Il “destination wedding” straniero cresce quasi del 20% in un anno. Toscana, Lago di Como e Costiera Amalfitana le mete più ambite. Gli americani guidano la classifica, ma crescono i mercati emergenti dall’Asia e dal Golfo.
Sposarsi in Italia, per un miliardo di ragioni
Più di 16.700 coppie straniere hanno scelto l’Italia nel 2025 per celebrare il proprio matrimonio. Un numero che non è solo una statistica, ma la misura concreta di quanto il Belpaese sia diventato, nel corso degli anni, una destinazione irrinunciabile per chi vuole trasformare il giorno più importante della propria vita in qualcosa di unico.
Il settore del “destination wedding” ha registrato un fatturato complessivo di 1,1 miliardi di euro, con una crescita del 19,6% rispetto all’anno precedente.
Un traguardo storico, presentato lo scorso 18 febbraio scorso a Roma, nel corso della conferenza stampa dedicata al rapporto dell’Osservatorio Destination Wedding in Italy, la ricerca curata dal Centro Studi Turistici di Firenze per conto di Convention Bureau Italia e della sua divisione Italy for Weddings.
All’evento hanno partecipato il ministro del Turismo Daniela Santanchè, l’assessore ai Grandi Eventi, Turismo, Sport e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato, la presidente di Convention Bureau Italia Carlotta Ferrari e il direttore Tobia Salvadori. I numeri parlano anche di 3 milioni di pernottamenti generati dagli sposi stranieri, un dato che rende immediatamente comprensibile l’impatto turistico reale di questo fenomeno sull’intero sistema ricettivo nazionale.
Gli americani ancora in testa, ma l’Asia avanza
Gli Stati Uniti si confermano, con il 31,7% delle richieste totali, il mercato di gran lunga più attivo. A seguire, nell’ordine, il Regno Unito e la Germania, due mercati tradizionalmente legati all’Italia da un rapporto sentimentale profondo. Ma il dato più interessante emerso dall’Osservatorio riguarda le nuove geografie della domanda.
Australia, Canada, Brasile, Emirati Arabi, India e Cina mostrano segnali di crescita che Italy for Weddings sta monitorando con attenzione, costruendo attorno a questi mercati azioni promozionali mirate. L’obiettivo è non dipendere eccessivamente da un’unica area geografica e diversificare la platea delle coppie straniere che scelgono l’Italia. Una strategia di lungo periodo che punta sulla sostenibilità del comparto.
La geografia del sì
La Toscana guida la classifica delle regioni più richieste, con Firenze a fare da locomotiva, seguita da Lombardia, Campania, Piemonte e Sicilia.
Tra le destinazioni specifiche, il Lago di Como, la Costiera Amalfitana e il Chianti occupano stabilmente il podio delle preferenze. È un dato che rivela qualcosa di più profondo rispetto alla semplice popolarità di queste mete: le coppie straniere cercano autenticità, paesaggio, storia. Scelgono borghi medievali, ville di campagna, castelli immersi nel verde e cantine affacciate sui vigneti, preferendo nettamente questi luoghi ai centri urbani affollati. Si tratta di un fenomeno di turismo diffuso che porta valore economico su territori spesso lontani dai grandi circuiti. Il matrimonio, insomma, funziona come vettore di sviluppo locale.
Non a caso, l’Osservatorio segnala anche una tendenza alla destagionalizzazione: l’ultimo trimestre del 2025 ha mostrato un sensibile aumento degli eventi celebrati fuori dalla stagione estiva, confermando che l’Italia riesce ad attrarre coppie tutto l’anno.
Una spesa media a 67mila euro
Quasi la metà delle coppie straniere, il 46,8% del totale, affida l’intera organizzazione a un wedding planner professionista. Un dato significativo, che riflette la complessità logistica di questi eventi e la fiducia crescente nei confronti degli operatori italiani del settore.
Dal punto di vista del rito, la celebrazione simbolica resta la più diffusa, scelta dal 65,4% delle coppie, probabilmente per la maggiore libertà che offre nella scelta della location e nella personalizzazione della cerimonia.
La spesa media per evento ha superato i 67.000 euro, con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente. Un posizionamento alto, che colloca il destination wedding italiano in una fascia premium del mercato internazionale, lontana dal turismo di massa e vicina a quella clientela che cerca qualità, esclusività e cura del dettaglio.
Il wedding “domestico” vale 369 milioni
Accanto al mercato straniero, il rapporto fotografa anche la crescita del cosiddetto Domestic Destination Wedding, ovvero i matrimoni degli italiani celebrati fuori dalla propria regione di residenza. Un segmento che nel 2025 ha generato un fatturato di 369 milioni di euro, in crescita del 6,5%.
Sono stati circa 8.500 gli eventi di questo tipo, con 800.000 persone coinvolte e un budget medio per evento di 43.400 euro. Anche gli italiani, insomma, scelgono sempre più spesso di sposarsi lontano da casa, scoprendo borghi e paesaggi della penisola come scenari privilegiati per una cerimonia indimenticabile. È un mercato parallelo che integra e rafforza l’intero ecosistema del wedding italiano, distribuendo risorse su un’ampia rete di destinazioni. Roma, in questo quadro, registra una crescita del 7,8% rispetto al 2024, con 750 eventi ospitati nel corso dell’anno.
Fare squadra con le istituzioni
Nel corso della presentazione, è stato ribadito che i risultati del 2025 non sono il frutto del caso, ma di una filiera strutturata e di una strategia di promozione internazionale coerente.
Italy for Weddings lavora come punto di coordinamento tra destinazioni e operatori privati, con l’obiettivo di competere sullo scenario globale con una voce sola. L’Osservatorio viene messo a disposizione delle istituzioni come strumento di analisi e governance del fenomeno.
A margine dell’evento è stata lanciata anche una call alle istituzioni locali per avviare approfondimenti territoriali specifici, con il supporto tecnico di Convention Bureau Italia per ottimizzare le politiche di accoglienza. Il dato finale è eloquente: il destination wedding non è più una nicchia, ma un segmento maturo, capace di portare ricchezza in modo capillare su tutto il territorio nazionale, valorizzando le eccellenze italiane su scala internazionale.
© Riproduzione riservata
