme. Il progetto contribuisce così anche a ridurre lo stigma legato alla demenza, rendendo il tema meno tabù e più gestibile nella vita quotidiana delle comunità locali.
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