Il progetto punta a piantare 3 milioni di alberi entro il 2030. Non solo una questione estetica, ma una necessità strutturale per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Enrico Calvo: «L’obiettivo è che tutti piantino un albero»
La crisi climatica nelle metropoli non è più un’ipotesi remota, ma una realtà fatta di asfalto rovente e sistemi di drenaggio in affanno. Nella Città metropolitana di Milano, una ricerca chiave affidata al Politecnico di Milano – e sostenuta da partner come Fondazione Falck e FS Sistemi Urbani – ha tracciato una diagnosi chiara: l’urbanizzazione densa esaspera le “isole di calore” e rende la città vulnerabile a piogge torrenziali che il sistema fognario non riesce a smaltire. La soluzione più efficiente ed economica? La natura. Lo studio ha evidenziato che nel 2018 la copertura vegetale della Città metropolitana era ferma al 16%, una quota insufficiente. Da qui nasce Forestami, iniziativa visionaria sviluppata da un’idea di Stefano Boeri, inizialmente gestita da Fondazione Comunità di Milano e oggi diventata una Fondazione autonoma. L’obiettivo è ambizioso: incrementare la copertura verde (tree canopy cover) di 5 punti percentuali attraverso la messa a dimora di 3 milioni di alberi. Enrico Calvo, direttore della Fondazione Forestami, ci guida in un viaggio nel verde urbano dell’area metropolitana del capoluogo lombardo, tra numeri, progetti realizzati e obiettivi da raggiungere.
Forestami non è solo “piantare alberi”, ma un’operazione complessa. Su quali pilastri vi muovete?
Operiamo su tre linee strategiche integrate. La prima è la ricerca: interventi così innovativi in contesti urbani densi richiedono un supporto scientifico costante. La seconda è la piantumazione vera e propria. La terza è la disseminazione culturale: dobbiamo rendere i cittadini consapevoli affinché sentano il bosco come parte del proprio paesaggio, custodendolo e curandolo.
Come avviene la collaborazione con il territorio?
Siamo collettori di informazioni. Abbiamo stretto protocolli con 78 comuni su 133 della Città metropolitana. Collaboriamo con i loro uffici tecnici per individuare le aree, progettiamo l’intervento con i nostri agronomi forestali e, cosa fondamentale, garantiamo i primi cinque anni di manutenzione. È il periodo critico per la sopravvivenza delle piante; solo dopo le riconsegniamo al Comune.
Come reagisce la comunità ai vostri interventi?
C’è una consapevolezza crescente. Oggi l’abbattimento di un albero è percepito quasi come un ‘delitto’ dai cittadini. La richiesta di natura in città è altissima e il verde non è più visto solo come decoro, ma come un diritto alla salute e al benessere psicofisico. Se c’è un punto di ‘attrito’ è la comprensione della modalità di intervento perché Forestami utilizza tecniche forestali consolidate da 40 anni, mettendo a dimora piante giovani (alte circa 1 metro e mezzo) e il cittadino vorrebbe, invece, vedere alberi già alti. Spiegare questo divario tra l’impatto visivo immediato e l’efficacia futura è una delle sfide comunicative principali. Reazioni positive arrivano dal mondo della scuola. I percorsi con gli studenti e le piantagioni partecipate trasformano l’albero in un “nuovo cittadino” di cui prendersi cura. Inoltre, l’impiego di cooperative sociali per la messa a dimora e la manutenzione crea un circolo virtuoso: il verde urbano diventa anche un’opportunità di inclusione sociale, aumentando l’accettazione del progetto da parte della comunità locale.
Qual è l’impatto del verde sul benessere dei cittadini?
Le nostre ricerche confermano che l’incremento del capitale naturale incide direttamente sulla salute e sul benessere percepito. Il verde funge da tampone contro l’inquinamento e migliora la qualità della vita psichica. Anche se le grandi cause del cambiamento climatico richiedono politiche strutturali europee, l’albero è uno strumento alla portata delle amministrazioni e dei singoli: è la misura concreta del cambiamento.
Quali sono le prossime sfide di Fondazione Forestami?
Vogliamo trasformare Forestami in una ‘comunità territoriale’ dove ogni famiglia o impresa che abbia un piccolo spazio si impegni a piantare un albero. Stiamo lavorando, inoltre, a una piattaforma digitale che fungerà da ‘contatore’ unico per i Comuni, aiutandoli a redigere bilanci del verde trasparenti. Infine, c’è l’idea di esportare questo modello: molte altre grandi città italiane ci stanno contattando per replicare l’esperienza.
Cosa posso fare io?
Sollecitare l’amministrazione comunale affinché assuma l’impegno concreto di ridurre il consumo di suolo e potenziare il verde urbano
Mettere a dimora alberi e ridurre l’utilizzo di mezzi inquinanti
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