Nascite ai minimi storici, una popolazione che invecchia: Pechino ora si scopre ‘baby friendly’
I maggiori esponenti politici cinesi si sono incontrati ieri a Pechino per l’inizio delle “Due sessioni”, le annuali riunioni del parlamento e del massimo organo consultivo nazionale, che delineeranno le priorità strategiche nazionali. Tra le priorità in agenda la questione delle politiche per la natalità, che designano uno scenario non più rimandabile. Nel 2025 la popolazione è scesa per il quarto anno consecutivo, perdendo 3,39 milioni di persone e attestandosi a 1,405 miliardi. Il tasso di natalità ha toccato il livello più basso dalla fondazione della Repubblica popolare nel 1949: appena 5,63 nuovi nati ogni mille abitanti. I morti superano i vivi — il tasso di mortalità si è fermato a 8,04 per mille — e in tutto l’anno sono venuti al mondo 7,92 milioni di bambini, quasi due milioni in meno rispetto al 2024.
La demografia mette sotto pressione il Paese
Secondo le previsioni entro il 2035 il numero di over 60 raggiungerà i 400 milioni, una cifra grosso modo equivalente alla somma delle popolazioni di Stati Uniti e Italia. Guardando oltre, le Nazioni Unite prevedono che la popolazione cinese potrebbe scendere fino a 663 milioni entro il 2100, meno della metà di quella attuale. Questo nell’ipotesi in cui i tassi di natalità in Cina continuino a scendere e l’immigrazione restasse ai livelli attuali. Oggi gli over 60 rappresentano già il 23% della popolazione totale, e il loro peso è destinato a crescere anno dopo anno. Dietro le statistiche c’è la pressione su pensioni, sanità, mercato del lavoro, consumi: in una parola, sulla tenuta di un modello economico che per decenni ha fatto della forza lavoro giovane e abbondante il suo punto di forza.
Il Piano per la natalità in Cina
Di fronte al quadro attuale della natalità in Cina, il Piano quinquennale in discussione risponde con due direttrici in parallelo. Da un lato, la volontà di trasformare il Paese in una “società amica delle nascite”; dall’altro, lo “sviluppo di alta qualità della silver economy cinese”, vale a dire l’insieme di servizi e investimenti che ruotano attorno alla terza età. Non è una contraddizione: è una risposta pragmatica a un problema con due facce. Nel breve periodo, bisogna assistere chi è già anziano; nel lungo periodo, occorre fare di tutto perché nascano più bambini. Il documento prevede dunque un rafforzamento del sistema di sicurezza sociale, più posti negli asili e nelle scuole superiori — con una spesa pubblica per l’istruzione obbligatoria destinata a superare il 4% del Pil — e nuovi servizi di assistenza agli anziani, soprattutto nelle aree rurali, spesso le più esposte e dimenticate.
Le politiche pro-natalità
La Cina, dopo decenni di rigida politica del figlio unico, ha virato drasticamente dal 2016 per scongiurare l’inverno demografico. Con l’abolizione del limite al secondo figlio quell’anno, si è passati nel 2021 al via libera al terzo rampollo, accompagnato da incentivi fiscali, congedi parentali fino a 158 giorni e sussidi per asili nido. Nel 2025 è scattata la svolta: un bonus nazionale di 3.600 yuan annui (circa 460 euro) per bimbi sotto i tre anni, esenzioni fiscali e case prioritarie per famiglie numerose. Dal 2026, Pechino spinge sull’accelleratore con una tassa del 13% su contraccettivi e investimenti oltre il 4% del Pil in istruzione, puntando a una “società amica delle nascite”. Ma tra i giovani, schiacciati da costi proibitivi e ansie sociali, lo scetticismo è duro a morire e le culle restano quasi vuote.
Dall’intelligenza artificiale ai robot umanoidi
Le politiche sulla natalità in Cina si intrecciano, nel Piano, con un’ambizione tecnologica di grande respiro. Pechino vuole “conquistare le vette più alte della scienza e dello sviluppo tecnologico” e raggiungere “svolte decisive nelle tecnologie chiave”: intelligenza artificiale, informatica quantistica e robot umanoidi sono i tre pilastri su cui intende costruire la propria leadership nel prossimo decennio. Non è un caso che i robot umanoidi compaiano in un documento che parla tanto di invecchiamento: in un Paese con sempre meno forze giovani, l’automazione non è solo una scelta economica, ma quasi una necessità strutturale. La demografia, insomma, accelera anche la corsa alla robotica. Le politiche per la natalità in Cina sono più strutturate che mai e l’obiettivo dichiarato — “affrontare le preoccupazioni relative a occupazione, istruzione, assistenza medica e reddito” — è senz’altro quello giusto. Ma trasformarlo in realtà richiede qualcosa di più di un documento di indirizzo.
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