Dopo trent’anni dalla grande pulitura del 1994, i Musei Vaticani avviano un intervento straordinario sul capolavoro di Michelangelo. Tre mesi di lavoro, la cappella resta aperta e i visitatori non vedranno nessuna mancanza.
Manutenzione straordinaria per il Giudizio universale
Trent’anni sono passati dal giorno in cui Gianluigi Colalucci, capo restauratore dei Musei Vaticani, portò a termine il grande restauro del Giudizio universale, nel 1994. Quell’intervento cambiò per sempre il modo in cui il mondo conosce i colori di Michelangelo.
Ora, nel febbraio del 2026, i Musei Vaticani hanno annunciato un nuovo intervento: una manutenzione straordinaria che coinvolgerà l’intera superficie dell’affresco, 180 metri quadrati per 391 figure dipinte. Il lavoro durerà circa tre mesi. Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, ha precisato che l’intervento si iscrive nella linea di continuità con il restauro novecentesco supervisto dal Direttore Generale Carlo Pietrangeli, che aveva segnato una vera svolta nel modo di leggere la tavolozza di Michelangelo. Proprio quell’esperienza aveva aperto una stagione di monitoraggio costante delle superfici affrescate della Cappella Sistina, un monitoraggio che nel tempo si è trasformato in un programma di manutenzione preventiva che ha già interessato le lunette michelangiolesche, la serie dei Pontefici e le grandi scene quattrocentesche.
La Cappella resta aperta
A tutta questa notizia ci si poteva temere una chiusura della Cappella Sistina, ma non sarà così. I Musei Vaticani hanno chiarito che la cappella resterà aperta durante l’intero periodo dei lavori. Un telo riproduttivo ad altissima definizione, capace di restituire l’immagine del Giudizio universale con una fedeltà quasi perfetta, verrà posizionato davanti al ponteggio, così che nessun visitatore noti la differenza.
I restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei lavoreranno dietro quell’allestimento, in silenzio e lontani dagli occhi del pubblico. Un dettaglio non trascurabile: le operazioni di pulitura saranno condotte prevalentemente in orario notturno, quando la cappella è già chiusa. Questa scelta risponde sia a necessità tecniche sia a un criterio di rispetto verso i milioni di persone che ogni anno visitano uno dei siti artistici più visitati e più amati del mondo intero.
Perché serve pulire il Giudizio universale, adesso
La risposta la fornisce Paolo Violini, capo restauratore del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani.
Ha spiegato che sul Giudizio universale si è accumulata nel tempo una diffusa velatura biancastra, formata da microparticelle di sostanze estranee trasportate dai movimenti d’aria nella cappella. Questa patina, nel corso degli anni, ha attenuato i contrasti chiaroscurali che Michelangelo aveva voluto e ha uniformato le cromie originarie dell’affresco. Il risultato visivo è stato un progressivo appannamento dei colori, un effetto che solo un intervento diretto sulla superficie può correggere. L’allestimento del ponteggio, necessario per raggiungere ogni punto dell’affresco, rappresenta la condizione sine qua non per questa operazione. Senza di esso, non sarebbe stato possibile procedere.
abrizio Biferali, curatore del Reparto per l’Arte dei secoli XV-XVI, ha anche sottolineato la portata storica di ciò che si trova sulla parete della cappella. Un’opera che Michelangelo iniziò nell’estate del 1536, dopo essere stato nominato da papa Paolo III architetto, scultore e pittore supremo del Palazzo Apostolico. L’affresco fu completato nell’autunno del 1541, e il 31 ottobre di quel stesso anno Paolo III celebrò i vespri solenni davanti a quella scena che, come avrebbe notato Giorgio Vasari, riempì di stupore e meraviglia l’intera Roma.
Oltre la pulitura
L’intervento non coinvolge solo i restauratori in senso stretto; a fianco del Laboratorio di Restauro, partecipano il Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani, l’Ufficio del Conservatore e il Laboratorio fotografico. Si tratta di un’operazione che combina la pratica manuale della restaurazione con l’analisi scientifica delle superfici, un approccio che i Musei Vaticani hanno perfezionato proprio a partire dalle lezioni del grande restauro degli anni Novanta.
Il finanziamento dell’intervento arriva dal Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, un sodalizio che da anni sostiene le attività di conservazione dei tesori artistici custoditi nel Vaticano. Quando i lavori si chiuderanno, tra qualche mese, il Giudizio universale avrà recuperato quella luminosità cromatica che Michelangelo aveva voluto cinquecento anni fa: un recupero che, questa volta, non riguarda solo un capolavoro dell’arte, ma un pezzo della storia di Roma stessa.
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