L’Italia si avvicina al fatidico “sì” sempre più tardi e intanto si conferma location perfetta per il turismo matrimoniale internazionale
I dati dell’Istat dipingono un quadro familiare italiano profondamente mutato, dove il matrimonio rimane un momento importante nella vita, ma non più prioritario. Sempre più rimandato, spesso preceduto da convivenze, e sempre più frequentemente celebrato in forma civile. Un dato su tutti: nel 2024 sono stati celebrati 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto all’anno precedente. Un calo che continua senza sosta da quarant’anni, con la sola eccezione del periodo post-pandemico quando molte coppie hanno recuperato le nozze rinviate. Il Mezzogiorno registra la flessione più netta con l’8,3%, il Centro scende del 5%, mentre il Nord tiene leggermente meglio con il 4,3%. Una situazione che non è solo frutto del mutamento dei modelli culturali.
L’amore può attendere: l’età media delle nozze continua a salire
I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 peraltro confermano la tendenza, indicando un ulteriore calo del 5,9%. Questo continuo rinvio riflette una società dove studiare, formarsi professionalmente e raggiungere la stabilità economica richiedono più tempo. Gli anni della formazione universitaria si sono allungati, l’ingresso nel mondo del lavoro è diventato più complesso, e la permanenza nella famiglia di origine si protrae. Secondo l’indagine dell’Istat sulla vita quotidiana del 2024, il 63,3% dei giovani rimane nella casa familiare fino alla soglia dei 35 anni, una percentuale in aumento rispetto al 61,2% del 2012. Questo fenomeno ha effetti a cascata su tutte le scelte successive, compresa quella di formare una propria famiglia attraverso il matrimonio. Del resto nel 2024 il 56,9% degli uomini si è sposato entro i 34 anni, contro il 63,0% registrato nel 2019. Per le donne la contrazione è ancora più evidente, passando dal 76,0% al 69,9%.
Il matrimonio civile vince sul religioso: l’Italia cambia volto
Un altro grande cambiamento riguarda il tipo di celebrazione. Nel 2024, il 61,3% dei matrimoni è stato celebrato con rito civile, percentuale in crescita rispetto al 58,9% dell’anno precedente. Il rito religioso, un tempo dominante nella tradizione italiana, arretra visibilmente con un calo dell’11,4% rispetto al 2023. Il rito civile è ormai egemone per le seconde nozze (95,1% dei casi) dove spesso rappresenta l’unica scelta possibile dal punto di vista religioso. Ma è notevolmente diffuso anche nei matrimoni dove almeno uno sposo è straniero, raggiungendo il 91,8%. Interessante osservare che il rito civile avanza anche tra i primi matrimoni, dove nel 2024 raggiunge il 50,2%, anche se rimane meno frequente (43,7%) quando entrambi gli sposi sono italiani. La geografia non è neutrale in questa scelta: nel Mezzogiorno il matrimonio civile raggiunge solo il 26,0%, mentre nel Nord arriva al 58,5%. Una differenza che rispecchia diverse culture territoriali e diversi gradi di laicizzazione della società italiana.
Meglio convivere: la rivoluzione degli ultimi vent’anni
Dietro la diminuzione dei matrimoni c’è l’esplosione delle convivenze che si sono quasi quadruplicate tra il biennio 2000-2001 e il biennio 2023-2024, passando da circa 440.000 a oltre un milione e 700.000 coppie. È un cambiamento antropologico di straordinaria portata, che riflette come il matrimonio non sia più considerato l’unico modo per vivere una relazione duratura e costruire una famiglia. Per molti giovani la convivenza non è più una tappa provvisoria verso il matrimonio, ma una scelta consapevole e stabile. Può accompagnare una relazione tutta la vita, o può costituire una fase preliminare in cui le coppie si conoscono meglio prima di eventualmente celebrare le nozze. Questo mutamento culturale è progressivo e costante, alimentato soprattutto dalle unioni tra persone che non hanno mai contratto precedenti matrimoni.
Le seconde nozze: l’amore cerca una seconda chance
Nel 2024 si sono celebrate 42.784 seconde o successive nozze, con un calo del 3,5% rispetto all’anno precedente. Questi matrimoni rappresentano il 24,7% di tutte le celebrazioni, una quota in lieve crescita rispetto al 24,1% del 2023. Le seconde nozze riflettono una realtà moderna dove la fine di un matrimonio non significa la fine della possibilità di amare e di convivere con un nuovo partner. Interessante notare che tra gli sposi dai 50 anni in poi, il 51,6% ha alle spalle un divorzio, mentre il 6,3% era vedovo. Per le spose, le percentuali sono di poco inferiori ma seguono lo stesso andamento. Sono dati che dimostrano come nella fascia d’età dei cinquantenni e oltre, l’esperienza di un matrimonio precedente sia tutt’altro che rara. Molte di queste persone trovano nella convivenza una forma di relazione più leggera e consapevole rispetto a una eventuale formalizzazione attraverso un nuovo matrimonio.
L’Italia location di lusso per il matrimonio degli stranieri
Un aspetto che emerge dai dati Istat è il ruolo dell’Italia come destinazione per matrimoni di coppie straniere. Nel 2024 si sono celebrati 3.378 matrimoni tra sposi entrambi stranieri e non residenti, quasi il 2% di tutti i matrimoni celebrati in Italia. È il cosiddetto “turismo matrimoniale”, un fenomeno che sfrutta il fascino paesaggistico, storico e culturale del nostro Paese come cornice per uno dei momenti più importanti della vita di una coppia. Questo dato mette in luce come l’Italia conservi un forte appeal internazionale. Coppie di cittadini provenienti da Paesi a sviluppo economico avanzato scelgono il nostro territorio per celebrare le loro nozze, probabilmente attratti dalla bellezza dei paesaggi, dalle possibilità di celebrazioni in location storiche e dal fascino della tradizione italiana. La pandemia aveva fortemente ostacolato questo fenomeno, che nei tre anni successivi è ripreso gradualmente, consolidandosi nel 2024.
Il regime patrimoniale: separazione sempre più diffusa
Accanto alle scelte sulla forma di celebrazione, cambiano anche le scelte economiche. Nel 2024 il 74,8% dei matrimoni in Italia è stato celebrato in regime di separazione dei beni, una percentuale in crescita rispetto al 74,3% dell’anno precedente. È un indicatore importante di come la società contemporanea affronti l’aspetto economico delle unioni matrimoniali con una mentalità diversa dal passato. Nel 1995 la separazione dei beni era scelta solo nel 40,9% dei casi, nel 2008 nel 62,7%. L’incremento continuo suggerisce una preferenza per mantenere l’indipendenza economica individuale anche all’interno del matrimonio, riflettendo una concezione più moderna e paritaria della relazione.
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